La poltrona rende morbido il "celodurismo?"....Mentre i militanti scalciano.
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dal Corriere della Sera 18.09.03
Il popolo leghista insorge sulle riforme «Vittoria di Berlusconi e Roma ladrona»
La protesta va in onda su Radio Padania: questo è l’addio alla nostra indipendenza «Il Senato federale? Sarà pieno di meridionali». «Meno male che c’è il grande Bossi»
Una voce ogni tanto si lancia in disperati appelli del tipo: «Diamo una mano al governo...sempre contro...così non va bene». Ma i più attaccano. «Roma ladrona altro che Roma capitale». Se ne stanno accorgendo i segretari, i deputati e i senatori che l'amaro in bocca stanno captando; pure lo stesso Bossi ha percepito che aria tira in casa sua se è vero, ed è verissimo, che nel cortile del quartiere generale in via Bellerio a Milano, alla vigilia dell'accordo, si è lasciato sfuggire una frase: affrontare i nostri massimalisti questa volta non sarà facile. C'è da scommettere che ci riuscirà. Come sempre. Certo è che fra la valutazione ufficiale o ufficiosa che circola nei vertici («siamo moderatamente soddisfatti») e la valutazione reale che esce da un sommario giro di orizzonte (lo svolge Radio Padania ) la cui unica pretesa è quella di segnalare un orientamento c'è una forte differenza.
Che il governo abbia varato il disegno di legge di riforma costituzionale con il federalismo e la devoluzione, che lo abbia fatto con giusto spreco di infiocchettamenti vabbè. Ma che il Carroccio abbia partecipato e partecipi a una festa simile proprio non va giù. E' un boccone che ancora è lì: duro, durissimo da ingoiare. E così quella che, sulla carta, potrebbe essere una bella vittoria da rivendicare e sventolare rischia di passare, agli occhi del leghista di base, mai domo nel celodurismo, sempre orfano del «né con Roma Polo né con Roma Ulivo» (elezioni 1996), come una sorta di «truffa colossale», di «storica presa in giro», di «orribile messinscena», tanto per usare un po' di frasi raccolte qua e là. Sia chiaro: nessuno o quasi si prende la briga di mettere in discussione Bossi. «Bossi è Bossi». Il padre padrone. Bossi è la Lega. E senza Bossi la Lega non esiste. Sia chiaro: non spirano venti di guerra o di ribaltone. Però il borbottio è molto più di un borbottìo. I padan-bossiani sono inguaribilmente innamorati del loro capo, stanno scaldano i motori per partire alla volta di Venezia (annuale manifestazione di cuori verdi) dove domenica applaudiranno ogni cosa che ascolteranno ma sotto-sotto è un bel passa parola: la riforma non è una riforma. Semmai una «riformicchia». Peggio: una «riforma centralista».
Radio Padania che non si fa riguardo nel mandare in onda le confessioni senza tagli e senza censure della gente che va ai comizi del senatur o che va sul Po o che semplicemente vota per l'Umberto perché «lo sente il più puro fra i puri» (parole circolate ancora ieri), Radio Padania dunque è una bella finestra aperta sullo stato d'animo del leghista, ventiquattro ore dopo che Berlusconi entusiasta, Fini sornione e Bossi sbrigativo hanno battezzato la riforma. Tre microfoni aperti: mattino presto (diluvio di bocciature), mezza mattinata (diluvio di bocciature), pomeriggio (mezzo e mezzo, forse grazie a sapiente opera di persuasione trasversale). Tanto per scrutare che cosa hanno nella testa i padani della prima e della ultima ora. Radio Padania ha sempre raccolto i sogni del Carroccio. Ora ha incamerato voci di dissenso e di irritazione. Tante. Il Senato federale che pure dovrebbe garantire la rappresentanza territoriale non piace perché nel disegno di legge costituzionale una norma gli conferisce il potere di bocciare le leggi già approvate a livello regionale e perché c'è il rischio che la «maggioranza dei parlamentari sia meridionale» (Marco da Milano). Il Capo dello Stato custode dell'interesse nazionale è bocciato, fa inorridire ed «è una baggianata» (Carlo da Vimercate). E poi c'è quel «Roma capitale» che è una specie di decapitazione definitiva del leghismo. «Siamo delle teste di c...se facciamo passare una roba del genere» (Alfio da Treviso).
Matteo Salvini, che è il direttore di Radio Padania sostiene che in questa specie di sondaggio «non vi è il rigore della scientificità» ma ammette che «se tanto mi dà tanto gli umori non volgono al bello». Negarlo? Sarebbe davvero un'impresa ciclopica. Telefonata dal Veneto: «Ci illudiamo...non arriviamo a capo di niente».
Telefonata da Milano (Marisa): «Berlusconi è in politica per difendere i suoi interessi e questa legge gli dà più potere». Telefonata dal Friuli (Fiorella): «Venite a vedere come siamo ridotti a furia di andare dietro al Polo». Ancora dal Veneto: «E' una riforma alla Berlusconi, tutta immagine niente sostanza». Da Mestre esterna Giovanni: «Forza Italia ci prende in giro». Telefonata dal Trentino: «Abbiamo calato le braghe». Ci pensano un militante da Cantù e Luigi da Bergamo a tirare su gli animi. «Se non ci fosse il grande Bossi sarebbe molto peggio». «Abbiamo tollerato per 50 anni, adesso che c'è qualcosa ci lamentiamo...».
Domenica c'è Venezia. E supporter non mancheranno. Bossi li lavorerà ai fianchi per ammorbidirli. Ha confidato: occorre che capiscono che cosa significa conquistare una cosa alla volta. Bella sfida. Per ora il leghista di base ascolta l'elettore di sinistra che a Radio Padania sfotte: «E' una riforma che va bene pure a me».




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