Oggi e' apparsa questa lettera sul "Piccolo" di Trieste, che mi sembra illuminante sulla nostra situazione economica:
PROTEGGERE LA PROPRIA ECONOMIA PER ESSERE LIBERI.
di Federica Seganti
La nuova parola d’ordine nelle economie occidentali è: “Rilanciare i consumi!”. Cosa è successo oggi ai consumatori? Come mai hanno perso il loro ruolo di Clienti capaci di influenzare con le loro scelte l’economia? Come possono permettersi le grandi multinazionali la perdita dei consumatori che aumenta a causa della disoccupazione da loro stessi creata attraverso la delocalizzazione produttiva? Per il loro bene non dovrebbero porre un freno ai licenziamenti?
In realtà la questione è diversa: l’economia di mercato è sostituita ogni giorno di più dall’economia speculativa, costringendo le imprese ad essere sempre più svincolate dai dipendenti e dai consumatori e a dipendere sempre più da investitori virtuali.
Siamo lontani dal consumatore un tempo perno dell’impresa, del commercio, e dunque colui che dettava le regole del mercato. Oggi è il consumatore che deve adeguarsi ai suoi fornitori. Fornitori, o meglio subfornitori terzomondisti, monopolizzati dalle multinazionali. Una volta grazie al loro numero e alla concorrenza, i clienti potevano incentivare la qualità e la varietà dei servizi e dei prodotti, oggi l’uniformità dei prodotti proposti sotto una moltitudine variegata di etichette toglie al consumatore la sua forza: le multinazionali sanno che, su qualunque marca ricada la scelta del consumatore, gli utili verranno a loro.
Ed ecco il paradosso gli utili servano non per competere sui mercati ma per acquisire i concorrenti ristrutturare e razionalizzare i gruppi, e quindi spesso creare nuova disoccupazione, diminuire la concorrenza e al tempo stesso i consumi.
Ma ce di più. Le ristrutturazioni e le razionalizzazioni portano le multinazionali a delocalizzare le loro produzioni in paesi lontani per poter accumulare ulteriori profitti e non certo spinte dalla volontà di aiutare il terzo mondo ed offrire ai consumatori beni a prezzi più bassi. In realtà entro breve saranno i monopolisti mondiali e alla fine decideranno loro il prezzo a scapito di quei consumatori a cui hanno tolto non solo il potere di decidere ma anche il potere d’acquisto e talvolta lo stesso stipendio!
Utopia certo ma con possibili ripercussioni concrete. Le multinazionali decidono senza dover passare attraverso alcun processo democratico, pur coinvolgendo con le loro scelte milioni di consumatori e quindi milioni di cittadini. Gli organismi internazionali (FMI, OCSE, WTO, UE, Banca Mondiale,...) non hanno fondamenti democratici: i loro menbri non vengono eletti, ma reclutati dalle lobbies internazionali. Dicono di occuparsi del bene del mondo ma in realtà sono i moderni colonizzatori che talvolta riescono ad imporre le proprie regole agli stati. Incaricati di badare all’equa ripartizione della ricchezza fra economie più sviluppate e meno sviluppate, sono in realtà incaricati di badare all’equaripartizione della ricchezza fra le lobbies di cui sono emanazione.
Solo i Governi possono ancora, e devono, presidiere ed influenzare il mercato. Solo così potranno salvarci da un simile attentato alla libertà, cioè alla permissività del libero scambio, il quale certamente avrebbe del buono, ma in un mondo le cui popolazioni fossero davvero libere di poter difendere la loro libertà.
Che ve ne pare?
Saluti




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