ROMA La scuola italiana non faccia
passi indietro. Il presidente della
Repubblica, Carlo Azeglio
Ciampi lo ha detto Costituzione
alla mano, Romano Prodi, presidente
della Commissione europea,
lo dice guardando alle previsioni
di investimento per il prossimo
anno. Con la finanziaria
2004, ormai alle porte (alle parti
sociali sarà presentata la prossima
settimana), per l’istruzione italiana,
infatti, si annunciano nuovi
tagli. A dispetto
del piano di
finanziamento
della controriforma
Moratti
appena varato
con grande enfasi
dal governo.
«Otto miliardi
di euro
per l’istruzione
», prometteva
agli italiani
l’annuncio
spot firmato
per l’occasione
dal premier
Berlusconi. Forte
del sostegno
del premier, a
Giulio Tremonti,
Letizia Moratti
ha chiesto
5miliardi di euro:
si sarebbe vista
“concedere”
molto meno di
un quinto
(680milioni di
euro). A fronte
di quali tagli?
Un taglio
che colpisse ad
esempio gli insegnanti
di sostegno
ai disabili,
«sarebbe un
passo indietro
», avverte
Romano Prodi,
che teme evidentemente
possano essere
a rischio per gli
studenti italiani
anche i diritti fondamentali. E
non a torto. È cronaca di questi
giorni, quanto le precedenti finanziarie
abbiano messo a rischio il
diritto a frequentare scuole statali
adeguate, accessibili a tutti e possibilmente
in grado di andare incontro
alle esigenze degli studenti.
«Nel mio istituto quest’anno ci
sono cinque alunni disabili gravi
che avrebbero bisogno di 18 ore
di sostegno, arriviamo ad offrire
solo a due di loro un massimo di
9 ore a settimana», racconta il preside
di una scuola media romana.
Fanno fatica le scuole statali a
mantenere il loro tenore di insegnamento.
Mancano gli insegnanti
(per la prossima finanziaria è
previsto un taglio di almeno altri
non arrivano soldi per mandare
avanti attività ordinarie e meno
ordinarie. E così recupero della
dispersione scolastica, integrazione
degli studenti disabili, inserimento
degli immigrati: tutto
bloccato. «I progetti ci sono, ma i
finanziamenti non arrivano», dicono
i presidi. Molti di quei soldi,
che la finanziaria registra sotto la
voce «fondo per l’ampliamento
dell’offerta formativa» sono rimasti
a viale Trastevere e hanno raggiunto
le scuole sotto forma di
opuscoli per propagandare l’avvio
della riforma
Moratti.
Tredici milioni
di euro se ne sono
andati in
«iniziative finalizzati
alla comunicazione
del processo di
riforma». Mentre
meno di
11milioni di euro,
sulla carta,
sono stati stanziati
per l’integrazione scolastica
degli alunni in situazione di handicap.
Così il governo di centro-destra
finora ha speso i soldi di un
fondo creato durante il precedente
governo per sostenere l’offerta
formativa delle scuole statali e pesantemente
ridotto già nella scorsa
finanziaria. Di 225milioni di euro
(25milioni in meno del 2001),
solo 83milioni quest’anno sono
destinati alle scuole. L’esecutivo si
è dimenticato delle finalità di quella
legge e si è ricordato invece delle
scuole paritarie alle quali ha assegnato
per la prima volta da
quando il fondo è stato creato nel
1997, cinque milioni di euro.
Altro che intert e inglese in
tutte le scuole fin dalla prima elementare.
Con quali soldi? Il decreto
che segna il debutto della riforma
Moratti, varato quindici giorni
fa alla vigilia della finanziaria,
non prevede nemmeno un euro a
copertura delle promesse care a
Berlusconi. Gli unici stanziamenti
sono 12milioni731mila euro,
che il governo spenderà per mandare
a scuola con due mesi di anticipo
qualche migliaio di bambini.
Gli ultimi stanziamenti per portare
internet nelle scuole risalgono
invece al 2001 e derivano dalla
vendita delle licenze Umts: 150
miliardi di lire per la formazione
dei docenti e 180miliardi per computer
e connessioni.
Il governo promette a sostegno
delle controriforma Moratti
otto miliardi di euro. Però c’è un
trucco. I quattro miliardi di euro,
che il piano finanziario individua
come risparmi ottenuti con le precedenti
finanziarie, sono costati
già più di quarantamila posti di
lavoro. Quanti posti di lavoro e
quanti soldi in meno alle scuole
costeranno i quattro miliardi che
Berlusconi promette di trasformare
in internet e inglese?
I costi degli spot.
2001: 2 milioni di €
2002: 7,5 milioni di €
2003: 13 milioni di €
A CHI sono stati pagati? Nelle tasche di CHI sono finiti?




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