....in Usa
New York. Parlare di democrazia nel paese della Democrazia sembra un’enfasi gratuita. Ma non lo è. Soprattutto quando la parola democrazia non resta nell’aria come un angelo custode, ma si concretizza in proposte innovative e con una dimensione ben specifica.
Ecco perché Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, è sbarcato in questi giorni negli Stati Uniti per presentare il suo libro, “Uno shock radicale per il XXI secolo”, e incontrare think-tank, direttori di giornali, membri del dipartimento di Stato, in un viaggio tra New York e Washington.
L’agenda è fitta, la rete di contatti smobilitata è ad ampio raggio. Uno degli incontri più significativi è quello all’American Enterprise Institute, patria dei neocon e uno dei più rispettati think-tank americani, dove rincontrerà lo storico Michael Ledeen, che era venuto in Italia a presentare il suo libro all’inizio dell’estate. Anche in questa occasione la parola d’ordine sarà “democrazia”. La proposta radicale di un’Organizzazione mondiale delle democrazie ha lo scopo di riportare tutti i soggetti politici oggi in campo alle proprie origini, che ruotano appunto intorno al concetto di democrazia e di libertà.
“Come la WTO (Organizzazione del commercio mondiale, ndr) regola gli scambi – dice Capezzone – così la WDO (Organizzazione mondiale della democrazia, ndr) dovrebbe stabilire standard e regole minime di democrazia per poter avere diritti politici a livello internazionale. E’ necessario definire il concetto di democrazia e mettersi d’accordo su che cosa s’intende quando se ne parla”. Il progetto s’inserisce in un più ampio ripensamento del ruolo dell’Onu: “La WDO sarebbe un organo all’interno dell’Onu – continua Capezzone – con il compito specifico di rimettere il concetto di democrazia al centro del pensiero politico internazionale. Le Nazioni Unite sono nate e ancora oggi esistono per garantire e mantenere la democrazia: perché i paesi non democratici dovrebbero restare tali e si devono trovare giustificazioni accettabili allo status quo?”.
La democrazia diventerebbe un lasciapassare per avere voce a livello internazionale: “Nel progetto che propongo, la Libia non potrebbe essere mai a capo della commissione dei Diritti umani”. Nella WDO non ci entra chiunque, ma soltanto chi ha dimostrato sensibilità e apertura verso concetti quali i diritti umani e le libertà individuali, perché “la mera esistenza di un paese non può di per sé garantire il diritto ad avere un’influenza internazionale”.
L’accoglienza americana è stata calda, non solo da parte di molte testate come Commentary, Weekly Standard e Washington Times, ma anche da parte dell’Amministrazione: ricondurre l’Onu alla propria legalità è un obiettivo che sta a cuore a tutti.
Il merito di Capezzone sta nell’aver colto il momento giusto per proporre una redifinizione degli assetti tradizionali: lo status quo è il suo nemico. Non si può quindi non parlare di Europa.
Nel suo libro Capezzone propone un modello federalista europeo – gli Stati Uniti d’Europa –e un ripensamento del suo ruolo politico, ancora più significativo dopo le divergenze che la stanno indebolendo negli ultimi mesi.
Per Capezzone, “il declino dell’Europa è ormai evidente ed è ora che si reagisca in qualche modo: gli Stati Uniti non possono essere sempre il capro espiatorio della sua impotenza. L’immobilismo in cui è caduta, la maniacale tendenza a mantenere lo status quo non sono più soltanto estremamente noiosi, ma anche dannosi”.
E questa è musica per le orecchie americane.
da il Foglio
saluti




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