....alzato minaccioso
Monaco. Non era mai successo prima.
Che cosa? Che un partito vincesse oltre due terzi dei seggi in un Parlamento tedesco (regionale o nazionale).
E’ accaduto domenica alla Csu di Edmund Stoiber, versione bavarese della Cdu, che ha dominato il voto per il rinnovo del Landtag locale.
Con il 60,7 per cento dei suffragi, la Csu ha ottenuto 124 seggi su 180, grazie anche al fatto che i liberaldemocratici della Fdp (2,6) e la lista civica dei Freie Waehler (4) hanno mancato la soglia di sbarramento del 5 per cento. Il partito di Stoiber è cresciuto del 7,8 per cento rispetto al 1998, e si è confermato il più votato da tutte le categorie professionali e gruppi sociali della Baviera. Un trionfo.
Se Stoiber ride, il cancelliere Gerhard Schroede dovrebbe piangere: la sua Spd ha ottenuto il peggior risultato di sempre, con il 19,6 per cento dei voti (meno 9,1 rispetto a cinque anni fa) e 41 seggi al Landtag.
Sono andati meglio i Verdi, saliti dal 5,7 al 7,7 per cento (15 seggi), ma nel contesto di una disfatta della coalizione al governo a Berlino.
Non è difficile spiegare il risultato, in termini politici. La Csu governa bene – lo fa ormai ininterrottamente dal 1957 – e la situazione economica e sociale della Baviera è molto migliore di quella della Bundesrepublik nel suo insieme: lo dicono i dati su occupazione, crescita, export e investimenti. (checchè ne dica areoplanino, ndr).
Molto si è scritto in questi giorni, anche in Italia, sulle peculiarità del modello bavarese, sul carattere misto delle politiche economiche e fiscali adottate, sulla stretta interpenetrazione fra partito, Stato (la Baviera si definisce “Freistaat Bayern”), banche, industria privata e associazioni di interesse. Un modello che la lunga permanenza della Csu al governo ha perfezionato e reso (quasi) inattaccabile – ma con dividendi per (quasi) tutti. Stavolta, tuttavia, ha beneficiato anche del fatto di essere il più visibile oppositore di Schroeder, leader di lotta e di governo, catalizzatore del malcontento nei confronti delle riforme annunciate ma non ancora varate.
Significativo che domenica la Csu abbia raccolto i due terzi dei voti fra i lavoratori salariati, con una spettacolare crescita del 20 per cento dal 1998. Non si tratta della “clientela” più ovvia per i cristiano-sociali (a differenza di agricoltori e lavoratori autonomi), ma colpisce il fatto che la Spd sia scesa al 14 per cento, confermando drammaticamente il carattere ormai quasi soltanto urbano del suo elettorato nella regione. Il gruppo in cui ha raccolto il risultato meno disastroso, infatti, è quello degli impiegati pubblici (27 per cento), e non a caso gli unici successi ottenuti in passato sono stati nei maggiori centri metropolitani (a cominciare da Monaco).
Come spesso succede, la disfatta socialdemocratica è dovuta anche alle astensioni: gli elettori delusi da Schroeder sono insomma rimasti a casa, e infatti la partecipazione al voto è stata abbastanza bassa (57,3 per cento, meno 12,5 rispetto al 1998). Ma non c’è dubbio che fattori locali si sono sommati alla generale disillusione nazionale. I
l povero Franz Maget, capolista regionale Spd, ha pagato per Schroeder, che infatti si è affrettato a esprimergli solidarietà, ribadendo la necessità di insistere sulle riforme. Perseverare diabolicum? Piuttosto, non ci sono alternative, e recedere sarebbe peggio.
Schaeuble for president
Quali le conseguenze del voto bavarese a livello federale? Nulla cambia al Bundesrat, già controllato dall’opposizione. La Cdu-Csu ha però lasciato capire di voler collaborare alle riforme previste da Agenda 2010: ma lo farà alzando la posta e pretendendo che
alcune sue richieste – un documento sarà presentato il 6 ottobre prossimo – siano incorporate nel pacchetto governativo. L’obiettivo è chiaro: far fare a Schroeder le riforme che sono comunque necessarie, farne pagare il prezzo elettorale alla Spd ma valorizzando il proprio senso di responsabilità, ed ereditare nel 2006 un’economia non più appesantita da lacci, lacciuoli e disavanzi.
Un secondo effetto, molto probabilmente, sarà la candidatura di Wolfgang Schaeuble alla presidenza della Repubblica. L’opposizione non ha ancora tutti i numeri necessari per farlo eleggere, di qui a qualche mese, ma riuscirà ora più difficile alla coalizione impedirlo. Nel nome dell’unità per le riforme, potrebbe perfino decidere di accodarsi, dato anche il profilo liberale e riformista dell’ex delfino di Kohl.
Infine, il trionfo di Stoiber dovrebbe far pendere la bilancia interna alla Cdu – nella lotta sotterranea in corso per la candidatura a cancelliere nel 2006 – a favore di Roland Koch, il ministro-presidente dell’Assia. Difficile infatti che Stoiber possa o voglia correre di nuovo contro Schroeder. Ma potrà e vorrà fare il kingmaker, e Koch è un suo solido alleato sul centrodestra del sistema politico tedesco.
Domenica sera, dopo Stoiber, era proprio lui il leader più intervistato dai media, tedeschi e non.
saluti




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