Armaroli: "La sinistra in difficoltà cerca la sponda di Ciampi"
di Ruggiero Capone
Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, è da qualche tempo invocato dall’opposizione come siluratore dei provvedimenti del governo Berlusconi. Per fare luce su questo aspetto, “L’opinione” ha intervistato Paolo Armaroli, ordinario di diritto pubblico comparato alla Facoltà di scienze politiche dell’Università di Genova, membro dell’Associazione italiana costituzionalisti e del Comitato scientifico della “Rassegna parlamentare”, docente presso la Scuola di guerra di Firenze, e dal 1996 al 2001 parlamentare di An. Armaroli ha condotto complesse ricerche sui sistemi elettorali, sul finanziamento dei partiti, sulle forme di governo e sulla struttura e funzionamento dei parlamenti.
Professore gira voce che il Quirinale abbia lanciato segnali al governo perché riveda alcune parti della Finanziaria....
Sono solo voci.
Ma c’è chi dà loro molto peso?
Per me le voci contano zero. Si tratta di vedere cosa deciderà Ciampi. Una bocciatura della Finanziaria equivarrebbe ad un esercizio provvisorio. Nessuno se l’augura. Però debbo notare, come costituzionalista, che un po’ tutti i presidenti, anche quelli che si sono distinti per una non sovraesposizione, tendono nell’ultima parte a diventare interventisti. Anche Francesco Cossiga per cinque anni s’è comportato da sardo-muto, come era solito appellarlo il mio amico Giancarlo Perna, poi negli ultimi due s’è rivelato Picconatore. Non drammatizzerei sul rinvio alla Camere. Dal 1948 ad oggi abbiamo avuto più di 50 rinvii alle Camere, e per ogni tipo di provvedimento.
Per la Finanziaria sarebbe la prima volta?
Per la legge finanziaria debbo riconoscere che sarebbe la prima volta. Il presidente Ciampi ne ha rinviate alcune: ad esempio la legge Gasparri e la legge delega sull’ordinamento giudiziario, anche nota come legge Castelli. E perché sia nell’uno che nell’altro caso c’erano alcuni punti di manifesta incostituzionalità. Ma debbo dire che la Casa delle libertà s’è comportata in maniera ben diversa da alcune maggioranze del passato, che se ne fecero un baffo dei rilievi del Quirinale: infatti erano aduse a riproporre il provvedimento tal e quale alla legge censurata, oppure accoglievano soltanto qualche punto dei tanti censurati. Al contrario la Cdl, sia nel caso della Gasparri e sia nel caso della legge delega dell’ordinamento giudiziario, ha ritenuto di venire incontro alle esigenze del Quirinale.
Perché la sinistra crede d’aver arruolato Ciampi?
Non risponde al vero quanto va dicendo l’opposizione. Sia nel caso della legge Gasparri che della Castelli, il Quirinale non ha affondato nessuna legge, ha solo chiesto piccole modifiche su punti minimali. Indubbiamente sulla storia delle leggi affondate c’è una forte strumentalizzazione da parte di certa stampa asservita alla sinistra, che cerca disperatamente una sponda nel capo dello stato. E non è la prima volta che si verificano di questi tentativi. In questi anni la Gad, l’Ulivo, la Fed, o come si chiamano adesso, hanno deformato più volte le giacche del capo dello stato. E posso solo immaginare il disappunto di Ciampi nel vedersi strattonare di qua e di là.
E se contro la Cdl stesse lavorando la burocrazia quirinalizia?
Il capo dello stato si avvale d’una struttura. L’alta burocrazia del Quirinale, soprattutto nelle persone del segretario generale Gaetano Gifuni, della vice Melina De Caro e del consigliere Salvatore Sechi, dice la propria: ovviamente la decisione finale spetta al presidente della Repubblica. Per il momento non farei della dietrologia. E dico queasto come ex deputato che è ancora ben lieto d’aver votato per Ciampi presidente della Repubblica. Quindi mi auguro che fino alla fine del mandato continui a mantenere una linea di massimo equilibrio, senza mai impugnare il piccone. Del resto un suo interventismo potrebbe essere interpretato come un venire incontro alle istanze d’una opposizione che sa solo dire “no”. Opposizione priva sia d’un leader riconosciuto che d’uno straccio di programma.
Ruggiero Capone
capone@opinione.it




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