Con un’abile colpo di reni, hai sfoderato in tre parole il più alto e concentrato attacco verbale della tua carriera politica. Mai avevo sentito, se non nel lontano 1992, un lessico così pesante e veemente. Il classico parlare della gente comune, che ha ridato tono e orgoglio a coloro i quali hanno sacrificato tutto; affetti, famiglia, e lavoro, per la causa di libertà che il Nord tutto, riteneva a portata di mano. Una nota dolente e poco consona, sei però riuscito a riservarla ai tuoi fratelli Padani, apostrofati per l’occasione “Imbecilli” e colpevoli di votare partiti romani. Questa volta dissento e mi spiace, ma con estrema chiarezza, ti confermo di sentirmi orgoglioso di essere imbecille, anche se non ho partecipato al voto delle elezioni politiche. Dopo aver spedito a casa il primo governo Berlusconi, reo di non volere le riforme, avevi pensato di esserti liberato per sempre, dell’invenzione nata per far fuori la lega. Abbracciata la causa secessionista, che ti ha spinto al 30 % dei consensi al Nord, hai commesso però il grave errore di arringare i Padani dal palco di Venezia, proclamando l’indipendenza della Padania fino alla libertà. I giuramenti sui prati di Pontida, e la fermezza profonda sui concetti “ Chi va a Roma diventa Romano”, “da Roma non si potrà mai cambiare nulla” ,sono parole rimaste scolpite nelle menti Padane. Era inevitabile il 3,9 % alle elezioni politiche, come devastante è stato vedere sconfessare tutti i giuramenti fatti davanti ai Padani. Chi ti conosce, è abituato a vedere il tuo camminare a zig, zag, una caratteristica fisica della tua persona. Nessuno si sarebbe mai aspettato però, che tale caratteristica l’avresti praticata anche in politica. I Padani che imbecilli non sono, fin da quel giorno hanno capito che la loro Lega era morta per sempre. Quella Lega, di cui si sentivano fiduciosi tanto da votarla alla cieca, è stata sostituita da quella di oggi, e gli uomini che la rappresentano, sono stati da te scelti e forgiati per andare a governare il paese. Tu sapevi Umberto, e il più delle volte lo gridavi anche ai tuoi comizi. Hai sempre saputo, che il sistema non riformerà mai se stesso, come sapevi di sconfessare il nobile ideale a cui tutti per anni hanno creduto.