Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Lorem Ipsum

  1. #1
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    Predefinito Lorem Ipsum

    "Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit, sed do eiusmod tempor incididunt ut labore et dolore magna aliqua. Ut enim ad minim veniam, quis nostrud exercitation ullamco laboris nisi ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis aute irure dolor in reprehenderit in voluptate velit esse cillum dolore eu fugiat nulla pariatur. Excepteur sint occaecat cupidatat non proident, sunt in culpa qui officia deserunt mollit anim id est laborum."


    Agli inizio del 1500, agli albori della tecnica di stampa, un ignoto tipografo volle predisporre un esempio di stampa per mostrare la qualità della sua opera.
    Per far si che il lettore non fosse distratto dal testo, ma si concentrasse sulla qualità dei caratteri, decise di comporre con i sui piombi un testo che "sembrasse" verosimile ma fosse privo di senso.
    Probabilmente aveva appena finito di dare alle stampe il "De finibus Bonorum et Malorum" di Cicerone e si ritrovava per mano una pagina già composta di quel popolare (per allora...) trattato filosofico.
    Ne rimescolò a caso i caratteri a gruppi per renderlo illeggibile e stampò così il primo "Lorem Ipsum", "Lipsum" per gli amici.
    Lo "specimen" che ne risultò fu poi adottato largamente nel corso dei secoli come esemplificatore di "font", tanto che anche lo si utilizza ancora oggi per "esemplificare" i font.
    Microsoft, più gigionescamente, almeno nella traduzione italiana, utilizza invece il "Cantami o Diva del Pelide Achille", primo endecasillabo della traduzione dell'Iliade di Vincenzo Monti.

    I testi di tipo "Lorem Ipsum" sono anche utilizzati come segnaposto nelle pagine web in costruzione, tant'è che una ricerca su Googgle fornisce circa 84.000 occorrenze di "Lorem Ipsum", che per una locuzione senza senso è un bel record.

    Quindi se qualcuno ha bisogno di scrivere un post assolutamente senza significato potrà ricorrere all'ottimo "generatore" di "Lorem Ipsum" che si trova in www.lipsum.com, ma attenzione: qualche forumista potrebbe non riconoscere la differenza con i suoi post...

  2. #2
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    sai se c'è un sito che rimescola un testo che dai tu??

  3. #3
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    Originally posted by Pasquin0
    sai se c'è un sito che rimescola un testo che dai tu??
    io non l'ho trovato (a parte quelli che fanno uno scrambling crittografico o ROT13).

    Però forse si fa prima a scriversi uno script (o un programma) che legge un file di testo, memorizza le parole in un array e le riscrive ripescandole a caso dall'array finché non le ha scritte tutte.
    Eventualmente ogni parola può anche subire una permutazione di sillabe per simulare il "Lorem Ipsum" con maggior attendibilità.

  4. #4
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    un sito sarebbe + comodo, ma magari rimescolare le frasi, non le parole, altrimenti non avrebbe nemmeno l'apparenza di un significato.

  5. #5
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    Copiare in un file di testo e salvarlo con nome "mescola.vbs"
    poi basta cliccarlo e dargli i nomi dei file
    (Win98SE o superiore)
    Funziona meglio per la poesia che ha frasi più corte (ci vuole un 'a capo' per considerare finita una frase).

    Codice:
    dim par(9999):' massimo 9999 frasi
    Set fs = CreateObject("Scripting.FileSystemObject")
    Filein = inputbox("Nome file da mescolare") 
    Fileout = inputbox("Nome file mescolato")
    Set Fin = fs.OpenTextFile(Filein, 1, True): 
    Set Fout = fs.OpenTextFile(Fileout, 2, True)
    Do While Fin.AtEndOfStream <> True
    	a = Fin.Readline
    	par(i) = a:i=i+1
    Loop
    Do while j < i
       n = int(rnd*i)
       if par(n) <> "" then a = par(n):par(n)="": Fout.writeline a:j=j+1
    Loop
    msgbox("Fatto!")
    L'infinito di Leopardi dopo il "trattamento":

    Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
    Odo stormir tra queste piante, io quello
    Spazio di là da quella, e sovrumani
    E le morte stagioni, e la presente
    Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
    E viva, e 'l suon di lei. Così tra questa
    Io nel pensier mi fingo, ove per poco
    Silenzi, e profondissima quiete
    E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.
    Infinità s'annega il pensier mio:
    Il cor non si spaura. E come il vento
    Infinito silenzio a questa voce
    Ma sedendo e mirando, interminato
    E questa siepe, che da tanta parte
    De l'ultimo orizzonte il guardo esclude.

  6. #6
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    bravo, nell'attesa che io sia operativo prova qualcosa di Dante,
    suggerirei il brano di Caronte.

  7. #7
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    INFERNO CANTO III

    ciò che si vuole, e più non dimandare».
    ch'i' sappia quali sono, e qual costume
    Allor con li occhi vergognosi e bassi,
    Caccianli i ciel per non esser men belli,
    ch'alcuna gloria i rei avrebber d'elli».
    Poi si ritrasser tutte quante insieme,
    per me si va ne l'etterno dolore,
    l'umana spezie e 'l loco e 'l tempo e 'l seme
    batte col remo qualunque s'adagia.
    Quinci fuor quete le lanose gote
    Dinanzi a me non fuor cose create
    che morte tanta n'avesse disfatta.
    Così sen vanno su per l'onda bruna,
    ch'attende ciascun uom che Dio non teme.
    non ragioniam di lor, ma guarda e passa».
    tremò sì forte, che de lo spavento
    e avanti che sien di là discese,
    se non etterne, e io etterno duro.
    Finito questo, la buia campagna
    misericordia e giustizia li sdegna:
    per ch'io dissi: «Maestro, or mi concedi
    di lor semenza e di lor nascimenti.
    infino al fiume del parlar mi trassi.
    Questi sciaurati, che mai non fur vivi,
    né lo profondo inferno li riceve,
    Non isperate mai veder lo cielo:
    pàrtiti da cotesti che son morti».
    che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.
    de li angeli che non furon ribelli
    l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo
    la qual mi vinse ciascun sentimento;
    e pronti sono a trapassar lo rio,
    E io ch'avea d'error la testa cinta,
    vuolsi così colà dove si puote
    che balenò una luce vermiglia
    Ed elli a me: «Questo misero modo
    ogne viltà convien che qui sia morta.
    e caddi come l'uom cui sonno piglia.
    verrai a piaggia, non qui, per passare:
    per me si va tra la perduta gente.
    «Qui si convien lasciare ogne sospetto;
    Caron dimonio, con occhi di bragia,
    né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
    E io, che riguardai, vidi una 'nsegna
    e dietro le venìa sì lunga tratta
    Quivi sospiri, pianti e alti guai
    risonavan per l'aere sanza stelle,
    E tu che se' costì, anima viva,
    di gente, ch'i' non averei creduto
    Rispuose: «Dicerolti molto breve.
    ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo.
    sempre in quell'aura sanza tempo tinta,
    parole di dolore, accenti d'ira,
    temendo no 'l mio dir li fosse grave,
    vid'io scritte al sommo d'una porta;
    a Dio spiacenti e a' nemici sui.
    forte piangendo, a la riva malvagia
    sì che la tema si volve in disio.
    i' vegno per menarvi a l'altra riva
    vidi e conobbi l'ombra di colui
    quando noi fermerem li nostri passi
    ché la divina giustizia li sprona,
    vede a la terra tutte le sue spoglie,
    Giustizia mosse il mio alto fattore:
    le fa di trapassar parer sì pronte,
    più lieve legno convien che ti porti».
    da fastidiosi vermi era ricolto.
    E poi ch'a riguardar oltre mi diedi,
    Fama di loro il mondo esser non lassa;
    Mischiate sono a quel cattivo coro
    Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate".
    che d'ogne posa mi parea indegna;
    Elle rigavan lor di sangue il volto,
    erano ignudi e stimolati molto
    tegnon l'anime triste di coloro
    e però, se Caron di te si lagna,
    Ma poi che vide ch'io non mi partiva,
    Bestemmiavano Dio e lor parenti,
    Ed ecco verso noi venir per nave
    Questi non hanno speranza di morte
    c'hanno perduto il ben de l'intelletto».
    Per me si va ne la città dolente,
    per ch'io: «Maestro, il senso lor m'è duro».
    voci alte e fioche, e suon di man con elle
    che questa era la setta d'i cattivi,
    mi mise dentro a le segrete cose.
    Quinci non passa mai anima buona;
    Ed elli a me, come persona accorta:
    per ch'io al cominciar ne lagrimai.
    Incontanente intesi e certo fui
    fecemi la divina podestate,
    a lor, che lamentar li fa sì forte?».
    dissi: «Maestro, che è quel ch'i' odo?
    da mosconi e da vespe ch'eran ivi.
    e la lor cieca vita è tanto bassa,
    Noi siam venuti al loco ov'i' t'ho detto
    che 'nvidiosi son d'ogne altra sorte.
    come la rena quando turbo spira.
    com'io discerno per lo fioco lume».
    gittansi di quel lito ad una ad una,
    che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.
    che, mischiato di lagrime, a' lor piedi
    Diverse lingue, orribili favelle,
    Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
    «Figliuol mio», disse 'l maestro cortese,
    anche di qua nuova schiera s'auna.
    E 'l duca lui: «Caron, non ti crucciare:
    ratto che 'nteser le parole crude.
    gridando: «Guai a voi, anime prave!
    loro accennando, tutte le raccoglie;
    facevano un tumulto, il qual s'aggira
    che tu vedrai le genti dolorose
    al nocchier de la livida palude,
    tutti convegnon qui d'ogne paese:
    Ma quell'anime, ch'eran lasse e nude,
    ben puoi sapere omai che 'l suo dir suona».
    La terra lagrimosa diede vento,
    E poi che la sua mano a la mia puose
    vidi genti a la riva d'un gran fiume;
    la mente di sudore ancor mi bagna.
    Ed elli a me: «Le cose ti fier conte
    che fece per viltade il gran rifiuto.
    «quelli che muoion ne l'ira di Dio
    e che gent'è che par nel duol sì vinta?».
    che girando correva tanto ratta,
    cangiar colore e dibattero i denti,
    similemente il mal seme d'Adamo
    E io: «Maestro, che è tanto greve
    per cenni come augel per suo richiamo.
    Come d'autunno si levan le foglie
    con lieto volto, ond'io mi confortai,
    su la trista riviera d'Acheronte».
    disse: «Per altra via, per altri porti
    un vecchio, bianco per antico pelo,
    Queste parole di colore oscuro
    la somma sapienza e 'l primo amore.

 

 

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