....Ferrara?
Mica male. Ieri sera Berlusconi è stato breve, semplice, chiaro, pacato e anche coraggioso.
Infatti una riforma delle pensioni molto graduale, e con qualche timidezza nei suoi meccanismi interni, è già destinata a scatenare divisioni sociali profonde e contraccolpi sindacali sul modello classico, quello ostruzionistico, già sperimentato con l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
L’impressione è che stavolta i demagoghi che affilano le unghie per graffiare avranno qualche difficoltà a convincere gli italiani della necessità di lasciare le cose come stanno.
Il Cav. non è stato nemmeno paternalista, ha preferito la professionalità politica al carisma, non ha fatto il gigione, e ha menzionato le analoghe riforme europee dei governi di centro destra e di centro sinistra, ponendo la questione con competenza tecnica ed esponendola senza allarmismi, senza attaccare pregiudizialmente l’opposizione, con un fare e un rigore da uomo di Stato.
Era doveroso parlare al paese di una faccenda che riguarda praticamente ciascuna singola famiglia, e farlo dalla tribuna più esposta e visibile delle reti unificate Rai.
Sarebbe stato doveroso un po’ di contegno anche da un’opposizione che ha invece subito assunto i toni inciprigniti della rissa, contestando al titolare di Palazzo Chigi un diritto che ha molti precedenti, anche recenti.
Sarà un po’ complicato per una coalizione che ha in Romano Prodi il suo potenziale leader scatenarsi contro la riforma delle pensioni, piuttosto leggera ma entro certi limiti efficace, varata dal governo Berlusconi. Sarà difficile perché la Commissione di Bruxelles esige addirittura che questo tipo di riforme strutturali siano varate nell’ambito della zona dell’euro, e sappiamo chi è a capo di quella Commissione.
Ma la cosa più interessante è stato lo stile del discorso.
Dopo un’estate di mattane e narcisismi da parte di tutto il centro destra, compreso il suo capo, si è visto finalmente un atto di governo e di comunicazione politica da paese normale, da paese serio. Su queste basi, se confermate nell’azione politica di qui alla fine della legislatura, il governo può recuperare quella parte di credibilità che lo scompaginamento dei partiti e delle personalità della coalizione gli ha fatto perdere, e Berlusconi può riprendere in mano la leadership effettiva della maggioranza e dell’esecutivo.
La legge di bilancio non è entusiasmante, tutt’altro, ma se sapranno resistere alla trappola dello sciopero generale e alle faziosità e demagogie di un’opposizione fin qui incapace di costruire una vera alternativa, coloro che sono stati eletti per governare nel maggio del 2001 potranno fare non già una rivoluzione liberale, che pare rinviata nel tempo, ma almeno un buon lavoro.
saluti




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