....all'Ulivo
Che il problema delle pensioni andasse ancora affrontato Romano Prodi se lo sentì ripetere pochi mesi dopo la riforma del 1997 con cui, accelerando il regime di transizione della Dini e alzando i requisiti di anzianità nel settore pubblico, il suo governo si era presentato all’appuntamento dell’euro.
Fu il solito Antonio Fazio, prima del Consiglio europeo di Birmingham del 1998, a dare la doccia fredda all’allora premier dell’Ulivo.
A Bruxelles su questa materia Prodi è diventato inappuntabile.
La Commissione, fin dall’inizio del suo mandato, fece della “riforma e sostenibilità dei sistemi previdenziali dei paesi membri” uno dei punti qualificanti del Libro Bianco in vista del Consiglio di Lisbona in cui, nella primavera 2000, l’Unione si diede l’obiettivo di divenire al 2010 l’area economica più dinamica del pianeta.
Da allora gli interventi a sostegno di riforme della previdenza “eque e sostenibili” non si contano. Tanto che nel suo fascicolo dell’inverno 2002 la storica “Socialist Review” britannica riservò un attacco in piena regola di Solomon Hughes contro quel “moderno malthusiano” di Prodi, che ci ricorda ogni settimana che sempre meno lavoratori pagheranno sempre più pensioni corrisposte fino a un’inevitabile crack, ma come si rivelarono sbagliate le previsioni di Malthus nel 19° secolo così si dimostreranno le sue”.
Tra le tante iniziative bruxellesi l’appello alle riforme consegnatogli con tanto di cerimonia ufficiale e pubblico apprezzamento di Prodi il 14 febbraio 2000 dal vicepresidente dell’European Roundtable of Enterpreneurs, Carlo De Benedetti.
Nel marzo 2003 si è giunti a un primo Joint Report di Commissione e Consiglio europeo sui problemi previdenziali, aggiornato all’ultimo Consiglio europeo degli Affari sociali presieduto qualche settimana fa da Roberto Maroni.
Continua a chiedere a ogni paese di dotarsi di sistemi in linea con le proiezioni demografiche e la sostenibilità finanziaria.
saluti




Rispondi Citando