La Consulta boccia le norme di Lunardi e sulle antenne

E due. La seconda tegola arriva sulla testa del ministro
Gasparri subito dopo il voto della Camera. La
corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale
per eccesso di delega l'intero decreto legislativo 198
del 2002, che contiene «disposizione volte ad accelerare
le realizzazioni di infrastrutture di telecomunicazioni
strategiche per la modernizzazione e lo
sviluppo del Paese». La decisione è stata presa durante
l'esame dei ricorsi, per gran parte respinti,
proposti dalle Regioni, sulla «legge obiettivo», n.
443 del 2001.
Il decreto dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale
stabiliva procedure uguali su tutto il
territorio nazionale per le autorizzazioni delle installazione
di infrastrutture di telecomunicazione,
con il sistema del silenzio assenso. Un sistema di
accelerazione delle procedure, insomma, forzando
la mano dei comuni, che dovrebbero concedere le
autorizzazioni per l'installazione di reti e antenne,
demandando a una apposita Conferenza dei Servizi
le decisioni più contestate. Come se l’installazione
di un’antenna fosse la costruzione di un’autostrada
o di un acquedotto.
I criteri della delega, spiega la Corte costituzionale,
confermano che i decreti legislativi dovevano definire
un quadro normativo finalizzato alla celere
realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti
individuati a mezzo di un programma. Ma
«di tale programma - fa osservare la Corte - non vi
è alcuna menzione nel decreto legislativo impugnato,
il quale al contrario prevede che i soggetti interessati
alla installazione delle infrastrutture siano
abilitati ad agire in assenza di un atto che identifichi
previamente, con il concorso regionale, le opere
da realizzare e sulla scorta di un mero piano di
investimenti delle diverse società concessionari».
«Prima o poi i nodi vengono al pettine - dice
Franco Bassanini, senatore Ds e ex ministro - dopo
la sconfitta di Tremonti sulle Fondazioni, ora l’incostituzionalità
in blocco del decreto Gasparri. Un
governo e una maggioranza che si credevano onnipotenti,
che interpretavano il mandato elettorale
come autorizzazione a infischiarsene della Costituzione
e dele leggi, ora sono costretti a fare i conti
con il principio di legalità e con lo stato di diritto.
La Corte ha svelato l'imbroglio dei finti federalisti e
ha spuntato le armi del neocentralismo della destra
». «Lo avevamo detto in Senato - spiega Sauro
Turroni, vicepresidente della commissione ambiente
del Senato - il decreto andava oltre la delega
concessa dal Parlamento e violava le prerogative di
Comuni e Regioni, sia sulla pianificazione urbanistica
sia sulle autorizzazioni per le antenne. Gasparri
aveva fatto il consueto favore alle società che
usano impianti di Tlc ed aveva addirittura stabilito
che i cittadini e i comitati civici che avessero agito
contro l'installazione degli impianti per tutelare la
loro salute sarebbero stati chiamati a rispondere
per danni provocati alle imprese di telefonia».
Gasparri però ci riprova. «Il nuovo Codice
delle Comunicazioni Elettroniche, varato dal governo
nel luglio, recependo le direttive europee, definisce
in un quadro organico le procedure amministrative
per gli impianti di telecomunicazioni, definiti
opere di urbanizzazione primaria. I Comuni
possono concordare con gli operatori la localizzazione
degli impianti e quindi anche delle antenne
sulla base di una programmazione. La procedura
operativa è già stata definita a livello tecnico tra il
Ministero delle Comunicazioni, l'Anci e gli operatori
ed è in attesa di approvazione del Consiglio
Nazionale dell'Anci».