....l'Istat
La nostra bilancia del commercio con l’estero che nel primo semestre aveva registrato un grosso deficit, in luglio ha avuto un surplus di 2,7 miliardi di euro. Ciò ha permesso di ridurre il deficit dei sette mesi a 1,6 miliardi di euro.
In agosto vi è un nuovo saldo attivo di 1,8 miliardi. Così, nei primi otto mesi la bilancia commerciale italiana registra un segno positivo, sia pure piccolo. Ciò nonostante l’euro forte col dollaro, lo yuan cinese sottovalutato del 40 per cento, la depressione economica europea e la ripresa americana ancora incerta.
I dati destagionalizzati mostrano inoltre che le esportazioni di luglio sono aumentate del 5,2 per cento rispetto a giugno e quelle d’agosto hanno ancora guadagnato l’1,9 per cento su luglio. Anche le importazioni sono in aumento, in parte perché nel nostro export poi rientrano molte materie prime e semilavorati importati. Ma in parte, verosimilmente, perché l’economia italiana va meglio di quello che le statistiche ufficiali facciano credere. In luglio le importazioni, nei dati destagionalizzati, sono aumentate del 3,6 per cento sul mese precedente e in agosto dell’1,2 per cento. In totale un aumento bimestrale del 4,8 per cento contro il 7,1 dell’export.
Questa crescita non combacia con i dati sulla produzione industriale rilevati dall’Istat. Va presa come atto di fede la spiegazione che ne danno l’Istat e la Confindustria, cui piace pianger miseria: cioè che s’ è attinto alle scorte. Ma mentre emerge questa ripresa dell’export, si registra negli stessi mesi un aumento del consumo d’elettricità. E per un altro atto di fede, dovremmo credere che sia stato causato solo dall’uso dei condizionatori. E c’è anche un aumento d’occupazione, che una economia stagnante non dovrebbe poter registrare.
All’euro forte i nostri esportatori hanno in parte reagito limando i prezzi: che sono scesi, in moneta europea, mediamente del 2 per cento. Ciò è stato possibile per il diminuito costo delle importazioni in euro. Ma l’euro è aumentato molto di più del 2 per cento sul dollaro. Ciò significa che il made in Italy riesce a mantenersi competitivo anche con aumenti dei prezzi in dollari. Il che contrasta con la tesi dell’economia italiana in declino.
O no?
saluti




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