....sotto assedio: prima Napoli, ora Palermo
Palermo. Tutti contro tutti. Pubblici ministeri contro procuratore capo, aggiunti contro sostituti, sostituti contro sostituti, aggiunti contro aggiunti. Verdi contro verdi, Magistratura indipendente contro Verdi e Magistratura democratica, avvocati contro giudici. Documenti contro documenti. Documenti veri e documenti presunti, fantasma.
A Palermo, da un anno a questa parte, da quando si è cominciato a parlare di mandare via dalla Direzione antimafia Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato – usciti solo nelle scorse settimane – la Procura diretta da Piero Grasso si è trasformata in un’assemblea permanente, che sforna documenti politici, lettere, contestazioni e tazebao.
Ma andiamo con ordine. La circolazione delle notizie.
Grasso, ex giudice antimafia, amico di Falcone, è oggi accusato di essere nemico della “circolazione interna delle notizie” (che da quando non circolano all’interno della Procura non circolano nemmeno all’esterno) e soprattutto di aver scelto come proprio braccio destro un magistrato, Giuseppe Pignatone.
Un bersaglio fisso della sinistra “caselliana” (ma soprattutto dei pentiti di mafia) sul quale si è indagato per due volte a Caltanissetta e per altrettante al Csm. Tutto è finito con archiviazioni – che hanno riguardato pure Guido Lo Forte, ex “gemello” di Pignatone ma questo non basta, ai rivoltosi di Palermo.
A loro avviso, il procuratore aggiunto ha colpe imprescrittibili: non era amico di Falcone, è “mascariato” e pertanto è “inopportuno” che coordini le inchieste sulla mafia della città.
Inchieste che, per inciso, per dieci anni sono state gestite, senza alcuna polemica, dall’altro “mascariato”, Guido Lo Forte, appunto.
Pignatone, in realtà, è “inopportuno” perché ha tolto il posto a Sergio Lari, “verde”, molto vicino a uno dei leader della contestazione, Gioacchino Natoli. Quest’ultimo, da ex membro del Csm, è rientrato a Palermo come semplice sostituto e tra sei mesi dovrà pure lui lasciare la direzione antimafia.
Documento permanente.
Ce ne sono di tutti i tipi. Da quando, lunedì 22 settembre, è scoppiato il “caso Palermo”, con le polemiche dimissioni di Natoli dalla Dda, sono stati presentati cinque documenti:
il primo riguarda la richiesta di audizione al Consiglio superiore della magistratura, proposta da 14 tra sostituti e aggiunti, la maggior parte dei quali appartengono al gruppo che fa la fronda a Grasso. Dall’iniziativa però si sono dissociati altri dieci pubblici ministeri, che hanno interpretato il documento come un tentativo di delegittimazione del capo. Anna Palma, uno dei quattro aggiunti inseriti da Grasso nel nuovo vertice antimafia, era stata convinta ad aderire al documento “dei 14”: le avevano detto che Grasso era d’accordo. Subito dopo però (quando si dice: la circolazione delle notizie) l’Ansa aveva battuto un dispaccio sulla sua adesione. Sorpresa da se stessa, la Palma ha ritirato l’adesione e ha inviato al Csm una richiesta di audizione personale.
Il terzo documento.
Come l’araba fenice, tutti ne parlano ma nessuno sa che cosa contenga né dove sia. Dovrebbe esprimere solidarietà a Natoli e all’altro sostituto Massimo Russo, contro i quali, al Csm, i consiglieri laici della Casa delle Libertà hanno proposto l’apertura di un procedimento disciplinare: con le loro dichiarazioni, avrebbero delegittimato Grasso e l’intera procura.
Coloro che lo hanno redatto, tre giovani pm, continuano a cercare adesioni in tutto il distretto giudiziario (Palermo, Agrigento e Trapani), ma finora hanno raccolto ben poco, una ventina di firme su circa 300 magistrati in servizio. Gli altri due documenti comprendono osservazioni alla proposta di riorganizzazione della Procura e della Dda, varata da Grasso con le “tabelle”: uno è firmato da 11 pm del partito anti-Grasso; l’altro dai tre aggiunti Palma, Lari e Alfredo Morvillo, cognato di Giovanni Falcone.
Assemblea permanente.
Lunedì scorso, in questa assemblea permanente che è il Palazzo di Giustizia di Palermo, c’è stata una riunione con il segretario nazionale dei Verdi Armando Spataro. Perché la guerra intestina alla Procura è in realtà una guerra interna ai Movimenti riuniti, dei quali fanno parte quasi tutti i protagonisti: Grasso, Natoli, Lari, Morvillo, Palma, Russo, più vari “rivoltosi”, mentre il segretario distrettuale, Maurizio De Lucia, è invece col procuratore. Davanti a Spataro si è raggiunta un’intesa di massima: se il Csm dirà che la riorganizzazione dell’ufficio, proposta da Grasso, va bene, i dissidenti dovranno cedere le armi. La stessa cosa, se saranno bocciate le sue tabelle, dovrà fare Grasso. Un patto, per il quale Spataro (ex della Dda di Milano, oggi all’antiterrorismo) si è proposto come garante.
Per protestare contro i nemici di Grasso e Pignatone, ieri si è riunita invece la corrente di Magistratura indipendente. Ma niente documenti: “è ora di attendere in silenzio le decisioni del Csm”.
saluti e.....buon lavoro




Rispondi Citando