È un'infame calunnia che i politici siano pregiudizialmente ostili alla magistratura e ipersensibili alla privacy. L'altro giorno per esempio
Ma, soprattutto, la Procura di Brescia non si tocca. Se qualcuno, in questi anni, avesse applicato al procuratore Giancarlo Tarquini, che la regge da oltre dieci anni, le stesse categorie usate per i suoi colleghi di Milano, Palermo, Torino, Potenza, gli uffici giudiziari bresciani sarebbero visitati quotidianamente dagl'ispettori ministeriali. Invece, per loro fortuna, godono di una sorta di extraterritorialità politico-mediatica. Se Borrelli, Davigo, Colombo, Boccassini, Caselli, Ingroia, Lo Forte, Scarpinato, Spataro, Woodcock hanno la sventura di vedersi prosciogliere un indagato (magari per prescrizione), apriti ciclo: c'è subito chi grida all'«errore giudiziario». In realtà le assoluzioni e le archiviazioni sono fatti fisiologici: le indagini e i processi si fanno apposta per stabilire se un sospettato è colpevole o innocente, non per condannare tutti gli indagati. L'errore giudiziario è lo scambio di persona, l'indagine e magari l'arresto di uno che non c'entra nulla, scambiato per un altro o tirato in ballo da un calunniatore preso per buono.
Ora, la Procura del dottor Tarquini ha una certa dimestichezza in materia. A Brescia, Borrelli fu iscritto in pochi anni per 319 volte sul registro degli indagati; Di Pietro «soltanto» 64 volte, Davigo 36, Colombo e Boccassini una ventina. Risultato: non solo nessuna condanna, ma neppure un rinvio a giudizio. Per il noto criminale Di Pietro, il celebre pm bresciano Fabio Salamone sguinzagliò un plotone di finanzieri per perquisirgli 68 siti, compreso il pozzo di Montenero di Bisaccia, alla ricerca del suo presunto «tesoro» miliardario che naturalmente non esisteva. Nel 2003 la Procura di Brescia avviò un'altra mega-inchiesta su Gherardo Colombo e Ilda Boccassini, accusati dagli amici di Previti di tenere segreto un fascicolo segreto. Dopo due anni di duro lavoro e studi approfonditi, i Tarquini boys giunsero a una conclusione sconvolgente: un fascicolo segreto è segreto, dunque non è reato nasconderlo, ma divulgarlo. Eppure, nel martirologio delle «vittime di errori giudiziari», Di Pietro, Colombo, Boccassini & C. non figurano mai. E nella lista delle Procure che perseguitano gl'innocenti, Brescia non compare mai.
Figurarsi se può interessare un caso come quello di Bonini. Del resto, grazie all'Espresso, si sapeva da un anno che all'ombra di Telecom era nata una centrale d'intercettazioni illegali con la complicità di alti dirigenti del Sismi: quella appena finita in carcere a Milano. Risultato: il Parlamento, grazie al sen. Polito Margherito, ha avviato un'indagine sulle intercettazioni disposte dai magistrati, cioè su quelle legali e costituzionali. E il governo sta varando una legge per limitarle e vietarne la pubblicazione. La morale è semplice: le uniche intercettazioni consentite sono quelle illegali e la privacy vale solo per i delinquenti.
La procura di Brescia è quella tanto amata da Bellachioma.
C'era qualcosa da dire anche sulla procura di Roma ma lo posterò domani.




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