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Discussione: La fine di Fini

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    Predefinito La fine di Fini

    L'on. Fini e quel segno del destino



    7 ottobre 1571: un dipinto che celebra il "Trionfo della Provvidenza", cioè la grande vittoria delle flotte della Lega Santa (cui aderirono anche Genova, Venezia e il Duca di Savoia) sull'invasore musulmano

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    7 OTTOBRE, LO STESSO GIORNO DELLA BATTAGLIA DI LEPANTO
    «È incredibile che le aperture di Fini all'immigrazione siano venute proprio il 7 ottobre, giorno in cui cade la ricorrenza della battaglia, della vittoria di Lepanto, quando la flotta padana e pontificia sconfissero il musulmano nella più grande battaglia navale della storia». Lo sottolinea il vice presidente del Senato e coordinatore delle Segreterie della Lega Nord, sen. Roberto Calderoli. «Da allora, per volontà del Pontefice Pio V, le campane di tutte le chiese suonano ogni giorno a mezzogiorno a memoria imperitura di quella grande e fondamentale vittoria. Fini e Follini ascoltino quelle campane che hanno suonato anche l'altro ieri proprio mentre loro rilasciavano dichiarazioni di apertura ad un mondo che, per fortuna nostra e di tutto il mondo occidentale, fu sconfitto in quella battaglia».
    Il sen. Calderoli ha ragione: molti purtroppo non sanno (poiché ben poche scuole lo insegnano), o hanno dimenticato, la ragione per cui ogni giorno a mezzogiorno suonano le campane delle chiese, nelle città, nelle campagne, nei piccoli paesi, dovunque ci sia una chiesa e un campanile. E la gente che sa e che crede, ascolta, china il capo, fa il segno della croce, pronuncia una preghiera, si ferma per un attimo in raccoglimento, ascolta quel suono festoso e ne trae nuovo vigore e una grande forza interiore.
    Quelle campane di mezzogiorno suonano in segno di giubilo, per volontà del Papa Pio V, da quel 7 ottobre 1571, il giorno fausto e benedetto in cui la Lega Santa vinse la Battaglia di Lepanto, la più grande battaglia navale della storia, e fermò i musulmani che volevano invadere la nostra terra.
    Pio V fu un grande Papa, un Papa padano nato a Boscomarengo, in provincia di Alessandria, nel 1504, da una nobile famiglia di origine bolognese, i Ghislieri. Fu il Pontefice della lotta contro l'eresia in Germania e in Francia, dove inviò un corpo di armati pontifici a combattere i protestanti contribuendo alla deposizione della regina anglicana Elisabetta I d'Inghilterra. Pio V emanò inoltre il catechismo tridentino, che è alla base di tutti i catechismi dell'ordine cattolico. Non solo, ma confermò, decretò e rese perenne la Santa Messa in latino e il rito romano antico. Ma soprattutto si battè contro l'Islam e indisse la crociata contro i turchi, sconfitti proprio a Lepanto.
    La Lega Santa era composta dalle flotte padane di Venezia, Genova e del Duca di Savoia, insieme a quelle del Papa, di Filippo II di Spagna, dell'Ordine di Malta.
    Sette ottobre, dunque. Che strana coincidenza, che segno del destino!
    Martedì 7 ottobre del 2003, quattrocentotrentadue anni dopo la storica e decisiva vittoria di Lepanto, proprio verso mezzogiorno, proprio in coincidenza col suono delle campane, il vicepremier Gianfranco Fini ha fatto la sua sparata a favore degli extracomunitari, ha fatto la sua clamorosa giravolta.
    I segni del destino, le date della storia, le ricorrenze, non vanno trascurate, non vanno sottovalutate, hanno sempre un grande significato intrinseco ed estrinseco.
    Fini ascolti le campane di giubilo che ogni giorno a mezzogiorno, anche a Roma, nella "sua" Roma, suonano a distesa. E ogni volta in cui sente il suono delle campane pensi ai Padani cristiani, coloro che nella storia hanno sempre avuto il compito e soprattutto il merito di sconfiggere, di fermare, di arginare i musulmani.
    C'è un'altra data che conferma la forza, il coraggio, il sacrificio, la missione, il destino riservato ai padani per arginare la marmaglia musulmana: quella dell'11 settembre 1683. Per la seconda volta, centododici anni dopo la vittoria di Lepanto, toccò ancora ai Padani, ai Lancieri Padani ricacciare il musulmano invasore che teneva d'assedio Vienna e tentava di sfondare per espandersi in tutta Europa. Toccò al coraggio dei settemila lancieri padani, a quegli uomini senza paura, fronteggiare l'orda selvaggia in un sanguinoso corpo a corpo in campo aperto fino a far entrare i loro ferri nelle costole del turco invasore e a ricacciarlo per sempre. Sempre la Padania, dunque: vero Scudo d'Europa contro il musulmano. E ancor oggi lo è, il suo destino è questo.
    Ebbene, Fini deve tener conto che il suo tentativo di apertura indiscriminata e le sue parole sono arrivate proprio - segno del destino - nello stesso giorno in cui ricorreva la battaglia, la vittoria di Lepanto. Fini si è messo contro la storia, si è messo contro il destino. E il destino non perdona. Mai.
    Il destino ha voluto giocargli un brutto tiro. Ed è un segno inquietante poiché il destino è la storia, appartiene ad essa, si amalgama con essa, diventa storia, fa parte della storia. Chi non ascolta il suono di quelle campane di mezzogiorno, chi non conosce il significato di quelle note di giubilo, chi non conosce la storia, ha inevitabilmente il destino contro. Chi si mette contro il destino, chi si mette contro la storia, chi non tiene conto dei segni del destino, è destinato a un solo risultato: il fallimento.


    [Data pubblicazione: 09/10/2003]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Il premier: Fini straparla
    Berlusconi: dare il voto agli immigrati? Non è nel programma


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    YALTA (UCRAINA) - Dopo le polemiche per le dichiarazioni di Gianfranco Fini sulla possibilità di dare il voto agli immigrati alle elezioni amministrative, ieri Silvio Berlusconi, dopo 24 ore, si è consegnato ai giornalisti che l'hanno seguito in Ucraina e ha subito stroncato la proposta del presidente di An: «Non è nel programma».
    Il premier ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche alternando il bastone e la carota, l'ottimismo alla preoccupazione e cercando di dare la sensazione che tutto si risolverà ancora una volta, «come già fatto in passato», con il suo rientro in Italia. «La coalizione è compatta su valori fondamentali», ha spiegato Berlusconi dopo aver dribblato la domanda dei giornalisti sulla necessità di una verifica interna. Certo, «poi ci possono essere le richieste di questa o di quella forza politica... con il buonsenso vedremo di far sì che tutto possa combinare in una unità d'azione».
    Fin qui la carota; ma il presidente del Consiglio ha usato anche il bastone contro Fini. Primo: del tema evocato dal vicepremier «non si è mai parlato» e soprattutto «non è compreso nei piani del governo». Secondo: non ci sono alternative alla convivenza con la Lega e quindi «la coalizione non ha modo di non essere compatta». Tirare troppo la corda «sarebbe una prova di irresponsabilità che certamente nessuno ha in testa». Terzo e ultimo paletto: non appena tornato a Roma avvierò nuovamente un'opera di mediazione, visto che «il mio compito è anche quello di tenere compatta la coalizione», ma mi spenderò sempre e solo se la discussione si terrà all'interno «del buonsenso». Parlerà quindi con Fini e con «i consueti toni cordiali», ha precisato. Sono stati per Berlusconi due giorni difficili quelli passati a Yalta. Martedì Berlusconi ha dovuto anche gestire l'irritazione provocatagli dalla lettura delle dichiarazioni di Fini che, come ben sapeva fin dalla mattina, avrebbero aperto un nuovo fronte all'interno della Cdl, Forza Italia compresa. Forse anche per questo il premier è scomparso martedì sera a Yalta modificando il programma previsto e lasciando in attesa i giornalisti fino a tarda notte. Ieri mattina, dopo la lettura dei giornali e altre telefonate, si è spostato nella Dacia di Zorya per l'ultimo appuntamento in terra ucraina. Inevitabile la domanda sulla possibilità di dare il voto agli immigrati e abolire le quote. «Personalmente non ci ho mai messo la testa», ha replicato Berlusconi lasciando capire che si è trattato di un fulmine a ciel sereno. Ma «parlerò con Gianfranco Fini», ha aggiunto conciliante, «perchè il mio compito è quello di tenere tutto insieme». Meno conciliante si è mostrato il premier quando gli è stato chiesto se si fosse trattata di una «provocazione» di Fini contro Bossi: «Io penso che bisogna realizzare il nostro programma di governo, quindi su questo percorso sono intenzionato a proseguire». Ma nel piano di governo il voto agli immigrati non c'è. Berlusconi, quindi, zittisce il vicepremier Fini e mostra di essere in sintonia con il Carroccio.
    «Ci sono tanti altri problemi più urgenti da affrontare che riguardano gli immigrati». Così il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, risponde ai giornalisti che gli chiedono se è d'accordo sull' idea di far votare gli immigrati alle elezioni amministrative. Maroni ricorda: «C'è un articolo della Costituzione, il 48, che stabilisce il diritto di voto per i cittadini italiani. Se si vuol dare il voto agli immigrati bisogna cambiare la Costituzione». Ai giornalisti che gli ricordavano che a suo tempo aveva parlato della possibilità di far votare gli immigrati, Maroni nega ricordando che alla università Bocconi aveva detto solo «un'assoluta ovvietà: chi diventa cittadino italiano acquisisce anche il diritto a votare». «La nostra posizione - sottolinea il ministro leghista - è che solo ai cittadini italiani, così come prevede la Costituzione, sia dato il diritto di voto. C'è già una legge che disciplina l'ottenimento della cittadinanza italiana e ci sono dei cittadini extracomunitari che sono diventati italiani e ora hanno acquisito il diritto a votare».
    «Comunque - ribadisce Maroni - ci sono tanti altri problemi più urgenti anche solo rimanendo nell'ambito dei cittadini extracomunitari». «Insomma -aggiunge il ministro - ci sono tanti altri problemi prima di parlare del tema del diritto di voto. Ci sono tutti i problemi dei cittadini italiani, quali l'inflazione, il caro-vita, le pensioni... Di questo mi pare ci dobbiamo occupare prima di ogni altra cosa».
    Alla fine, sottolinea Maroni, la proposta di Fini «colpisce il suo stesso elettorato, non certo quello della Lega». «Non si tratta di un attacco a Bossi; ho parlato con un importante esponente di An che si è detto rammaricato dall'uscita di Fini perchè colpisce l'elettorato di An». Viceversa la Lega «su questo terreno ha delle salde convinzioni. Fini dunque non danneggia la Lega e i suoi elettori».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Il capogruppo della Lega svela i progetti finiani
    CÈ: IL PRESIDENTE DI AN VUOLE UNA CDL CON MASTELLA


    Igor Iezzi
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    «Una proposta masochista e disastrosa. Masochista per An, che rischia di perdere tutti i suoi elettori, e disastrosa per il Paese. L'obiettivo è quello di sostituire la Lega con Mastella all'interno della Cdl»: così Alessandro Cè, capogruppo della Lega Nord alla Camera, commenta la proposta di concedere il voto agli immigrati lanciata dal presidente di An, Gianfranco Fini.
    Onorevole Cè, quali sono le reali intenzioni di Fini: isolare la Lega, attaccare Berlusconi o rinsaldare il legame con l'Udc?
    «Sicuramente si rinsalda il legame con l'Udc, questa è un'analisi corretta. Ma la proposta di Fini rappresenta anche il tentativo di accreditarsi come possibile leader di un possibile schieramento più ampio rispetto al proprio, alla sua appartenenza attuale. Sta cercando di scavalcare Berlusconi e insidiare, in qualche modo, lo stesso Casini nel ruolo di mediatore fra destra e sinistra. Ma sono entrambi tentativi destinati a fallire. Non si acquisisce credibilità personale, oltretutto distruggendo il consenso all'interno del proprio partito, con operazioni di questo tipo»
    Il Vicepremier, creandosi l'immagine di un leader in doppiopetto, vuole le elezioni anticipate o un governo tecnico senza la Lega e, magari, senza Berlusconi?
    «Senza Berlusconi è difficile, non credo si possa fare un altro governo. Che questo, poi, sia l'ennesimo tentativo di emarginare e di escludere la Lega può essere un'ipotesi verosimile; magari andando a ripescare i Mastella di turno. Io però penso che il risultato sarà disastroso per Alleanza Nazionale. E' un modo di muoversi assolutamente maldestro, che non tiene in considerazione il sentire comune dei cittadini. La considero una manovra completamente sbagliata».
    Quindi, secondo lei, il presidente di An non vuole andare ad elezioni anticipate?
    «Per Fini, l'ipotesi di elezioni anticipate avrebbe un effetto catastrofico. Non si sa più di che pasta è fatto questo partito, diviso fra le varie correnti, alcune di ispirazione nostalgica e altre che si confondono completamente con Forza Italia e con il suo liberalismo. E' un partito che effettivamente non ha più un collante, se poi recide anche le sue radici ideologiche credo che l'elettorato lo punirà duramente».
    Non pensa che Fini corra il rischio di diventare un leader sicuramente più rispettabile tra i mass media e i poteri forti, anche in Europa, ma senza più un partito e degli elettori?
    «Certamente, il rischio è fortissimo, anche perchè Fini non ha ancora capito bene che in questo ruolo Casini è molto più indicato ed è in pole position rispetto a lui»
    Nel governo è sempre più marcato l'asse An-Udc contro la Lega, Berlusconi e Tremonti. O sbaglio?
    «Da un pò di tempo a questa parte lo schema politico che abbiamo di fronte è questo: da una parte chi vuole cambiare e riformare il Paese, dall'altra chi, invece, tenta di frenare e sembra seguire piu che altro logiche di potere. E' chiaro che, sulla questione riforme, la bozza condivisa sembrava aprire un percorso nuovo nel quale si erano trovati gli equilibri. Ma da lì in poi tutte le mosse che hanno fatto sia l'Udc sia An sono andate in direzione opposta: guardare indietro e non cambiare nulla»
    Non è possibile che al centro di tutti i problemi e i dissidi della Cdl ci sia proprio la riforma federale e la devoluzione? Non è pensabile che alcune forze politiche proprio non vogliano cambiare il Paese?
    «Sì, sicuramente. Nonostante quella riforma sia ufficialmente condivisa da An e Udc, continua a rappresentare per loro un problema perchè cambia completamente i meccanismi di governo del Paese e, conseguentemente, i meccanismi di raccolta del consenso. Con la riforma federale non vale più l'assistenzialismo a pioggia, non vale più il consociativismo, non vale più il centralismo. Cambiano completamente le regole e questo ingenera nei partiti che hanno avuto questi concetti come loro punto di riferimento grossi problemi».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Speroni: «Non sono affatto stupito, una volta cantavano "Faccetta nera, sarai romana"»


    I. I.
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    ROMA - «Non sono molto stupito per l'uscita di Fini sugli immigrati che, probabilmente, in gioventù come molti altri del suo disciolto Msi cantava: "Faccetta nera ti porteremo a Roma. Faccetta nera sarai romana". Ovviamente senza diritto di voto, perchè allora nessuno votava. Però, la matrice è sempre quella: portare qui gli extra comunitari ante litteram». L'europarlamentare della Lega Francesco Speroni, che è anche capo di gabinetto del ministro per le Riforme e leader del Carroccio Umberto Bossi, ha commentato così la proposta del vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini di concedere il diritto di voto agli immigrati. Di fronte alle proposte del presidente di An, il Carroccio, più sensibile alle richieste dei cittadini che alle sirene della sinistra, ha reagito con un fuoco di sbarramento: i giovani del Movimento Universitario Padano hanno annunciato che non faranno mai alleanze negli Atenei con i ragazzi di An; a Milano sono pronti 3000 manifesti con la scritta "voto agli immigrati? No grazie"; in Liguria e a Trieste gli esponenti leghisti sono pronti a ridiscutere l'alleanza con An; in Lombardia i padani hanno preparato una mozione contro la proposta di An; dal Piemonte si è alzato un coro di no.
    «Viene da domandarsi con la sua proposta a chi strizzi l'occhio l'onorevole Fini, se al Partito popolare europeo o piuttosto a quello socialista»: questo l'interrogativo che si è posto Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord, a Bruxelles. Perchè la proposta di dare il voto agli immigrati, secondo Borghezio, è propria «solo del Pse e dell'estrema sinistra. La puntuale e ferma presa di posizione del presidente Berlusconi che ha troncato la proposta anomala di Fini - ha concluso - è perfettamente in linea non solo con il programma della Cdl ma con lo stesso orientamento espresso dal Ppe al parlamento europeo».
    Dalla Lega Nord Piemont arriva un coro di critiche alla proposta del presidente di An Gianfranco Fini sul voto agli immigrati: «E' improponibile - ha detto Roberto Cota, presidente del consiglio regionale e segretario del partito - lanciare idee del genere in modo autonomo e senza confrontarsi con i compagni di coalizione». «A meno che - ha aggiunto Cota - l'obiettivo non sia proprio quello di spaccare l'alleanza. Ma il risultato sarà, invece, quello di spaccare ulteriormente la stessa An e di perdere consensi». Oreste Rossi, capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale ha accusato Fini di «avere tradito il suo elettorato e la stessa ragion d'essere del suo partito: il concetto di patria e nazione» Chiediamo ufficialmente - ha proseguito Rossi - che i dirigenti del gruppo regionale di An si esprimano su quale sia la loro posizione a livello locale. Ricordiamo che fu proprio An, insieme alla Lega Nord, a dare battaglia quando analoga posizione fu assunta dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino». Ancora più pesante è il giudizio di Mario Demichela, segretario provinciale torinese della Lega Nord: «Il vicepremier - ha sostenuto - da buon servo sciocco recita la parte del provocatore, facendo il lavoro sporco che i suoi amici dai guanti bianchi non vogliono fare, con l'intento di compromettere la stabilità del governo e, magari, portare la Lega a uscire dalla maggioranza. Ma Fini ha fatto male i suoi conti: la Lega va avanti per la via delle riforme, più determinata che mai».
    Secondo l'onorevole Gianfranco Pagliarini «Fini, assieme a molti membri della sinistra propone di modificare l'articolo 48 della Costituzione mettendo sullo stesso piano, per le amministrative, i cittadini e i residenti». Ma «tra le due cose c'è un'enorme differenza».
    Anche la Lega del Friuli Venezia Giulia attacca Gianfranco Fini. «Sono sconcertato - ha affermato in una nota il commissario regionale nonchè consigliere regionale della Lega Nord, Fulvio Follegot - per le parole del vicepresidente del Consiglio».
    «Vorremmo sapere da che parte sta An», ha proseguito Follegot, se «con la Lega Nord e i diritti dei cittadini del Friuli Venezia Giulia, spesso calpestati dall'invasione extracomunitaria, o se dalla parte del centrosinistra e dell'assessore di Rifondazione comunista che vogliono assegnare i contributi per incentiva le nascite anche agli immigrati, decimando la quota di risorse spettante ai nostri concittadini».
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    ''La risposta di Berlusconi e' in sintonia con il 'Carroccio'''
    Immigrati, 'La Padania': ''Fini straparla''
    Fisichella: ''Qualcuno, non la Lega, potrebbe uscire dal governo''. Nania: ''An e' nata grazie ad intuizioni come la sua''

    Il vicepremier Gianfranco Fini
    (foto Infophoto)





    Ecco come hanno reagito gli immigrati

    Immigrati, Lega plaude al 'no' di Berlusconi
    Immigrati, Fini: ''Maturi i tempi per diritto di voto''



    Milano, 9 ott. (Adnkronos) - E' un attacco a tutto campo quello che 'La Padania' rivolge al vicepremier Gianfranco Fini dopo le sue dichiarazioni sul voto agli immigrati. Il giornale della Lega dedica alla polemica ben sei pagine, riportando in primo piano la posizione del premier Silvio Berlusconi: ''Il voto non e' nel programma'', (''risposta -sottolinea il giornale- in sintonia con il Carroccio''). E quella del ministro Maroni: ''Ci sono ben altri problemi piu' urgenti da affrontare''. Deciso il titolo: ''Il premier: Fini straparla''.
    In prima pagina la replica di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie del Carroccio. ''E' incredibile -dice- che le aperture di Fini all'immigrazione siano avvenute proprio il 7 ottobre giorno della ricorrenza della battaglia di Lepanto quando la flotta padana e pontificia sconfissero i musulmani''.
    Il giornale del Carroccio da' anche ampio spazio, una intera pagina, alle reazioni in casa An: c'e' lo ''sconcerto'' di Alessandra Mussolini, ''ma non parlava di sicurezza?''; ''l'accusa'' di Teodoro Buontempo, ''il capo di un partito non puo' muoversi in solitario, deve rispondere a chi lo ha eletto a guida''; e ''l'urgenza di un chiarimento'' segnalata da Romano La Russa, capogruppo di An in regione Lombardia e fratello del coordinatore nazionale Ignazio. C'e anche la presa di posizione del regista Pasquale Squiteri, molto vicino ad An, secondo il quale Fini ''cerca il consenso di Vaticano e comunisti''.
    Ma soprattutto viene riportato ''l'umore nero'' della base di An. ''In Lombardia esplodono le proteste dei militanti di An'' e' il sottotitolo del pezzo che da' conto delle proteste dei militanti contrari al voto agli immigrati e anche dello ''stupore e imbarazzo'' di Viviana Beccalossi, vicepresidente di An nel Consiglio regionale lombardo.
    ''Quella di Fini e' una sfida molto importante, rivolta al suo partito e a tutta la coalizione di centrodestra'' afferma in una conversazione con 'il Riformista' Domenico Fisichella. ''Il carattere della proposta di Fini non e' tattico, ma strategico -afferma il vice presidente del Senato-. Non solo non escludo una crisi di governo, ma ci potrebbe essere qualcuno che uscira' dall'esecutivo. E quel qualcuno potrebbe essere An, non la Lega. Per questo motivo, la reazione interna piu' forte contro Fini e' venuta da quei settori del partito piu' vicini a Forza Italia, come Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Alleanza nazionale uscirebbe, pero', dal governo, non dalla Casa delle liberta'. L'appoggio esterno a un nuovo governo Berlusconi verrebbe in ogni caso garantito''.
    A difesa dell'iniziativa di Fini il presidente dei senatori di An, Domenico Nania. ''An e' nata grazie ad intuizioni di questo tipo: se avessimo fatto un sondaggio nel '93 e '94 sul cambiamento da Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale sarebbero stati tutti contro'' dice Nania.
    Per Gustavo Selva, deputato di An e presidente della commissione esteri della Camera, ''l'intervento di Gianfranco Fini sul diritto di voto agli immigrati rappresenta l'atto piu' importante dopo il primo congresso di Alleanza Nazionale a Fiuggi''. ''Per il suo valore simbolico -dice Selva a Radio Radicale- non tanto per il contenuto della proposta che di per se' non e' di importanza determinante, ma e' strategica perche' vuol dire che An si mette nella scia della migliore cultura europea, cristiana, aprendosi come partito anche a coloro i quali, lavorando onestamente in Italia e pagando le tasse hanno il diritto di votare, in una prima fase per le elezioni amministrative''.
    Anche Alfredo Biondi, vicepresidente della Camera dei Deputati, interviene nel dibattito sulla proposta di voto agli immigrati: ''La condivido a determinate condizioni tutte da verificare ma ritengo che lanciarla in questo momento puo' produrre un effetto boomerang in Alleanza Nazionale e nella Casa delle Liberta'''.
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