A breve Wojtyla morirà.
Attenzione, perchè dall' elezione del prossimo Papa potremo capire tante cose.


A breve Wojtyla morirà.
Attenzione, perchè dall' elezione del prossimo Papa potremo capire tante cose.


Ciao Otto,
io qualche speranza ce l'ho


se dovessero eleggere un papa non-europeo (negroide, meticcio o schifezze del genere), sarebbe la fine della chiesa cattolica.
Per parte mia, abiurerei formalmente.
Ma perchè, il cattolicesimo esiste ancora?


Sembra, da quello che ho sentito, che molto probabilmente (e per fortuna) il prossimo Papa sarà italiano.
In alternativa, o un sudamericano bianco o un asiatico indoeuropeo indiano. Infatti, ho sentito che la chiesa Cattolica, eleggendo un papa asiatico, punterebbe a "conquistare" la simpatia del continente dove è meno diffusa, l'Asia appunto. Oppure, eleggendo papa un ladinos sudamericano, punterebbe a gasare tutti i milioni di ispanici, in funzione antiprotestante (riferita agli Usa). E' tutta una strategia.
Il Papa negro o meticcio lo escludo a priori. I tempi non sono ancora maturi, l'opera distruggitrice di massoni e giudei deve ancora giungere ancora a maturazione....
Prodi For Papa!!!!!!![]()
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Il colore di pelle o la nazionalità del Pontefice non è un problema. I problemi sono altri, e vertono sulla necessità di sconfessare le tesi eretiche del Concilio Vaticano II. Il cattolicesimo non è una religione fondata sulla razza, e quindi sarebbe moralmente doveroso non strumentalizzarlo in tal senso,o ridurlo a "instrumentum regni" di qualche "area". Piuttosto è il potere temporale a dover essere "instrumentum regni" di quello spirituale. Certo, politicamente parlando un Papa nero sarebbe il segno, il simbolo, forse, della volontà di proseguire con lo spirito del Concilio, stante anche la matrice di certa teologia diffusa nelle aree terzomondiste. Ma oltre questa riflessione, per un cattolico, è molto pericoloso spingersi, stante il confine eccessivamente labile fra certa ideologia e gnosticismo.


Dici bene.In origine postato da ZENA
Il colore di pelle o la nazionalità del Pontefice non è un problema. I problemi sono altri, e vertono sulla necessità di sconfessare le tesi eretiche del Concilio Vaticano II. Il cattolicesimo non è una religione fondata sulla razza, e quindi sarebbe moralmente doveroso non strumentalizzarlo in tal senso,o ridurlo a "instrumentum regni" di qualche "area". Piuttosto è il potere temporale a dover essere "instrumentum regni" di quello spirituale. Certo, politicamente parlando un Papa nero sarebbe il segno, il simbolo, forse, della volontà di proseguire con lo spirito del Concilio, stante anche la matrice di certa teologia diffusa nelle aree terzomondiste. Ma oltre questa riflessione, per un cattolico, è molto pericoloso spingersi, stante il confine eccessivamente labile fra certa ideologia e gnosticismo.
Anche se io parlo naturalmente dall' altra parte della barricata.
Ci sono molti che ancora non hanno ben capito che una piena adesione al cattolicesimo è incompatibile con una vera concezione razziale.
Forse è tempo di fare delle scelte chiare.
In ogni caso vedo difficile un ritorno alla Chiesa pre-conciliare.
Il Vaticano mi sembra che per quanto, come arguisce spesso Senatore, rappresenti ancora un ostacolo ai piani dei Giudaismo internazionale, tuttavia con il nuovo Papa attuerà probabilmente una politica di pia condiscendenza ai voleri di Sion.
Staremo a vedere.
Veramente questo non mi pare un problema politico primario. E cmq e' interno al cattolicesimo. Non e' che si possa far dipendere una strategia di rivitalizzazione delle identità culturali dalla posizione che si prende sull'infallibilità del papa o sulla immacolata concezione.In Origine Postato da ZENA
Il colore di pelle o la nazionalità del Pontefice non è un problema. I problemi sono altri, e vertono sulla necessità di sconfessare le tesi eretiche del Concilio Vaticano II.


Non son d'accordo. Sconfessando le proposizioni eretiche del Vaticano II si ricomporrebbe la Tradizione nella sua integrità, con ovvie ripercussioni positive sul piano non solo ecclesiologico, ma anche politico e sociale: verrebbero di nuovo richiamate le coscienze alla retta via, all' "Una Vox",verrebbe sconfessata ogni ambiguità ecumenista e gli uomini riscoprirebbero la dimensione smarrita, restituendo significati autentici all'azione e al legame sociale, alla luce di un Magistero ritrovato nella sua pienezza, nella sua FORMA. Tra l'altro il piano delle identità culturali è indissolubile dal cattolicesimo. In Italia non esiste altra identità religiosa che possa solo vantare non dico simili rapporti di forza, ma anche una lontanamente paragonabile consapevolezza di sé. Solo il cattolicesimo (magari anche attraverso l'ausilio di elementi ad esso originariamente estranei ma con esso riconciliatisi), in particolar modo attraverso l'Eucarestia, ha irrorato di senso l'uomo europeo, aprendolo al Mistero, schiudendogli la dimensione sovrannaturale della Fede e imprimendo in esso il richiamo alla Virtù. E allora, qualora a Dio sia restituita la sua regalità, la politica, l'economia e i costumi saranno di nuovo illuminati dalla legittima "ingerenza" del suo Corpo Mistico. Altro discorso è la scarsa probabilità di una "redenzione" della Chiesa attuale, ma l'attuale e forse futuro stato d'iniquità non esonera certo i cattolici da loro stessi.In origine postato da Mjollnir
Veramente questo non mi pare un problema politico primario. E cmq e' interno al cattolicesimo. Non e' che si possa far dipendere una strategia di rivitalizzazione delle identità culturali dalla posizione che si prende sull'infallibilità del papa o sulla immacolata concezione.