....Nobel per la pace


Il Nobel per la pace del 2003, attribuito a una degnissima avvocatessa iraniana che si batte per i diritti civili in un paese dominato dalla teocrazia, sarà però ricordato per la bocciatura della candidatura di Giovanni Paolo II.
Non solo le indiscrezioni giornalistiche, ma anche qualche inconsueta goffaggine degli ambienti vaticani, avevano messo ai voti la figura del Pontefice, ma il consesso di laici e luterani norvegesi ha dato pollice verso. Ci voleva molta leggerezza per esporre il capo della Chiesa cattolica, così attenta a prendere le misure della vita secolare, alla vanità di una giuria che ovviamente entrerà nella storia per il premio negato piuttosto che per quello attribuito.

Dopo la bocciatura del cristianesimo come radice dell’Europa, sancita da un voto del parlamento di Strasburgo, ora è toccata al Papa. Forse quando Giulio Andreotti ammoniva a non mettere mai Dio in votazione esprimeva un’opinione un po’ cinica, ma come sempre realistica. Il Nobel non avrebbe aggiunto niente all’autorevolezza di un uomo che sarà ricordato come un personaggio chiave del passaggio di secolo.

E’ il premio, e qualche matto di curia, che invece perdono lustro.
E la perdita maggiore è quella del prestigio operativo di qualche collaboratore del Papa. Il carattere provinciale e perbenista di una istituzione come il Nobel, che era stata pensata come universalistica e anticonvenzionale, è noto da tempo.
Dai tempi di Dario Fo.

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O della Deledda?
Chi sono gli imbecilli che hanno presentato la candidatura del Papa al Nobel per la Pace?

Può un Papa chiedere la legittimazione al Nobel?

O gli scandinavi, falsi tonti, hanno fiutato la trappola?
Noi, hanno pensato, proclamiamo il Papa "premio Nobel" e quel grand'uomo poi lo rifiuta.

Sai il casino?

l'articolo è di Ferrara su il Foglio

saluti