Lega scatenata: "Andare a cercare la maggioranza in Parlamento significa non credere nella coalizione". Urso: "L'80% del Paese è d'accordo con la proposta di Fini". Follini: "Il Senatur dimentichi Carlo Magno".
ROMA - Ultimatum e inviti alla tranquillità, minacce di crisi di governo e consensi inaspettati. Non smette di dividere la proposta del vicepremier Gianfranco Fini per concedere il diritto di voto agli immigrati, che da almeno 8 anni sono residenti nel nostro Paese. E se da una parte An e Udc fanno fronte comune e si dicono pronti ad andare in Parlamento "a cercare una maggioranza", dall'altra la Lega Nord capisce che una prospettiva simile accellerebbe i tempi di un rimpasto dell'esecutivo, facendogli forse perdere ministeri importanti.
Per questo Francesco Speroni, capo di gabinetto del ministro delle Riforme Umberto Bossi, minaccia: "Se Fini va avanti, è difficile pensare che il governo possa stare in piedi. Il problema non è tanto la proposta, che per noi è inaccettabile, quanto la dichiarazione di essere disponibile a cercare voti al di fuori della maggioranza se la maggioranza non fosse d' accordo con la proposta. Questa mi sembra la cosa più grave. Potrebbe innescare dei fenomeni, per così dire, di emulazione".
Secondo Speroni, "un conto è una proposta che non è nel programma, ma che se c'é l'accordo all'interno della Casa della Libertà si può fare: la legge Cirami, tanto per dirne una". Ma non è mai successo - aggiunge il braccio destro del Senatur - che un partito della coalizione, non riuscendo a trovare il consenso all'interno, sia andato a "raccattarlo tra i ranghi dell' opposizione". Qualcuno a questo punto potrebbe dire, proponiamo la droga libera e magari si riesce a trovare una maggioranza parlamentare. Ma a questo punto non si vede perché stare insieme, se ognuno può andare a cercare voti al di fuori".
Adolfo Urso, viceministro per le Attività produttive, uomo forte di An, con tranquillità prima spiega che la bozza-Fini, "otterrà in Parlamento non meno dell'80-90% delle convergenze e l'aula, in questo caso, rispecchierà esattamente quella che è l'opinione del Paese", poi prosegue dicendo che "anche all'interno della Lega si trova una larga quota di iscritti allineata con il progetto di Fini. Poi a Speroni manda a dire: "Non trattandosi di un aspetto compreso nei programmi di governo perché relativo a tematiche connesse alla coscienza di ciascuno come, in passato, il divorzio, l'aborto o l'indulto mi sembra un motivo per unire e non dividere". An "non griderà allo scandalo" qualora la Lega non votasse la proposta, ha detto ancora, e quindi, ha precisato, "crediamo allo stesso modo che la Lega non si scandalizzerà se su un argomento che non riguarda il patto di coalizione ci potranno essere posizioni divergenti in Parlamento".
Mario Baccini, sottosegretario agli Esteri, assicura: "La Lega deve stare tranquilla: siamo tutti maggioranza e lei non può fare il passo più lungo della gamba perché questo noi non gli consentiremo". E non è per niente un caso, che in prospettiva rimpasto, Baccini aggiunge: "Che la Lega abbia un rapporto privilegiato con Berlusconi mi sembra sotto gli occhi di tutti, non tanto nelle battute quanto negli atti di governo. Questa cosa deve essere riequilibrata". Ma l'affondo contro i "lumbard" lo segna il segretario dell'Udc, Marco Follini, che arrivando al congresso dei giovani del suo partito, replica alle dichiarazioni di Bossi riportate dai giornali, secondo cui Berlusconi-Carlo Magno dovrebbe "sfoderare lo spadone" e rimettere a posto i baroni ribelli. Follini non ci pensa su due volte e dice: "Non ci sono baroni ribelli, non ci sono spadoni da sguainare, non c'é Carlo Magno: siamo nel 2003 e non nell'800".
Roberto Calderoli, coordinatore delle Segreterie nazionali della Lega Nord e vicepresidente del Senato, replice: "E' vero siamo nel 2003 e non più nell'Ottocento ma spesso la storia tende a riproporsi attraverso personaggi e simboli - ha detto Calderoli - Forse però Follini non vede in Berlusconi un Silvio Magno. Forse non vede o non vuole vedere lo spadone di Alberto da Giussano anche se frequentemente ne sente la punta, forse pensa che i baroni siano solo i portatori di un titolo nobiliare e non già l'accrescitivo di baro, grosso baro, cioé persona che, non rispettando le regole del gioco, disconosce gli accordi presi".
Fini, intanto, dopo aver agitato le acque con una proposta comunque inaspettata, incassa il plauso di Donna Assunta Almirante: "Anche Giorgio l'avrebbe fatto. Bravo Gianfranco. Non capisco perché gli immigrati, a cui è stata data al possibilità di avere una casa e un lavoro In Italia, non dovrebbero poter votare". Donna Assunta non è d'accordo invece sul fatto che la "svolta" del vicepremier sia l'atto politico più importante di Fini dopo Fiuggi. "Non sono d'accordo. Sono convinta che è stata una provocazione. Fini si era stancato di stare zitto di fronte alle intemperanze di Bossi".
(12 OTTOBRE 2003; ORE 14:00 - Ultimo aggiornamento ore 16:05)




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