Rossi: "A vincere non ci si abitua mai. La dedica? Mamma, papà e il team". E poi: "Parlo con la moto, ho visto la luce e cerco sempre sfide nuove..."

SEPANG (Malesia), 12 ottobre 2003 - Prima la difficoltà a raccontare qualcosa che non fosse banale o scontato. Poi, qualche ora dopo, un fiume in piena. Valentino Rossi racconta il suo successo malese, il suo quinto Mondiale, la sua passione. "La gara di Sepang - spiega - è stata meno dura del Mondiale, lungo e stressante. Ho cercato di correre come al solito, anche se all'inizio non era facile mantenere la concentrazione e dimenticare il titolo. Giro dopo giro, però, ho iniziato a prendere più confidenza e sono arrivato alle spalle di Gibernau. Per non ripetere l'errore di Motegi l'ho superato appena possibile, e una volta davanti ho iniziato a spingere più forte che potevo. Ma Sete non ha perso terreno, ho commesso un paio di errori in frenata e si è avvicinato".
Ma alla fine ce l'ha fatta. "Ho vinto gara e titolo, il massimo. Adesso sono cinque Mondiali e ognuno ha un gusto particolare. Rispetto all'anno scorso questo mi dà più soddisfazione: c'erano tantissimi piloti forti, molte moto competitive e il livello era piuttosto alto. Ho iniziato bene, poi sono stato un po' sfortunato come a Le Mans, e in altre occasioni ho commesso qualche errore. Nella parte centrale ho avuto una flessione, ma sia io sia la squadra abbiamo continuato a lavorare bene: sono sempre salito sul podio e ho lottato in ogni gara per la vittoria. Un titolo meritato. A vincere, fortunatamente, non ci si abitua mai, è sempre una grande emozione anche se fatichi a rendertene conto. La dedica del titolo è per tutta la mia squadra, per i giapponesi e gli italiani della Honda, per chi mi sta vicino, e, naturalmente, per mamma e papà".
"Vincere con avversari così forti - prosegue - è davvero gustoso,anche se è sempre più difficile, c'è una grande pressione in ogni gara. Quando ho iniziato c'erano solo i GP di casa così stressanti, mentre adesso non mi posso muovere nel paddock. E' bello, è una grande soddisfazione, significa che sono famoso, ma è anche faticoso. Questa notte non ho dormito moltissimo, i pensieri sono sempre gli stessi, anche se sapevo che era una buona pista per giocarsi il Mondiale. Ma c'è sempre la paura che qualcosa vada male e quando questa mattina ho visto la pioggia ho imprecato, perché ero sicuro di avere un buon vantaggio sull'asciutto, mentre sul bagnato è sempre un'incognita. Con la mia moto ho sempre un rapporto sentimentale, personale e particolare: qualcuno può pensare che sono pazzo, ma io alla moto ci parlo e mi dà gusto avere questa relazione speciale con lei".
"Il Mondiale è stato difficile come me lo aspettavo - aggiunge -, ma non credevo di riuscire a vincere sette gare. Quando ho iniziato a correre non pensavo al futuro e credo che sia stata una cosa positiva, perché fino al primo titolo è stato proprio un gioco. Sognavo di vincere, ma non speravo tanto. Naturalmente ci sarà sempre qualcuno che continuerà a non credere nel mio valore, ma non si può mettere d'accordo tutti, nella vita come nello sport, io più di così non so cosa fare… Faccio il massimo non per dimostrare di essere il più forte, ma per provare a vincere. Ho sempre cercato sfide diverse, perché per rendere al massimo ho bisogno di imparare qualcosa di nuovo; se uno sportivo pensa di essere il più forte del mondo, finisce la magia. La prossima sfida è restare competitivo per altri due anni. Poi si vedrà… Mi piacerebbe guidare qualcos'altro di 'meccanico', ma penso di essere portato più per qualcosa in pista, come potrebbe essere la F.1. Ma non voglio certo esser presuntuoso, prima occorre capire se sono veramente in grado di guidare".
Chiusura tra l'ironico e il polemico, dopo un pensiero alla F.1. "E' un po' strano vincere il Mondiale nello stesso giorno di Schumacher: in fondo abbiamo avuto due stagioni con grandi punti in comune e credo che lui se lo sia meritato, perché ha vinto molto e nei momenti difficili ha tirato fuori la grinta. Alla fine, quando ho tagliato il traguardo, ispirandoci al film 'Blues Brothers', sono stato liberato di prigione e come John Belushi ho visto la luce… A Brno ero stato condannato a vincere, perché dopo quattro gare che non riuscivo a salire sul gradino più alto del podio si parlava di grossa crisi: adesso, credo che sia superata…".