....umano......
La parola d’ordine che ha caratterizzato la Marcia della pace, “via dall’Iraq tutti i militari” è, insieme, utopistica e preoccupante.
Che sia utopistica non c’è bisogno di dimostrarlo. Se le truppe della coalizione abbandonassero Baghdad, il paese diverrebbe preda dell’anarchia e della guerra per bande, come la Somalia, peggio della Somalia.
Alla fine vincerebbe la banda più forte e più armata, con tanti saluti ai sogni democratici e pacifici.
Siccome tutti, anche quelli che hanno sfilato da Perugia ad Assisi, sanno benissimo che le cose stanno così, il fatto che abbiano scelto quello slogan, e molti di loro sinceramente, è davvero preoccupante.
Significa che l’offensiva terroristica, con i pericoli evidenti che fa correre all’umanità, viene rimossa poiché non rientra negli schemi del pacifismo.
Qualcosa del genere accadde quando in nome della pace si negò l’esistenza di un pericolo sovietico, anche da parte di intellettuali che non parteggiavano affatto, almeno consapevolmente, per quel regime.
In questo modo la generosità umanitaria dei pacifisti si volge nel suo contrario. L’idea di lasciar cuocere gli iracheni nel loro brodo, pur sapendo che ciò significa l’avvio di una mattanza senza fine (e di nuovi e più vasti conflitti), è quanto di più cinico ci possa essere. Oggi quel poco di pace, o almeno di contenimento della spirale della violenza terroristica e fondamentalista che è possibile in Iraq, è affidato alla presenza delle truppe della coalizione.
I veri marciatori della pace sono loro.
In Umbria si sono dati appuntamento i "diabolici".
saluti




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