Dimenticata la tregua del Dashain si torna a fare sul "serio" in Nepal. L'escalation delle violenze- 90 morti in 48 ore- fa compiere uno scatto in avanti alla sanguinosa guerriglia verso un conflitto a tutto campo.

Dopo la batosta di domenica, in cui 50 ribelli maoisti hanno perso la vita in uno scontro con l'esercito, i combattenti del libretto rosso sono tornati all'assalto colpendo duramente una base di polizia nell'ovest del Nepal, a Bhaluwang.

Una violenta battaglia che ha lasciato sul terreno 12 agenti e 25 ribelli, secondo le stime della France Press. Due studenti sono morti sotto il fuoco incrociato di maoisti e esercito regolare, altri cinque sono finiti all'ospedali per i "programmi" di rieducazione comunista.

Tuttavia la lotta della guerriglia è a largo raggio, senza esclusioni di colpi e impegnata su più fronti per costringere il monarca Gyananedra a concedere l'istituzione di un'assemblea costituente che decida le sorti politiche del paese.
Ma niente da fare, spiragli e aperture non se ne vedono. E allora da oggi la centrale idroelettrica di Bhote Koshi, nel nord est del Paese, non produce più energia, chiusa per le crescenti pressioni maoiste. Più che pressioni si è trattato di minacce e intimidazioni che, secondo la Bbc, hanno costretto ai dirigenti della BKPC a chiudere la centrale in dieci minuti.
Il Nepal è al collasso economico ed energetico: produce 400 megawatts contro gli 83mila del potenziale delle riserve.
Colpi bassi che stanno piegando il Paese, ma non il governo di Gyanendra che tira dritto sulla linea dura contro i ribelli, rimandando sine die le elezioni tanto attese anche dai partiti di opposizione democratica.

Anche Kathmandu ha perso l'aurea di inviolabilità: dopo gli attentati delle scorse settimane (ben 5 a fine settembre) ieri un uomo è stato freddato da un sospetto ribelle.
Altre esplosioni hanno colpito un autobus nel nordest e due uffici governativi nei villagi di Sankuh, nei pressi della capitale.

Intanto giunge voce attraverso le colonne di Times of India che i maoisti starebbero cercando di creare basi tra le gole e le impervie lande della regione del North Bihar, stato indiano del nord est. Ribelli comunisti indiani e nepalesi si aiutano a vicenda nella lotta contro i rispettivi governi.

Secondo un rapporto della polizia, lungo i 750km di confini porosi tra i due paesi, con i ribelli passerebbero ingenti somme di denaro falso, nonché tonnellate di eroina. Il governo del Bihar sostiene di aver preso tutte le misure necessarie per prevenire l'infiltrazione dei maoisti.

La ribellione maoista è esplosa nel 1996, dopo la delusione dei comunisti alle elezione, paralizzando l'economia e aprendo un conflitto che ha ucciso più di ottomila persone. Una tregua di sette mesi (gennaio-agosto) sembrava aver aperto qualche spiraglio per la pace, ma dalla rotture delle trattative la guerra infuria più che mai con un carico di morte di oltre 500 vittime.