Dalla lettura dei messaggi di chi si oppone a concedere il voto agli immigrati (e all' arrivo degli immigrati in generale) emerge, chiaro e netto per chi sappia leggere tra le righe, il vero motivo di questa contrarietà. Costoro affermano, in buona sostanza, che se si incomincia col dargli il voto finiranno per comandarci tutti imponendoci le loro leggi.
Che fesseria.
La Gran Bretagna ospita molti più musulmani di noi e da più lungo tempo, ma non mi risulta che le donne inglesi portino il velo o che la Mezzaluna riluca dall' alto del Big Ben.
No, la vera ragione è il timore che una parte della classe lavoratrice e della piccolissima borghesia, coloro che non hanno casa né un lavoro, e se li hanno è in modo precario, nutre verso i nuovi arrivati percepiti, seppur solo inconsciamente, come concorrenti nella ricerca e soddisfazione di quei bisogni primari.
E' sempre stato cosi, del resto, in tutti i paesi a più vecchia immigrazione del nostro. I più contrari all' arrivo dei nostri emigranti negli States non furono certo i grassi borghesi wasp (white anglo saxons protestants), bensi quelli che se la passavano comunque male: i cattolicissimi irlandesi, ad esempio, o gli abitanti della Bible belt. I quali sostenevano i nostri connazionali portassero solo delinquenza e malattie. Nel Sudafrica dell' apartheid i più razzisti verso i neri non erano certo i discendenti dei boeri ma gli immigrati europei (greci, italiani, portoghesi) non ancora completamente integrati nell' economia di quel grande paese. Lo stesso vale per l' Australia dove, cessati gli arrivi dall' Europa, l' afflusso di lavoratori dal sudest asiatico ha raggiunto in questi ultimi anni notevoli dimensioni. Anche laggiù, coloro che maggiormente osteggiano questi continui arrivi sono coloro che li han preceduti di qualche lustro, non certo gli australiani di discendenza inglese.
E potrei fare un altra mezza dozzina id esempi similari
In tutti questi casi, come nell' attuale nostro, la vera ragione dell' ostilità verso gli immigrati non era e non è dunque la religione, o la supposta delinquenza, o il colore della pelle bensi la paura di dover competere (per un posto di lavoro, per uno all' asilo nido, per un letto d' ospedale, nella ricerca di un appartamento) con i nuovi arrivati.
Dunque il segnale che, inconsapevolmente, ci lanciano i contrari al voto per gli immigrati è uno di timore.
E siccome nessuno ama confessare pubblicamente di aver paura di qualcosa, eccoli tirare in ballo la difesa delle nostre tradizioni e della nostra cultura. Ma i tapini non sanno, o non vogliono ricordare, che alcuni dei maggiori capolavori esistenti sul nostro suolo sono la testimonianza del passaggio di goti e bizantini, musulmani e spagnoli (per nominarne solo alcuni).
I tapini non sanno, o non vogliono ricordare, che la cultura di un popolo avvizzisce e muore se le manca la linfa vitale che solo la libera circolazione degli uomini e delle idee può garantire.
Quindi la smettano di cianciare di tradizioni e cultura in pericolo.
g.guelfi




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