Giovanni Monastra
Maschera e volto" degli OGM. Fatti e misfatti degli organismi geneticamente modificati
Edizioni Settimo Sigillo
... la scienza brancola nel buio circa gli effetti -nemmeno troppo a lungo termine- delle colture transgeniche, sia nell'organismo umano,
che in quello animale e nei terreni ...
Nel precedente numero, prendendo spunto dal vergognoso caso "telethon" e sempre riferendomi al contesto anti-vivisezione, ho ritenuto utile delineare un rapido accenno alla questione degli OGM (acronimo che sta per Organismi Geneticamente Modificati), in particolare alla produzione di animali geneticamente modificati.
Come un segno del destino, trovo ed acquisto in libreria "Maschera e volto" degli OGM. Fatti e misfatti degli organismi geneticamente modificati di Giovanni Monastra ed edito da Edizioni Settimo Sigillo (novembre 2002).
L'ottima presentazione di Mariano Bizzarri apre un testo che definisco sconcertante e che supera di gran lunga ogni mia immaginazione sul mondo delle bio-tecnologie. Del resto, qualche nauseante particolare lo avevo già espresso con il precedente articolo, che mi ha portata negli stabulari della stregoneria più faustiana e prometeica.
Bizzarri prende spunto da un volumetto di Francesco Bacone, "La nuova Atlantide", pioniere di una società futura (o futuribile), improntata agli ideali quanto mai attuali di una tecnocrazia utopista, dove, grazie allo sviluppo delle conoscenze "scientifiche", i problemi che affliggono l'umanità finiranno con l'essere vittoriosamente risolti.
Ed è proprio da tale insensato ottimismo che si sviluppa la critica radicale non alla scienza -nella sua accezione originaria di conoscenza- ma alla sua esasperazione e deformazione, che la rende arte terrena e profana, spogliandola del suo ruolo ancestrale e riducendola ad una serie di formule magiche atte a risolvere i capricci dell'uomo (e ad appagare il suo sentimento di onnipotenza, tipico del mondo moderno) e ad indurre sempre nuovi bisogni, rendendosi quindi foriera di insofferenza ed infelicità.
II primo capitolo "Dal mondo sacro al mondo profano" si apre su una breve, ma illuminante, descrizione del totale cambiamento -avvenuto negli ultimi secoli, i secoli della ragione- nella visione della Natura da parte del suo più grande parassita: l'uomo.
Se l'uomo tradizionale avvertiva la Natura come Madre e Maestra -colei che indica le strade da percorrere- e come vivente unità armonica e sacra, con l'avvento del razionalismo e dell'utilitarismo, l'uomo moderno (homo economicus) la concepisce come un ammasso senza vita di oggetti materiali da stuprare e, analizzandola con occhio da scienziato, la piega ai suoi scopi o tornaconti.
II primordiale sentimento di riverenza e stupore, finisce paradossalmente proprio quando l'uomo comincia ad avvertirla come amica: nel momento in cui Le si avvicina per scoprirla, egli si rende conto di poterla dominare.
Tale concezione è l'incubatrice di ogni sogno teso alla radicale riformulazione del vivente, alla sua creazione quasi ex-novo, ritenendo del tutto imperfetta, anzi fondamentalmente sbagliata, la sua versione attuale. Monastra, lungi dal predicare un ritorno alle origini -accusa che piace molto agli apprendisti stregoni- auspica una riconversione nell'Idea di Natura da parte dell'uomo, non soltanto per motivi di ordine etico e tradizionale, ma soprattutto perché, come vedremo più avanti, certi processi ormai avviati sono irreversibili; la minaccia è concreta, la posta in gioco è il nostro futuro.
Entrando nel cuore del libro, ci troviamo di fronte ad una trattazione talmente lucida e "scientifica" (Giovanni Monastra è un biologo ricercatore, componente di varie commissioni tecnico-scientifiche presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali) da lasciare ben poco spazio all'immaginazione; lo stesso autore avverte che, nonostante l'argomento sia reso alla portata di tutti, è stato impossibile eliminare alcune parti più ostiche; per questo motivo, è presente anche un glossario.
Ritengo però che l'avvertenza di Monastra sia eccessiva: difficilmente mi è capitato di leggere -considerando l'intrinseca difficoltà degli argomenti trattati- un testo così chiaro, diretto ed esaustivo.
Senza anticipare troppo ai lettori (che spero saranno numerosi), vorrei evidenziare il capitolo in cui l'autore elenca le motivazioni -adottate in ambienti ottusamente favorevoli all'ingegneria genetica- per cui le coltivazioni transgeniche sono da preferire a quelle naturali, analizzandole e distruggendole una ad una.
Solo qualche esempio sui "pro" che rappresentano un vero e proprio cavallo di battaglia per gli alfieri della bio-tecnologia.
Punto di forza di una propaganda, definita dallo stesso autore, ai limiti del lavaggio del cervello, è la pretesa di risolvere, tramite le sementi transgeniche, il problema della fame nei paesi in via di sviluppo; anche la mitica Cuba, ha difatti aperto più che uno spiraglio al governo statunitense riguardo l'immissione degli OGM in agricoltura (vertice FAO 2002); che strano!
I dati raccolti mostrano però una realtà diversa: nel 2001 l'area globale coltivata con OGM è stata di 52,6 milioni di ettari, divisa tra 5,5 milioni di agricoltori in tredici nazioni. Tra il 1996 ed il 2001 l'area coltivata con piantagioni transgeniche è aumentata di trenta volte; sempre nel 2001 due nazioni hanno accentrato il 90% delle colture OGM: gli Stati Uniti (incredibile!), con il 68% del totale, e l'Argentina, con il 22%. Seguono il Canada (6%) e la Cina comunista (3%), la quale ha avuto il più elevato incremento percentuale nel tempo... Interessante notare come le barriere ideologiche cadano in virtù del profitto e del dio denaro (un dio davvero miracoloso).
Le colture più sponsorizzate sono la soia transgenica ed il mais e, come rivela lo stesso autore, tale dato smentisce tutte le menzogne e la melensa retorica terzomondista di certi fautori interessati del transgenico, presentato come la soluzione ottimale per coltivare piante in ambienti desertici o aumentare il contenuto nutrizionale di alimenti di largo consumo nei paesi in via di sviluppo. Invece le piante geneticamente modificate che si sono affermate sono funzionali più che altro a un certo tipo di agricoltura ingegnerizzata e standardizzata, tipica del modello occidentale iperproduttivista, che alcuni vorrebbero imporre al Terzo Mondo. Questo è solo uno degli esempi che dimostrano quanto false e mistificatrici siano le intenzioni delle multinazionali (perché di queste si tratta) del bio-tech.
Altro punto interessante, riguarda la totale fiducia che i sostenitori dell'ingegneria genetica ripongono nelle loro grottesche invenzioni. Anche qui, Monastra dimostra non solo che la scienza brancola nel buio circa gli effetti -nemmeno troppo a lungo termine- delle colture transgeniche, sia nell'organismo umano, che in quello animale e nei terreni, ma, fatto ancor più grave, i pochi scienziati che propongono studi allarmanti -o perlomeno sollevano dubbi- sulle possibili risultanze di tali pratiche, vengono sbeffeggiati, le loro analisi taciute e nessuna contro-ricerca viene avviata, per lo meno per smentirli! Lo stesso identico trattamento che scienziati del calibro di Hans Ruesch hanno dovuto subire nel campo della lotta alla vivisezione.
Solo queste considerazioni basterebbero a far indignare qualunque individuo dotato di una minima attività cerebrale, ma la parte più aberrante di tutto ciò riguarda l'irreversibilità dei processi di ingegnerizzazione delle colture: gli OGM si autoreplicano indipendentemente dall'azione dell'uomo; per la prima volta, con mezzi artificiali molto aggressivi, vengono infrante le barriere poste dalla natura, neutralizzando i meccanismi cellulari che tendono a impedire le contaminazioni genetiche.
Inoltre, gli OGM tendono a dominare gli alimenti naturali (biologici) e a diffondere, come un cancro, i propri pollini, contaminando irrimediabilmente le colture contigue. Come avverte Monastra, se negli Stati Uniti, data la vastità del territorio e la sua differente conformazione, è possibile isolare le colture ingegnerizzate da quelle biologiche, in Italia questo è impossibile! E nemmeno in Europa esistono divisioni naturali come negli Stati Uniti.
Ancora, per chi fra voi si ostina a mangiare carne, sappiate che gli animali da macello vengono nutriti, non solo con farine di cadaveri animali (l'uomo è riuscito a rendere carnivori anche gli animali erbivori!), ma anche con mangimi ottenuti da OGM, i quali innescano un processo che nessuno può prevedere, sia nei loro organismi, che nei vostri.
Infatti per l'intrinseca mutabilità dei geni (sicuramente Monastra lo spiega meglio di me) è impossibile stabilire a priori il tipo di reazione che avverrà all'interno dell'organismo modificato e nei suoi malcapitati, e spesso ignari, ospiti.
Per brevità, ho escluso qualsiasi riferimento ai danni già avvenuti in agricoltura e a quelli già subiti dall'uomo grazie all'uso disinvolto del transgenico e ho anche tralasciato molte interessanti parti sulla concezione di prodotto tipico e sulla arrogante standardizzazione che gli Stati Uniti vogliono imporre a tutto il mondo, ma un paio di esempi di danno accertato, per sadismo, li voglio inserire: nel 2001, la Kraft ha dovuto ritirare dalla circolazione 3 milioni di confezioni dei suoi prodotti, con un danno economico enorme. Quarantaquattro americani, che hanno consumato prodotti contenenti per errore mais destinato alla alimentazione dei maiali e delle vacche, hanno denunciato sintomi quali shock anafilattico, prurito, vomito e diarrea.
In un caso ancor più grave (vedi pag. 73), il dimero (presente a concentrazioni bassissime: inferiore allo 0,1% sul peso totale) ha determinato nel 1989 una nuova sindrome, definita come mialgia eosinofila, che ha causato 36 morti ed un elevato numero di paralisi.
Ma prima di augurarvi buona lettura e buon appetito, devo, purtroppo, evidenziare una macchia in un lavoro che sarebbe altrimenti perfetto. A pag. 74, infatti, l'autore cita alcune ricerche condotte da Arpad Pusztai, stimato scienziato che ha avuto il merito di sollevare molti dubbi sugli OGM e che ha avuto la colpa (a mio avviso e coerentemente con le mie posizioni in materia) di sperimentare su gruppi di animali (ratti, per l'esattezza) le sue intuizioni. Vorrei quindi suggerire a tale signore, che ha anche avuto l'onore di essere allontanato dai suoi laboratori e dai suoi studi, come un vero ribelle, di rivedere il suo approccio scientifico, utilizzando le numerose tecniche -già esistenti e utilizzate da molti autorevoli scienziati- di ricerca in vitro.
Tanto, alla fine, a prescindere da qualsiasi valutazione morale, le cavie siamo sempre e comunque noi umani.
Veget Aryan




Rispondi Citando