Libero
mercoledì 30 ottobre 2002 - Anzitutto, p. 3
Ex ufficiale del Sismi conferma le rivelazioni di Libero: c'è una sinergia
tra estremisti
«SI', IL RISCHIO DI INFILTRAZIONI E' ALTO»
«Anche l'Italia nel mirino. L'obiettivo è l'asse fra Bush, Blair e Berlusconi»
di Dimitri Buffa
ROMA - Massimo Pizza è un generale dei carabinieri ed è stato un alto
ufficiale del Sismi ai tempi dell'ammiraglio Fulvio Martini. Oggi monitora,
assieme al suo collega, il colonnello Antonio d'Andrea, l'infiltrazione
nell'occidente della rete di al-Qaida per conto delle Nazioni Unite in
stretto coordinamento con il comando di Enduring Freedom a Tampa. Ha
accettato di rispondere a alcune domande sui contenuti del dossier "Capua"
pubblicato da "Libero".
«Quel dossier contiene elementi veri ed era ben noto», ammette Pizza «e
rappresenta un'inquietante sinergia fra tre estremismi di diversa origine
ideologica, ma accomunati dal rigetto violento dei valori su cui si fonda
la democrazia occidentale. Che i candidati alla militanza antagonista siano
marxisti, neonazisti o wahhabiti, per i burattinai dell'insurrezionalismo è
del tutto secondario. L'importante è che siano antioccidentali e
antidemocratici per ideologia. È il principio della pacifica coesistenza
fra popoli, etnie e religioni ad essere messo drasticamente in discussione,
mediante il ricorso ad una strategia non convenzionale basata su azioni
suicide. Sarebbe ingenuo pretendere che simili sviluppi teorici colgano
l'intelligence internazionale impreparata, e che le uniche informazioni in
materia siano quelle che giungono in Italia da Israele».
D: Il rapporto dell'Institute for Counter Terrorism è quindi confermato da
fonti analoghe?
«Ciò che gli esperti dell'intelligence israeliana segnalano è noto anche
alle agenzie d'Oltreoceano, come lo sono i nomi di Nada, Himmat e Ghrewati,
di Piccardo, di Mutti, di Martinez, di Galoppini e della Scheidt. L'empasse
della sinistra istituzionale in Italia concede spazi di manovra al
movimento no global, e l'opportunità di radicalizzare lo scontro non può
che far gola a chi ha già colpito a New York, a Bali, e recentemente a
Mosca. In seno all'Unione Europea, il presidente Berlusconi ha schierato
l'Italia come paese più vicino agli Usa e all'Inghilterra nel sostegno
all'alleanza antiterrorismo, ed assieme al primo ministro israeliano Sharon
ha da subito sostenuto la determinazione di Putin nel debellare la rete
cecena del terrorismo manovrato dagli uomini di al-Qaida».
D: Ma c'è pericolo per il nostro paese?
«È normale che i fondamentalisti wahhabiti vogliano oggi far pagare un
prezzo anche all'Italia, specie dopo che a Genova si è visto che la
posizione di un ministro dell'Interno non è inattaccabile. È questa una
delle ragioni per cui la Defence Intelligence Agency (Dia) ha chiesto al
ministro della Difesa Martino di innalzare il livello di allerta sul
pericolo terrorismo in Italia da moderato a rilevante».
D: Quindi tanto dagli Usa che da Israele giungono segnali univoci al Viminale?
«L'Italia continua ad essere nel novero dei possibili obiettivi dei
terroristi, e la mobilitazione dell'ala dura dei no global a Firenze non
farà che indicare come possibili obiettivi le basi Nato in territorio
italiano, viste come simboli eccellenti di quel che già chiamano "l'asse
Bush-Blair-Berlusconi". Se fossero state debitamente valutate, le risorse
dell'intelligence russa parlavano di una strategia di al-Qaida già
sperimentata negli anni precedenti l'11 settembre. Solo che in Cecenia si
aveva di mira la trasformazione di bande di contrabbandieri in
sequestratori di ostaggi e in terroristi suicidi».
D: E in Italia?
«In Italia l'estremismo wahhabita agisce mediante i fratelli musulmani con
investimenti finanziari, con l'import-export, e con il tentativo di creare
una rete di controllo sul sistema di approvvigionamento delle acque
potabili. Di questo gli esperti dell'intelligence internazionale seguitano
con solerzia ad informare i loro colleghi italiani».


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