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La Bolivia al bivio

Autodeterminazione e giustizia sociale o sottomissione all'imperialismo USA?


Cresce ogni giorno il numero dei morti, circa una sessantina (più di un centinaio dall'inizio dell'anno), dovuti alla brutale repressione dei manifestanti da parte dell'esercito, repressione fortemente voluta dal Presidente Gonzalo Sánchez de Lozada (per i boliviani “Goni”), rappresentante in pectore dell'oligarchia boliviana e dell'imperialismo statunitense.

Per sopprimere la protesta popolare, che dalla metà di settembre sta percorrendo tutto il paese (e con particolare intensità nelle città di Warisata, El Alto, Cochabamba e La Paz), la sgangherata coalizione governante (MIR-Movimento di Sinistra Rivoluzionaria, NFR-Nuova Forza Repubblicana, MNR-Movimento Nazionalista Rivoluzionario, ADN-Azione Democratica Nazionalista, UCS-Unione Civica e Solidarietà) non ha esitato ad applicare la “Legge di Sicurezza Cittadina”; fotocopia dell'allora “Legge di Sicurezza dello Stato” applicata in simili frangenti durante la dittatura di Hugo Banzer.

Dopo aver rifiutato qualsiasi dialogo con le organizzazioni sociali, il soprannominato “Presidente assassino” Lozada-Goni (che tra le altre cose parla più correttamente l'inglese del castigliano) in questi giorni ha di fatto sancito lo stato d'assedio. Attualmente, in seguito al ritiro dell'appoggio a Goni da parte del Vice Presidente Carlos Mesa (in rifiuto ai massacri a El Alto), e alla sucessiva rinuncia all'incarico di Ministro per lo Sviluppo di Jorge Torres del MIR (guidato dall'ex Presidente Jaime Paz Zamora), il governo neoliberale è sostenuto solo dall'oligarchia, dall'esercito (con alcuni fermenti interni) e dagli Stati Uniti.

La sollevazione generale è divenuta irrefrenabile quando è divenuto palese che l'unico interesse dell'accolita di Lozada (il cui partito MNR, era in passato, lo storico movimento nazionalista rivoluzionario del presidente Victor Paz Estenssoro 1952-1964; di segno democratico-populista), è la svendita del gas naturale boliviano mediante la già avvenuta privatizzazione del settore estrattivo. Questo mettendo nelle mani delle compagnie petrolifere straniere l'intero processo produttivo del petrolio e del gas mediante multinazionali nordamericane, inglesi e spagnole; con relativo accaparramento del rimanente profitto ad uso della propria oligarchia di cui è parte integrante.

Contro questa depredazione delle riserve di gas naturale della Bolivia (727,2 miliardi di metri cubi stimati nel 2002 - appena inferiori a quelle del Venezuela), si è formata la DNU (Direzione Nazionale Unica) formata da: la COB (Centrale Operaia Boliviana), la CSUTCB (Confederazione sindacale dei Contadini di Bolivia), il MAS (Movimento al Socialismo), lo Stato Maggiore del Popolo, la COD (Centrale Operaia Dipartimentale) e altre organizzazioni di studenti, minatori, impiegati.

La DNU e i suoi dirigenti Jaime Solares (masimo dirigente della COB), Felipe Quispe (segretario della CSTUB e guida del MIP-Movimento Indigeno Pachacuti), Evo Morales (guida del MAS e rappresentante dei cocaleros), Oscar Olivera (portavoce dello Stato Maggiore del Popolo) e Luis Choquetijlla (dirigente della COD), hanno dato vita quindi ad una vera e propria sollevazione dei popoli boliviani mediante scioperi generali ad oltranza e blocchi stradali.

Il gas boliviano: questione sociale e nazionale.

Nel 1996, Gonzalo Sánchez de Lozada che ricopriva il suo primo mandato presidenziale, decise di cambiare completamente la “Legge Nazionale sugli Idrocarburi”. Nel 1997, emise il “Decreto 24806”, con il quale toglieva allo Stato boliviano la proprietà degli idrocarburi. Dopo essere passata ai privati, l'esportazione del gas grezzo attualmente è nelle mani di multinazionali quali la compagnia di trasporto nordamericana Sempra Energy e il consorzio Pacific Lng, oltre alle multinazionali a maggioranza britannica Panamerican Gas, azienda sussidiaria della British Petroleum , British Gas e la compagnia spagnola Repsol -YPF , proprietarie del sito estrattivo “Margarita”. Sin dal 1994 queste compagnie straniere pagano per il gas grezzo un prezzo che è la metà del normale prezzo di mercato e sono l e stesse che gestiscono anche la rete di vendita del gas ai Boliviani che alla fine acquistano, ad un prezzo molto maggiorato, il loro stesso gas. La Bolivia perde, così, l'82% dei guadagni che avrebbe da una gestione diretta delle proprie risorse naturali con conseguenze devastanti per un paese dove il 75% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà, e dove il 20% appartenente alla casta bianca detiene il 54% della ricchezza.

Nelle intenzioni del governo, il gas dovrebbe raggiungere il Messico e la California passando attraverso il porto cileno di Patillos, tolto alla Bolivia nel 1879 dopo la sconfitta nella lunga e sanguinosa guerra con il Cile.

Questa questione geografica è di notevole importanza per due motivi: in primo luogo perché è usata strumentalmente dal governo per mantenere gli attuali vergognosi prezzi di vendita del gas, con il pretesto della distanza chilometrica che questo deve percorrere. Farsa nella farsa, Lozada e la sua accolita di gangsters spiegano ai boliviani che verrà risparmiato del denaro, visto che si è scelta la più vicina costa cilena rispetto a quella peruviana. In secondo luogo perché colpisce fortemente la coscienza nazionale boliviana dove è ancora viva la memoria storica per la guerra boliviano-cilena, dove la Bolivia ha perso tutti i suoi sbocchi al mare; tale evento storico è una ferita ancora aperta ed insanabile che divide ancora oggi i due paesi.

Se ciò non bastasse, le organizzazioni sociali protagoniste dell'odierna sollevazione popolare hanno reso di dominio pubblico il fatto che una buona parte del gas resterà in Cile. Questo é inaccettabile persino per alcuni settori della piccola borghesia e delle forze armate.

Una questione che tocca anche certi aspetti nazionali, ma che in massima parte è una cosciente lotta popolare di giustizia sociale contro il neoliberismo e l'imperialismo nordamericano che attraverso le politiche ricattatrici ed affamatrici del FMI, della Banca Mondiale e l'imposizione incondizionata dell'ALCA intende assoggettare definitivamente il paese per le sue mire espansionistiche e di sfruttamento.

Politiche confermate a Evo Morales (MAS) nel suo viaggio alla fine di settembre a Ginevra, dove funzionari delle Nazioni Unite lo informarono che il governo boliviano sta negoziando un credito di sei milioni di dollari con il Gruppo Consultivo di Parigi, in cambio della vendita del gas, tema che sarà affrontato da una delegazione del governo fra l'8 e il 9 del presente mese di ottobre. In seguito, il senatore del MAS, Filemón Escobar, ha detto che l'informazione ricevuta a Ginevra da Morales coincide con il contenuto del documento che il governo di Sánchez de Lozada inviò al Fondo Monetario Internazionale a settembre di quest'anno, dove si afferma che le negoziazioni per la vendita del gas ad alcune transnazionali sono avanzate. La lettera è firmata dal Ministro delle Finanze, Javier Comboni e dal presidente della Banca Centrale di Bolivia (BCB), Juan Antonio Morales.

L'intervento militare USA in Bolivia

Se l'imperialismo USA si serve di questi organismi finanziari per sottomettere economicamente i paesi del cosiddetto terzo mondo, con il suo costante intervento militare (diretto e indiretto) a sostegno delle oligarchie (e dei relativi eserciti) di questi ultimi, garantisce la perpetuazione delle politiche di sfruttamento di tali organismi. La Bolivia naturalmente non fa eccezione, anzi, nel contesto latinoamericano, storicamente cortile di casa degli USA.

Una informativa dell'ambasciata nordamericana a La Paz (inf. 200-102-857 del marzo 2002), sfuggita al segreto di stato, relazionava dettagliatamente Colin Powel, sui mezzi, sugli uomini e sui fondi forniti dagli Stati Uniti alla Bolivia ( 22 aerei, 1.100 veicoli, 80 mezzi navali, elicotteri, armi di vario genere, apparecchi per le comunicazioni, ispezioni, ubicazioni e contingenti) .

La ECEM - Scuola di Comando e Stado Maggiore di Bolivia con sede a Cochabamba, centro supremo di formazione tecnica e ideologica dell'esercito boliviano, ha tutte le caratteristiche della famigerata Scuola delle Americhe, invenzione statunitense per il dominio sull'America Latina. La ECEM è sotto le dipendenze del Comando Sud degli Stati Uniti a Miami, Florida. In questa sede gli istruttori e i consiglieri militari USA addestrano da un paio di anni i militari boliviani alla contro-insurrezione popolare. Dal 2001 quindi si stanno valutando le conseguenze a lungo termine delle politiche nazionali, mediante un programma informatico statunitense, e le misure conseguenti da prendere; ciò che sta avvenendo ora in Bolivia era già stato preso in considerazione e studiato. A queste simulazioni erano presenti in quantità, anche peruviani e messicani, oltre a rappresentanti del Collegio Interamericano della Difesa (ufficio che ha sede a Washington); ma nonostante l'ampia quantità di dati presi in considerazione, non è stato immaginato lo scenario politico attuale dell'America Latina che rafforza non poco la resitenza e la determinazione delle organizzazioni popolari boliviane. In ogni caso comunque i popoli della Bolivia dovranno aspettarsi una repressione sempre maggiore, gia presa in considerazione in tali simulazioni, che prevedevano misure contro-insurrezzionali del tutto simili a quelle della dittatura di Hugo Banzer Suarez (1971-1978, appoggiato fino al ‘74 dal MNR. Banzer nel 1985 prese la guida del ADN).

Salvare la democrazia e il paese

"L'unica via di uscita è la rinuncia del Presidente, con lui non c'è più niente da negoziare”, ha detto Roberto De la Cruz, dirigente della Centrale Operaia Regionale (COR) di El Alto, la prima organizzazione che dichiarò uno sciopero generale indefinito.

La richiesta di rinuncia del presidente, presentato inizialmente da Jaime Solares, segretario esecutivo della COB, ora è stato sottoscritto da almeno 38 organizzazioni nazionali far le quali ci sono tutti i comitati civici dipartimentali, le centrali operaie, contadine, corporative, dei trasporti, dei maestri, degli universitari, giunte comunali e partiti politici, oltre ad alcuni parlamentari dell'istituzionale Nuova Forza Repubblicana e la Arcidiocesi della chiesa Cattolica
di El Alto. Mentre varie città chiedono la testa di Lozada, avvengono nuove marce di massa in molte parti del paese, varie comunità indigene chiamano alla formazione di un esercito guerrigliero insurrezzionale e ufficiali dell'esercito dichiarano che non tutti nelle Forze Armate appoggiano il governo. Questi militari precisano che soprattutto i giovani ufficiali, che non sono il prodotto delle dittaure boliviane, non devono sbagliarsi nel momento in cui si prendono decisioni fondamentali per la Bolivia.

Il tenente colonnello dell'esercito in ritiro, Juan Carlos Ibáñez, che ha annunciato di essere il "portavoce dei militari patrioti", ha denuncato che il governo "ha comprato la coscienza" dei militari di alto grado, confermando così che gran parte dell'esercito è venduto all'oligarchia. Intanto alcuni militari che hanno rifiutato di reprimere il popolo sono stati torturati e assassinati dalle FAB (Forze Armate Boliviane) a El Alto.

In questo scenario insurrezzionale, Evo Morales guida carismatica dei cocaleros e dirigente del MAS, esorta i boliviani a continuare a lottare per la democrazia e la giustizia sociale.

Morales sottolinea alcuni temi per un cambiamento strutturale del paese: la convocazione di una Assemblea Popolare Constituente per la rifondazione della Bolivia, l'abrogazione del ds 21060 (decreto di imposizione del modello neoliberista del 1985), la revisione della Legge di Capitalizzazione, l'abrogazione della Legge sugli Idrocarburi, il rifiuto all'adesione della Bolivia all'ALCA.

Nelle parole del dirigente del MAS l'insurrezzione boliviana per la giustizia sociale e l'autodeterminazione:

…il governo, la casta dei potenti: sordi, ciechi e ancora, superbi, razzisti, manipolatori della constituzione, manganello e fucile. Morte dei nostri fratelli. Non negozieremo con gli assassini questo e' chiaro, via Goni, questa e' la nostra parola d'ordine e quella del nostro popolo.

La casta maledetta, manganello e fucile: morte. Scommettono che ci stancheremo, che esauriremo le nostre energe. Non ci stancheremo fino alla sconfitta dell'antipatria. A loro non importa del paese ne della gente, a loro importa solo degli affari! Non cercano anzi hanno cancellato qualsiasi possibilità di raggiungere degli accordi! Non governano, ne gli interessa di farlo!

Guardano e si aggrappano solamente a chi ora li sostiene: la forza delle armi, la manipolazione delle leggi e l'avvallo dell'ambasciata nordamericana. Ormai non esiste governo, la democrazia è quasi morta; e siamo ad un passo dal soterrarla definitivamente.

Salvare la democrazia e il paese. Compatrioti, non permettiamo che i nostri diritti e le nostre libertà siano cancellati indefinitamente. Non permettiamo che ci rubino la democrazia e il progetto politico che stiamo costruendo nelle strade.

Non permettiamo che i sette capi della politica si impongano con loro soddisfazione.

Esigiamo, per uscire da questa crisi politica: successione presidenziale e Assemblea Constituente, adesso! ora!

Solo così potremo aprire un periodo di transizione per recuperare, difendere e ricostruire la democrazia e il paese.

Fuori la cricca dei capi, fuori Goni, ora!!!

Viva la Bolivia