NUCLEARE
E ora Israele
MANLIO DINUCCI
Al termine dell'incontro tra gli esponenti del governo iraniano e i ministri degli esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna, è stata emessa ieri la «Dichiarazione di Teheran sul programma nucleare». Il governo iraniano, dopo aver riaffermato che le armi nucleari non rientrano nella dottrina della difesa dell'Iran e che il suo programma e le sue attività nucleari hanno esclusivo scopo pacifico, si impegna a cooperare pienamente con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), firmando il protocollo aggiuntivo al Trattato di non proliferazione nucleare e iniziando le procedure di ratifica. Aggiunge quindi di aver deciso, pur avendo il diritto di sviluppare un programma nucleare a scopi pacifici, di sospendere volontariamente il processo di arricchimento dell'uranio.
Da parte loro, i ministri degli esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna dichiarano che i loro governi riconoscono il diritto dell'Iran di godere dell'uso pacifico dell'energia nucleare, in accordo con il Trattato di non proliferazione, e assicurano il governo iraniano che il protocollo aggiuntivo non è assolutamente inteso a minare la sovranità, la dignità o la sicurezza nazionale dell'Iran. Aggiungono quindi che questo passo aprirà la via a una cooperazione internazionale a lungo termine, garantendo che, una volta superate le attuali preoccupazioni, l'Iran potrà aspettarsi un più facile accesso alle moderne tecnologie.
La «Dichiarazione di Teheran sul programma nucleare» è stata riportata immediatamente da The New York Times (21 ottobre) nella sua «full transcript», nella sua «trascrizione integrale», e accolta dalla Casa bianca come «un passo positivo se verrà pienamente compiuto». Fin qui tutto chiaro.
C'è però un particolare non trascurabile. Dalla «trascrizione integrale» del New York Times, trasmessa nell'edizione online su scala mondiale, è scomparso l'ultimo degli impegni sottoscritti dai ministri degli esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna. riportato nel comma «e»: «Essi coopereranno con l'Iran per promuovere la sicurezza e la stabilità nella regione, inclusa la costituzione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medioriente, in accordo con gli obiettivi delle Nazioni unite». Il comma «e», presente nella trascrizione riportata da Bbc News, non compare neppure nell'articolo pubblicato lo stesso giorno dal quotidiano israeliano Haaretz.
Il comma «e», non tanto misteriosamente scomparso dal testo «integrale» della Dichiarazione pubblicato da The New York Times, chiama indirettamente in causa il convitato di pietra: il governo israeliano, l'unico in Medioriente a possedere armi nucleari. Israele, che non ha mai aderito al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, pur avendo ufficialmente riconosciuto nel dicembre 1960 di possedere un reattore nucleare, non è sottoposto alle ispezioni della Agenzia internazionale per l'energia atomica. Tutti i governi sanno, anche se non lo dicono, che le forze armate israeliane posseggono, in base a diverse stime, dalle 200 alle 400 testate nucleari. Sono armi «tattiche» di bassa potenza, tra cui bombe al neutrone, adatte a colpire obiettivi non molto distanti senza provocare una eccessiva ricaduta radioattiva su Israele, ma anche armi termonucleari di grossa potenza, pronte all'uso. Tutte queste armi sono puntate sui paesi arabi. Non si può dunque concepire un processo di pace in Medioriente con un paese che tiene puntate le sue armi nucleari sugli altri. Da qui l'impegno, sottoscritto a Tehran dai tre ministri europei (a meno che non facciano con quale artificio marcia indietro), a «cooperare con l'Iran per promuovere (...) la costituzione di una zona libera da armi di distruzione di massa in Medioriente, in accordo con gli obiettivi delle Nazioni unite». L'unico problema è che le più potenti armi di distruzione di massa, quelle nucleari, in Medioriente ce l'ha in mano Israele, il più stretto alleato degli Stati uniti.




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