I leader di Cgil, Cisl e Uil: "Se il governo vuole il dialogo
deve cambiare strada e ritirare il provvedimento sulle pensioni"
Sciopero, sindacati compatti
"La mobilitazione continuerà"
Per i sindacati 10 milioni di lavoratori si sono astenuti dal lavoro
Il ministro Maroni: "Mi auguro che ora riprenda il confronto"
Angeletti in corteo a Napoli
ROMA - "Oltre un milione e mezzo di persone". In tanti, secondo la stima diffusa da Cgil, Cisl e Uil, avrebbero partecipato oggi alle manifestazioni contro la riforma delle pensioni e la legge Finanziaria. Ed allo sciopero generale, sempre secondo i sindacati, avrebbero aderito 10 milioni di lavoratori, ossia il 70-80 per cento di quelli dipendenti. E mentre i sindacati, forti del successo, annunciano "la mobilitazione continuerà", il ministro del Welfare Roberto Maroni spera. "Mi auguro - è il suo commento - che ora possa riprendere il confronto con le parti sociali per attuare una riforma delle pensioni necessaria".
Intanto sulla partecipazione è guerra di cifre. Il presidente di Confindustria, Antonio D'Amato, contesta i numeri dei sindacati è parla di "partecipazione bassissima": "Le adesioni non superano il 30 per cento in tutta Italia". E questo perché, secondo D'Amato, "gli italiani sono più saggi di quanto i sindacati stanno tentando di far credere". Ma quello che giunge dai sindacati è un monito forte e unitario: la mobilitazione andrà avanti se l'esecutivo non tornerà su decisioni non condivise dal Paese.
"Se il governo non cambia strada e non riconosce la forza dei nostri argomenti continueremo la nostra mobilitazione". Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha concluso da piazza Maggiore, a Bologna, una delle tre manifestazioni nazionali. "Oggi con noi sciopera tutto il Paese, e questo la dice lunga su come il governo ha scontentato tutti", ha detto Epifani. Se il governo "vuole il dialogo" deve "ritirare il provvedimento sulle pensioni", ma "non provi a dividere in maniera maldestra il sindacato", ha ammonito il leader della Cgil, parlando di "ritrovata unità" e confermando che la prossima manifestazione unitaria riguarderà il Mezzogiorno.
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"Cosa c'è di più sindacale che difendere l'occupazione?" ha detto Epifani, in risposta al vicepremier Gianfranco Fini, che aveva parlato di uno "sciopero politico". Una replica anche per il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che aveva definito lo sciopero part time "con un'ironia - ha detto Epifani - di cui poteva fare a meno", perché non dimostra considerazione per "tanti lavoratori che perdono il loro salario". Tra i sindaci che hanno sfilato a Bologna c'era anche Sergio Cofferati: "A giudicare dalle persone che ci sono - ha ironizzato l'ex leader della Cgil - non mi sembra proprio uno sciopero part time. La delega sulle pensioni farà un danno enorme e questo è uno sciopero giusto".
Un monito al governo anche da Roma. "Non pensi il governo che ci fermeremo qui" ha ribadito il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, dal palco di piazza Navona. I rapporti tra parti sociali e governo hanno raggiunto in questi mesi, per il sindacato, "il punto più basso": "siamo passati dalla concertazione al dialogo sociale e ultimamente al monologo sociale" dopo una "escalation" di promesse e garanzie disattese. Dunque, incalza Pezzotta, nessun assenso "a decisioni già prese", nessuna disponibilità "a finte discussioni".
A Napoli la manifestazione si è conclusa con l'intervento del leader della Uil, Luigi Angeletti, che parlato di una mobilitazione "contro la campagna di bugie" del governo. "Il Paese reale sta dalla parte del sindacato", ha detto il leader della Uil, a dimostrazione che "questa controriforma del sistema previdenziale non è condivisa, non serve ed è anche ingiusta dal punto di vista sociale. Non ci fermeremo - ha concluso finché il governo non cambierà". Angeletti è stato contestato dai lavoratori delle aziende dell'amianto (per la cancellazione dei benefici previdenziali con l'articolo 47 della Finanziaria), rottura ricomposta quando il segretario della Uil dal palco ha ribadito che la posizione del governo "è ignobile e vergognosa" raccogliendo l'applauso degli operai.
(24 ottobre 2003)




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