Sciopero riuscito: l'Italia si è fermata
GIORGIA ROMBOLA'
Altissima la partecipazione allo sciopero generale indetto per oggi da Cgil, Cisl e Uil. Secondo i primi rilevamenti a campione effettuati dagli stessi sindacati, infatti, in alcune fabbriche l’adesione sarebbe stata addirittura del 100%. Si parla comunque di dati intorno all’80% per gli statali e del 95% nelle ferrovie e nel settore dei trasporti pubblici.
Di certo, tantissimi hanno sfilato per le strade italiane. Sempre secondo le stime delle confederazioni, erano in 150.000 a Roma e a Milano, in 70.000 a Bologna, Napoli, Torino e Genova, 65.000 a Firenze. Ma sono centinaia le manifestazioni organizzate in tutta la penisola.
“Con noi oggi sciopera tutto il paese, anche le organizzazioni di destra - dichiara da Bologna il segretario della Cgil Guglielmo Epifani - Noi non abbiamo i mezzi di comunicazione e la forza comunicativa del governo, ma i sondaggi dimostrano che la maggioranza dei cittadini italiani e la maggioranza dei giovani è contro questa riforma se il governo non cambia strada e non riconosce la ragionevolezza dei nostri argomenti, a noi spetta il dovere di continuare la nostra mobilitazione”. Un disegno previdenziale che è “una controriforma” per il numero uno di Cgil, “sbagliata nei meccanismi, non giustificata nell’andamento dei conti”, voluta dal governo per legittimare davanti a Bruxelles “una politica fatta di condoni, di una tantum e non di misure strutturali andando a colpire i lavoratori”.
“Il presidente del Consiglio a reti unificate ha detto che c’è bisogno in Italia della riforma, ma avrebbe dovuto ricordare la verità - incalza dal palco di Piazza Maggiore Epifani - In 10 anni sono state fatte tre riforme importanti della previdenza, per dare equità abbiamo abolito le baby pensioni, abbiamo avvicinato i trattamenti dei dipendenti pubblici a quelli privati. Che bisogno c’era di questa controriforma. La legge Dini è una buona riforma, perché fare un’altra legge?”.
“Perché il governo ha deciso da solo e poi dice che vuole il dialogo? - si chiede il leader sindacalista - se il governo vuole il dialogo ritiri un provvedimento che ha preso da solo oppure vada avanti senza il sindacato e non provi a dividerlo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Savino Pezzotta da Roma. Il segretario della Cisl, dal palco di Piazza Navona, si dimostra più che soddisfatto della partecipazione all’iniziativa di protesta: “Stiamo andando bene - afferma - forse più di quanto noi stessi ci aspettavamo”. Poi, replica alle dichiarazioni del ministro del Welfare Maroni: “Se non ne basta uno ne faremo un altro, e visto che un ministro dice che questo è uno sciopero part-time, ne faremo uno full-time”.
Non ci sono, sottolinea Pezzotta, “grandi aperture da parte del Governo se non dichiarazioni formali e verbali. Occorre che il governo tolga, sospenda, trovi la formula che vuole, ma è necessario che cambi fortemente la proposta che ha messo in campo. Devono esserci più interventi per sviluppo e occupazione, e soprattutto la questione del Mezzogiorno deve essere affrontata in termini diversi rispetto a come la affronta la Finanziaria”. Poi rincara la dose, ribattendo a Gianfranco Fini che propone di tornare a trattare dopo lo sciopero politico: “Non ci siamo alzati noi dal tavolo delle trattative. Dopo un mese di confronto hanno messo sul piatto la riforma delle pensioni, una cosa immangiabile. Comunque il sindacato è in piazza con la sua autonomia e, se lo sciopero è politico perché contrasta una politica che non porta allo sviluppo e un intervento che non condividiamo sulla previdenza, allora sì, è politico”.
“Non ci sono condizioni per la trattativa”, secondo il segretario della Uil Luigi Angeletti, alla testa del corteo di Napoli. Contestatissimo dai lavoratori di aziende-amianto che sostengono di essere stati abbandonati da forze politiche e sindacati in occasione della decisione della Finanziaria che ne ha abolito i benefici previdenziali, il leader della Uil ha assicurato che la mobilitazione continuerà. “Noi non abbiamo bisogno di un altro taglio al sistema previdenziale: in Italia le persone lavorano molto di più rispetto agli altri paesi e vengono anche pagate di meno - spiega Angeletti - Non è vero che l’Europa chiede al governo italiano di cambiare il sistema previdenziale perché l’unico giudizio ufficiale che ha dato l’Europa è stato addirittura un giudizio positivo”.
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Saluti




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