Bondi, il convertito
di Maurizio Chierici
Non si arrabbiano, e sorridono con noncuranza per l’invasione dei curiosi che arrivano da lontano a far domande. Lasciano capire che l’improvvisa celebrità non li tocca. Alcuni ne sono appena sfiorati, altri alzano le spalle, pochi manifestano contentezza. Insomma, Fivizzano dove la Lunigiana si arrampica nel verde, non crede di somigliare a Predappio o a Pieve di Tesio, trentino di De Gasperi.
Anche se l’ex figlio prediletto di Fivizzano guida da pochi giorni il grande partito al governo, nel nome di Berlusconi. Coordinatore nazionale Sandro Bondi, classe 1959 e una tesi di laurea che forse ne ispira i tentennamenti: dubbi e tremori di un agostiniano eretico del Cinquecento. Come tutti sanno l’ «eresia» di Bondi è l’aver voltato le spalle ai Ds dopo essere stato primo e ultimo sindaco comunista del paese. Soprattutto militante appassionato nel modo che gli è congeniale: dedizione totale che escludeva i passatempi della vita qualsiasi, studiando e sussurrando col pallore di un gesuita da Inquisizione. Poi la militanza si è incrinata per una motivo che, Renzo, il padre, spiega con parole vivaci: «Non lo hanno promosso funzionario quando un ribaltone gli ha sfilato la poltrona da sindaco. Non si sono preoccupati di trovargli un posto dignitoso. Neanche considerata l’idea di metterlo onorevole: cosa doveva fare? Si era sacrificato senza pretendere ed anch’io ho dedicato alla causa ogni momento libero della vita. Certe piastrelle delle sedi Ds sono mie. Volontariato ripagato così. Povero Sandro. Non so niente di politica, ma appena mi ha detto ‘ vado con Forza Italia ‘, ho salutato il partito: adesso voto Berlusconi».
La sorpresa dei compagni abbandonati non ha incrinato l’amicizia. Ma poi è successo qualcosa. La gente di Fivizzano non è cresciuta nella bambagia. Vita da emigranti ( per il piccolo Sandro e famiglia dieci anni a Losanna ), marmo, frantoi, orti, mattoni, miniere di quarzo. Tre generazioni dalle mani robuste e un carattere che non si arrende. Gente pratica e la nuova «emigrazione» di Bondi suscita sorpresa e qualche malumore, ma il paese è piccolo e le amicizie non si arrendono. «Quando è andato a Roma al centro studi Forza Italia, tornava ogni quindici giorni. Una volta veniva lui, una volta lo raggiungeva la moglie. Non era cambiato: sussurrante ma ancora spiritoso nel suo modo curiale. Tranquillizzava chi faceva domande: “Solo un lavoro, la politica non c’entra. Con la politica ho chiuso: dio me ne liberi, per carità”. Noi, un po’ preoccupati della svolta traumatica, ma consolati all’idea che avesse trovato finalmente un posto senza gli affanni del riscuotere le polizze dell’assicurazione Coop o il vendere enciclopedie porta a porta. Studiare gli è sempre piaciuto. Purtroppo elaborava strategie destinate a metter sotto il partito: era stata la sua vita, continua ad essere la nostra...». Amarezza contenuta di un’amica della moglie, anche lei ex ragazza Coop.
Descrizione ed analisi tornano di bocca in bocca con qualche variante fra gli estimatori di ieri rimasti nel dubbio malgrado le ultime esternazioni furibonde: non è la sua natura, timida e remissiva, quanto tempo resisterà? Ne conoscono ogni piega del carattere e non si abbandonano al giudizio tagliente di Paolo Cristofolini, oggi professore alla Normale di Pisa: «Ricordo un altro Sandro, non quello che ascolto in Tv. Vorrei rifargli leggere il Benedetto Croce dove contrappone il Servil al Liberal».
In ogni racconto di chi è cresciuto assieme nella quotidianità e nella politica, si affaccia un’analisi che aiuta a capire il Bondi sterminator dei telegiornali. Prima di tutto, la vanità. Vanitoso e lo nascondeva a fatica. Poi l’incanto che lo paralizzava davanti ad ogni uomo forte. Si appiattiva fino a diventare tappeto devoto. Mai sapeva resistere a chi lo guardava negli occhi con il piglio di chi ordina e aspetta obbedienza. «In questo senso non è cambiato...». Non è cambiato da quando faceva il militare in aviazione a La Spezia con in tasca la tessera del Pci. Diventa sindaco (con 700 voti di preferenza) e gli amici incrociano le dita. Deve comandare, ma come fa? Così diafano e il garbo di chi non accusa mai nessuno, nemmeno gli alleati socialisti che lo svillaneggiano davanti ad impiegati dalla memoria lunga. Guida dei socialisti Amedeo Boiardi, imprenditore del marmo. Nel florilegio, due storie tornano ossessive anche perché Boiardi rimasto socialista ma nella Casa della Libertà, angolo de Michelis, sparge ricordi con noncuranza ogni volta che qualcuno inciampa sul nome di Bondi. Una volta c’ era un tecnico urbanista del comune che i socialisti volevano mandare a casa. Sottovoce Bondi difende il contratto ma Boiardi scoppia come un petardo. «Non ti ascolto. E se lunedì quel signore è ancora qui, puoi scegliere: o va a casa lui, o vai a casa tu». Lunedì Bondi è rimasto. L’altra storia ha un finale arrogante. Bondi voleva convocare il consiglio comunale per mettere in discussione una sanatoria edilizia. Arriva Boiardi. Davanti ai tecnici piegati sulle carte affronta il sindaco con parole da cortile: «Fai lo scemo o sei incompetente ? Il consiglio comunale non si fa». Invece si fa, ma senza una virgola sul condono. Bondi non se l’era sentita. Ogni volta si arrendeva. Adesso Boiardi continua la campagna: non voterà mai per lui e brontola: « Legarsi mani e piedi a Berlusconi fa parte della sua debolezza, ma vuol dire precipitare appena girano le cose. Lo scaricheranno come un sacco vuoto».
Poi Bondi va abitare ad Arcore e quando torna a Fivizzano o a Villafranca continua a rivedere amici come Paolo Marini, segretario Cgil di Massa e testimone al matrimonio. Ogni mattina – racconta il figliol prodigo – attraversa i cancelli fatali della casa dei sogni. Si chiude in una stanza: dieci, dodici ore di lavoro. Nessuno ha il coraggio di chiedere: ma che lavoro è ? «Ecco perché sei ingrassato...». «Eppure ho perso otto chili...». «Figurati cos’eri prima. Perdine altri otto, dai, Sandro». Chiaro che Mediaset lo incanta, ma non è nessuno e continua a ripetere «quando si mette su famiglia c’è bisogno di un posto sicuro». Un modo per chiedere perdono e, pur sgualcita, l’amicizia non muore. Anche perché le prime sortite pubbliche fanno capire come Berlusconi guardasse con occhi incerti il Bondi migrante. Candidato alle regionali della Lombardia dove Casa e Lega fanno man bassa. Passano tutti, Bondi no. Candidato alle politiche alle spalle di Urbani, resta lontano dal successo, ma Urbani sceglie un’altra città e Bondi esce dalle cantine e va in parlamento avendo imparato che l’ essere devoto sottovoce non conta con Berlusconi. Pretende una fedeltà gridata, lui griderà. «E a questo punto», racconta il sindaco della Margherita Loris Rossetti, «la gente ride. “Te lo immagini a Montecitorio, re travicello ?”. Eppure le stesse persone cominciano a prenderlo sul serio con gli stessi giornalisti man mano che Bondi mette su gradi: portavoce, adesso coordinatore. I giudizi cambiano da così a così: “La carriera gli piace, dimostrerà cosa vale“. Soliti italiani: soccorrono sempre chi ce la fa .
Quando era onorevole semplice, il Bondi telefonava qualche volta al suo passato: «Tranquilli, resto della stessa idea», e gli amici posavano la cornetta con un senso di pietà: «Si vergogna, poveretto». Poi succede qualcosa che soffoca la tenerezza sopravissuta alla fuga: forse per sempre.
Il sindaco Bondi aveva voluto che non svanissero memoria ed orrore per i massacri nei paesini attorno: persone bruciate e sgozzate dai marò e dai tedeschi mescolati nella Monterosa sul filo della linea gotica. A Vinca (175 morti), San Terenzo (148), Bardine, Tornio, Tenerano. Assieme al compagno di partito Loris Nelson Ricci, aveva progettato un grande trittico da appendere nella sala del consiglio comunale. Ricci è un bravo pittore, ma il costo sembrava pesante al resto della giunta. Tanto per cambiare, i socialisti di Boiardi non erano d’accordo. Questa volta Bondi non disarma il furore morale che lo ispira. Manovra sott’acqua con la morbidezza che gli è naturale. Si aggrappa ai vertici del partito: telefonate a Roma che non finiscono mai. Per l’inaugurazione vuole Nilde Jotti. Si «accontenta» di Luciano Lama. Lo presenta parlando a braccio come gli viene naturale: «Fivizzano ha fissato la memoria del suo dolore su questo dipinto che per sempre lo ricorderà alle nuove generazioni. Caro Lama...», eccetera, eccetera. Tre tavole che rappresentano, fra quinte di rocce e cave di marmo, i corpi insanguinati delle vittime, tante donne, con un richiamo alla sofferenza della deposizione: una donna-madonna solleva un contadino- figlio di Dio. Passano gli anni, stingono in azzurro i colori del suo credo ed un giorno Bondi da Arcore chiama Roberto Oligeri: ha perso la famiglia nella mattanza di San Terenzo. Prima di ordinare l’uccisione di tutti gli abitanti per « terrorizzare la popolazione inquieta», il comandante tedesco era passato a bere un bicchiere di vino nella mescita del padre: «I tuoi familiari dove sono ?». «Nei campi», risponde. Si salvano Clara Cecchini, sepolta sotto i corpi degli uccisi, e Roberto al quale Bondi fa una strana proposta: «Ho bisogno di parlarti...». Chiacchierata che sconvolge Oligeri: «Voleva notizie per una revisione storica del massacro di San Terenzo», telefona a Enzo Cecchini, segretario Ds di Monzone: «Adesso il bischero dà la colpa ai partigiani. Pretendeva di convincermi che avevano attaccato le brigate nere qualche giorno prima del rastrellamento. Ha perfino detto: “ Tu capisci, tedeschi e fascisti sono stati costretti a reagire“. Gli ho spiegato che anche tu non accettavi cosa stava facendo...»
Cecchini lo racconta nella sede Ds di Monzone per metà ancora cantiere. «Era una fornace, rudere che abbiamo comprato: lo stiamo restaurando. Bondi padre ha lavorato da volontario per mettere le piastrelle. Bondi figlio dava un mano nei conti». Passa qualche tempo e Bondi cerca Cecchini. «A Roma sono andato al festival dell’Unità. Mi sentivo bene fra la mia gente. Devi credermi. Volevo salutarti». Ma voleva un’altra cosa. Una mano per sanare una vecchia pratica: prestito di 30 milioni chiesto alle banche per organizzare una gara sportiva senza l’avallo di una delibera. Il debito s’era allargato nel tempo. Forse 70 milioni. Sotto i riflettori della notorietà in crescita, sentiva il disagio del vecchio peccato di quand’era sindaco. Insomma, chiedeva aiuto. Prima di chiudere il colloquio con Cecchini aggiunge: «So che sei arrabbiato, ma guarda che rivedendo la storia non è vero quello che i partigiani hanno voluto farci credere». Risposta di Cecchini: «Non cambio idea sull’argomento. Se ti sei venduto, affari tuoi, ma cancella il mio numero e l’amicizia». Bondi affievolisce. Filo di voce affranta: «Per me sei sempre un amico».
Il ricatto del passato resta nell’angolo sconosciuto della sua memoria: per il momento nessuno riesce ad immaginare come pagherà l’autostress. Si rifà vivo per gli auguri di Natale, due anni fa: «Ti ringrazio». Dice Cecchini, «Spero che presto ti decida a tornare a casa». Ma l’ascesa inarrestabile lo allontana dalle idee che aveva condiviso, soprattutto dai colori bui del trittico sul massacro: lo aveva imposto tirando fuori qualcosa che sembravano unghie. «È cambiato», ripetono gli amici di un tempo, «ma non quando esce dall’ufficio e incontra gente». È cambiato quando recita in Tv. La Tv è una specie di terapia: gli permette d’essere aggressivo perché nessuno lo guarda negli occhi. Come il suo mito Berlusconi, non sopporta domande, non resiste ai dibattiti. Parla fissando il vuoto e provvisoriamente diventa un leone.
Il traghettatore che lo ha portato da Berlusconi è un artista famoso: Pietro Cascella. Abita appena fuori Fivizzano, nel castello di Verucola restaurato con il garbo di uno scultore straordinario. Dove sarà finito Cascella ? Lo conosco, lo cerco. Risponde solo il fischio del fax. Peccato per il racconto - umanità ed ironia segni del suo carattere - che avrebbe sciolto sulla traversata di Bondi. Il loro incontro è maturato naturalmente: Bondi gli ha chiesto una fontana per piazza Libertà. Da Firenze è arrivato il governatore Vannino Chiti a presentare il bozzetto.
Si frequentano, si conoscono meglio. E quando Bondi deve lasciare la poltrona di sindaco e scivola nella depressione dell’ambizione frustrata, e poi storie personali che gli tolgono la quiete, Cascella diventa forse la spalla a cui poggiarsi. È il momento della nuova rivelazione: lo scultore l’avrebbe raccontata bene. Una volta s’era fatto accompagnare da Bondi ad Arcore dove stava lavorando al mausoleo ordinato da Berlusconi, specie di tomba faraonica per fissare il logo nell’eternità. Il Cavaliere lo ascolta e lo pesa: «Come fa una persona intelligente ad essere comunista?». E Bondi lo racconta al ritorno, senza enfasi, solo una storiella, ma è eccitato dall’orologio del Milan che Berlusconi gli ha regalato. Sua squadra del cuore, non una vocazione improvvisata alla Emilio Fede.
Senza la fascia tricolore comincia il tempo della incertezza. Si chiude a Camaldoli per raccogliere i pensieri fra i padri di San Bernardo. Ma due giorni dopo torna. «E il tuo marxismo totalizzante?», curiosità di un amico. «C’è andato anche D’ Alema...». Lascia le assicurazioni e libri a rate. Cascella gli offre un posto: fargli da segretario nella campagna elettorale che vede lo scultore candidato per Forza Italia in Abruzzo. Si erano conosciuti nella fede comune del Pci. Cascella era rimasto nella sinistra estrema sdegnando la trasformazione di Occhetto, ma chissà come, in un lampo, il Cavaliere riesce a trascinarlo sullo yacht Forza Italia. Involontariamente – chissà ? - diventa il modello che Bondi cerca immaginando la nuova vita. Tornato dall’Abruzzo ( dove Cascella non ce l’ha fatta ), lascia il partito. Poi viene il resto.
Adesso ? «Adesso», dice Enzo Cecchini «deve dimostrare se davvero gli sta a cuore il destino della sua gente. Se ne riempie la bocca: questa è una prova. A Marina di Carrara il governo privatizza un cantiere con 1300 dipendenti. Si annunciano mille licenziamenti. Bondi deve fare qualcosa. Vedremo».
L’ aspetto è cambiato ? Non tanto, rispondono certi amici. Sempre pallido, pupille spaventate. Ancora un po’ grasso. Ma i vestiti non hanno il profilo retrò di quando saliva sui nostri palchi: blu e neri, da prete spretato. Ormai sembra un manager e azzarda perfino qualche colore nelle giacche dal taglio berlusconiano.
Insomma, la gloria è cominciata e per noi che passiamo e ascoltiamo intenerisce la pena nascosta che prova per lui chi lo conosce bene
da www.unita.it
Sandro Bondi, da un anno sfonda il video…e non soloDa circa un anno vediamo comparire in video molto spesso, praticamente ogni giorno, un pacato personaggio. Rassicurante, aria filosofica, modesto. Sandro Bondi è il suo nome. La sua storia viene da lontano e ci porterà lontano. Bondi ha 44 anni, una laurea in filosofia, insomma un uomo di cultura. Nel 1990 fu sindaco del PCI a Fivizzano. Poi i socialisti rovesciarono il governo cittadino e Bondi rimase senza lavoro. Infatti, il PCI, gli offrì la possibilità di vendere polizze a vita della UNIPOL nella metropoli di Aulla. Ma per gli amanti del destino, e di Bondi, proprio a Fivizzano, nella zona di La Spezia, aveva preso dimora lo scultore Pietro Cascella che scelse per propria dimora il castello della Verrucosa. Cascella piaceva molto al PCI, tanto che nel periodo in cui l’Unione Europea era rossa, ebbe l’onore di edificare gigantesche sfere e mezze sfere inneggianti alla resistenza, all’amicizia, all’uomo, per poi esaltarsi nella costruzione di una volta celeste di un Mausoleo commissariatogli da un ricco industriale brianzolo, certo Silvio Berlusconi, per la sua villa in Arcore. Bondi, da subito affascinato dalla figura e dalla persona di Berlinguer, era un tipo dal giusto fiuto, divenne subito un estimatore di Cascella. Questi lo portò ad Arcore, dove il Signore della Villa decise subito di assumerlo come suo segretario particolare. Bondi si stabil’ ad Arcore e fu consigliere sicuramente più discreto rispetto ad uno stalliere che lo precedette da quelle parti. Lavorava sodo, molto bene. Dopo anni di apprendistato, venne eletto alla Camera, e da circa un anno, gode di almeno una apparizione televisiva giornaliera definendo Belusconi santo, la resistenza un grosso sbaglio, il libero mercato il massimo possibile, la sinistra un disastro. Sandro Bondi, un miracolo firmato Berlusconi
da www.lariflessione.com
Sandro Bondi? Tutta colpa di Cascella
venerdì 12 settembre 2003
Lo rivela Panorama nel numero di questa settimana. Se non fosse stato per i buoni uffici dello scultore Pietro Cascella -che in quegli anni, siamo nel ’92, stava costruendo il mausoleo di Berlusconi ad Arcore- Sua Emittenza non avrebbe mai conosciuto Sandro Bondi, paffuto e sovente inopportuno neocordinatore di Forza Italia. E quest’ultimo sarebbe rimasto il sindaco (tra l’altro comunista) di un piccolo paese in provincia di Massa. A volte
da www.exibart.com
22.08.2003
Bondi d'investimento
di Satyricus
L'uomo che non deve tacere mai!
Non ce la faccio proprio. Non riesco a parlar male di Sandro Bondi. Perché la vita non gli ha risparmiato la più tragica delle sventure: e’ diventato berlusconiano. E per dimostrare che non ci sono limiti alle sciagure, il Cavaliere lo ha nominato suo ventriloquo di fiducia.
Un così rapido susseguirsi di eventi infausti ha indotto il WWF a mettere quest’uomo sotto protezione, come ultimo reperto di una razza ormai estinta: gli spretati.
Se a tutto questo aggiungete che la natura gli ha regalato una magnifica testa a pera, capirete perché io mi rifiuti di parlar male di Sandro Bondi.
Se penso ai traumi che avrà provato per il trasloco da Lenin a Schifani, mi vengono le lacrime agli occhi.
E’ il più assillante megafono del Berlusconi-pensiero. Ci ricorda che i comunisti sono sempre lì, pronti a papparsi i nostri bimbi. Ci mette in guardia dai giudici eversori, che sono sempre là, pronti a papparsi il suo Berlusca. Che nessuno lo interrompa! Ogni volta che Sandro Bondi apre bocca, sono centomila voti guadagnati. Dall’Ulivo.
Colto da insolazione nell’eremo di Pontedilegno, Umberto Bossi ha scoperto i vantaggi del libero mercato: delle vacche.
E così la tradizionale concione di Ferragosto ai tovaglioli verdi padani si è trasformata in un libero scambio di prebende tra il ministro di Gemonio e lo statista di Arcore.
Io porto Raiz a Milano e tu porti a Milanello tutte le televisioni che vuoi.
Dammi la devolution e ti lascio fare il Premier a vita. Non toccare le pensioni delle famiglie padane. Lasceremo mano libera ale Famiglie siciliane.
Propongo l’Atalanta in Serie A e lo scudetto al Milan.
Padania Libera e Previti pure.
Il sole picchiava forte anche in Sardegna e l’affare si è concluso. Previsioni del tempo: la canicola durerà a lungo. Avremo un boom di insolati eccellenti. Purtroppo reggeranno
da www.ilbarbieredellasera.com




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