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    Predefinito E, sotto sotto (come diceva Mancuso)...

    ..., obiettivo: IMPUNITA'!

    Forza Italia si blinda
    il partito in mano ai previtiani
    di BARBARA JERKOV


    Cesare Previti

    ROMA - Forza Italia: dopo il partito-azienda e dopo il partito-leggero, dopo il partito di plastica e quello d'acciaio, si cambia un'altra volta. In vista di scadenze decisive sul piano giudiziario come la sentenza della Corte costituzionale sul lodo Schifani ("se lo bocciassero sarebbe una tragedia", non esita a dire Sandro Bondi) e il processo Previti che sta andando a sentenza, due eventi che potrebbero costringere il Cavaliere a rivedere profondamente l'agenda politica, Berlusconi ha deciso di schierare le sue truppe in assetto da combattimento, mettendo nei posti chiave di via dell'Umiltà guerrieri di provata fiducia e sicura fede anti procure.

    Risultato: fuori Scajola, che con i suoi colonnelli aveva provato a fare di Forza Italia semplicemente un partito normale. Emarginati i più moderati, a cominciare dagli ex dc. Ieri c'è voluto tutto il savoir faire di un esperto mediatore come Angelo Sanza per placare la rabbia dei cattolici, esclusi tutti quanti da un convegno organizzato a Milano sui temi del lavoro ("però come gli hanno fatto comodo a Bondi e Cicchitto i nostri voti contro il divorzio...", geme deluso uno di questi).

    E' in arrivo invece una massiccia ondata di fedelissimi di due habitué delle aule giudiziarie come Dell'Utri e Previti, ai quali di fatto Berlusconi ha messo saldamente in mano il controllo sui gangli vitali del partito.

    Dapprima la designazione di Bondi e Cicchitto alla guida di Forza Italia: laici (ex comunista il primo, ex socialista il secondo), legati a Dell'Utri, schierati coltello fra i denti contro toghe rosse e pm più in generale. Nuovo portavoce del partito doveva essere Lucio Malan, un senatore biondo e smilzo, ex leghista, ma le ultimissime voci da Palazzo Grazioli vogliono la sua promozione almeno per il momento congelata.

    Confermata, invece, anzi già operativa, la designazione del nuovo capo ufficio stampa di Forza Italia. A controllare tutto ciò che esce da via dell'Umiltà e a dare la linea alle esternazioni a qualsiasi livello, sarà Luca D'Alessandro. Trentotto anni, già cronista di giudiziaria al Giornale, passato poi nello staff di Palazzo Chigi, molto, davvero molto legato a Previti. Condividono tutto, dai giudizi sui magistrati alla fede calcistica (laziali doc entrambi).

    "Sapendo quanto il Cavaliere tenga alla comunicazione", sottolinea un parlamentare forzista, "aver messo D'Alessandro in quel posto è come dire che d'ora in poi non uscirà una riga o una dichiarazione senza il visto di via Cicerone". Via Cicerone: lo studio privato di Previti, appunto.

    I boatos di palazzo sostengono che Scajola e i suoi, invece di mettersi in disparte a leccarsi le ferite (sarebbero pericolanti, si dice, pure le teste del coordinatore della Liguria, Caligiuri, e di quello della Toscana, Tortoli, sacrificati per far posto a colonnelli che rispondono direttamente a Dell'Utri), si stanno riorganizzando. E l'incontro che hanno programmato il prossimo 30 ottobre, potrebbe segnare la nascita a tutti gli effetti della prima corrente organizzata di Forza Italia.

    Scajola, quando la notizia del 30 è stata resa nota (dal sito on line di Lino Jannuzzi, amico stretto sia di Previti che di Dell'Utri, come testimoniano le vacanze di quest'estate a veleggiare insieme con lo yacht dell'ex ministro fra le isole greche), ha smentito che di corrente si tratti. Pochi sono rimasti persuasi, ma di certo da quel momento gli amici di Scajola si sono fatti più prudenti, evitando di divulgare ulteriori dettagli sull'inziativa.

    I primi risultati del nuovo corso forzista sono già visibili. Un milione di lettere è in partenza, indirizzate a tutti gli iscritti di Forza Italia e agli avvocati, perché segnalino i casi di "malagiustizia" di cui sono a conoscenza, per poi realizzare un libro bianco sulla magistratura (e, naturalmente, individuare nuovi fronti d'attacco).

    L'iniziativa è partita dal coordinatore del Piemonte, Crosetto, un vulcanico imprenditore di quelli che piacciono al premier, uno che ha fatto da sé i suoi miliardi e si è entusiasmato per la battaglia berlusconiana. "Io guai con la giustizia non ne ho mai avuti", racconta, "al massimo qualche multa per eccesso di velocità... ma quando vedo che a Torino c'è un procuratore generale come Caselli, ci si sente tutti in pericolo". Crosetto ha provveduto dunque a spedire le prime 60 mila lettere.

    "Agli ultimi", vi si legge fra l'altro, "agli inermi, alle tante persone "normali", voglio tramite voi rivolgermi per dare il nostro appoggio, per offrire i mezzi e gli strumenti che i nostri parlamentari, e un gruppo di volontari esperti nel diritto, possono dare nella ricerca di una Giustizia con la G maiuscola".

    Berlusconi ha molto apprezzato l'idea e Bondi la loda senz'altro come "un'antenna ben piantata nella società". Presto lettere con lo stesso testo verranno così spedite anche nelle altre regioni. Obiettivo finale: un milione di occhi puntati, appunto, su giudici e pm.

    Altra iniziativa in cantiere: due proposte di legge, una ordinaria, l'altra costituzionale, alle quali stanno lavorando, oltre allo stesso Crosetto, il presidente della commissione Giustizia della Camera, Pecorella, e il vicecoordinatore di Forza Italia, Cicchitto. Nella prima, ancora in bozza (sono 23 articoli), si dispone fra l'altro l'obbligo dell'anonimato per i pm e l'abolizione degli scatti di carriera automatici per i magistrati, per cui "chi sbaglia, paga".

    Con una legge di modifica costituzionale si propone invece qualcosa di ancor più clamoroso: abolire la sezione disciplinare del Csm e affidare le decisioni sui magistrati a giurie popolari composte a estrazione, proprio come le giurie nei tribunali ordinari. La macchina da guerra si è messa in moto.

    (25 ottobre 2003)

  2. #2
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    Predefinito A ulteriore conferma...

    ...(se ce ne fosse bisogno):

    Prescrizione a tutti i costi, arriva la legge SalvaPreviti
    Susanna Ripamonti

    MILANO Tutto tace. Dalla Corte di Cassazione
    non è arrivato ancora nessun
    segnale per capire se il processo Sme
    potrà proseguire e arrivare a sentenza
    oppure se dovrà essere sospeso in attesa
    dell’esame della nuova istanza di rimessione
    presentata dalla difesa Previti
    .
    Intanto altre manovre si prospettano
    e come sempre il parlamento viene
    in soccorso all’ex ministro con un’altra
    legge fatta in sartoria, per tentare in
    extremis di toglierlo dai guai. La legge
    Cirielli, inserita d’urgenza nel calendario
    dei lavori parlamentari, prevede tra
    l’altro la concessione obbligatoria delle
    attenuati per gli imputati incensurati.
    Un nome a caso? Cesare Previti, che
    non ha solo il processo Sme che gli
    toglie il sonno
    . I suoi difensori hanno
    preparato 700 pagine di ricorso in appello
    per il processo Imi-Sir/Lodo
    Mondadori, per il quale è già stato condannato
    in primo grado. Se scattassero
    le attenuanti obbligatorie, la faccenda
    sarebbe già chiusa, prescritta e archiviata.
    Idem per Sme: se non basterà la
    legge Cirami per far spostare il processo
    ci sarà la legge Cirielli per decretarne
    la prescrizione. D’altronde, quando
    il Lodo Schifani ha messo in salvo il
    coimputato Silvio Berlusconi, qualche
    promessa è stata fatta
    anche ai suoi
    compagni di sventura, condannati con
    l’accusa di aver corrotto o di essersi
    fatti corrompere per aggiustare processi
    che interessavano la Fininvest. Il difensore
    del premier, Gaetano Pecorella,
    annunciò che erano in preparazione
    leggi che sarebbero intervenute sul
    meccanismo della prescrizione. Ed ecco
    che adesso la promessa è mantenuta.
    La Cirielli salverebbe Previti e soci,
    corrotti e corruttori, tutti rapidamente
    condotti nel porto sicuro della prescrizione
    .
    Adesso si vedrà se malgrado tutto
    il processo Sme riuscirà ad arrivare a
    sentenza. Ieri ha preso la parola la difesa
    di Renato Squillante, l’ex capo dei
    gip romani. Oggi, dopo gli ultimi interventi
    difensivi, replicherà la pm Ilda
    Boccassini.
    Andrea Fares, uno dei difensori di
    Squillante, ha parlato di gravi errori,
    dubbi, espressioni di soggettivo convincimento,
    ma non prove. Ma l’avvocato
    ha centrato tutta la sua difesa su
    quella prova che pesa come un macigno
    contro il suo assistito: la traccia
    documentale, conti bancari alla mano,
    di un versamento di 434.404 dollari
    che nel marzo del 1991, nel giro di
    poche ore, passa dal conto svizzero
    «Ferrido», aperto dal cassiere della Fininvest
    Giuseppino Scabini al contro
    Mercier di Previti, per rimbalzare su
    conto Rowena di Squillante. Un fatto
    evidente, ma Fares protesta: i conti
    esteri e i bonifici contestati all'ex capo
    dei gip di Roma, sono stati usati «oltre
    ogni logica per corroborare con mere
    illazioni tesi che rimangono proprie
    del pm».
    Dopo di lui l’avvocato Giovanni
    Dedola parte da lontano, ricorda gli
    anni ruggenmti di «Mani pulite», la
    protesta dei pm contro il decreto Biondi
    (detto anche decreto salvaladri,
    ndr) ricorda: «Per la prima volta in
    quell’occasione abbiamo visto un pm
    (Antonio Di Pietro) comportarsi da
    tribuno». In un aula in cui troppe volte
    abbiamo visto parlamentari-avvocati
    usare il loro potere per minacciare
    provvedimenti nei confronti dei magistrati
    impegnati in questo processo,
    Dedola dice: «sono saltate le regole della
    divisione dei poteri, problema che
    in quest’aula si è acuito» e ovviamente
    non era una critica ai suoi colleghi che
    hanno usato il parlamento per cercare
    di vincere le battaglie in tribunale. Alla
    fine l’ovvia richiesta di assoluzione.
    Un’udienza
    del processo
    Sme
    Luca Bruno/Ap

    Il TUTTO mentre l'Italia va a fondo...

 

 

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