Ho letto il testo presentato da apoliticos (chi sara' l'autore?).
Diciamo che i punti "dolenti" li ho compresi piu' o meno, ma questo francamente non colgo.
Cito:
" 3) la risurrezione della carne; [ de fide ]"
" la risurrezione dei corpi di carne nel giorno del giudizio universale e la loro sussistenza eterna;"
??????????
Nello specifico, cosa contesta questo teologo, e quale "visione teologica" propone?
Qualcuno (magari con cognizione di causa), puo' cortesemente spiegarmi a cosa vuole alludere il teologo?
Grazie
ps.
Sull'articolo pubblicato sul Foglio, ci si puo' anche discutere seriamente, ma prima vorrei capire questo punto.
Per comodita' lo ripropongo qui perche' lo tengo degno di nota e di riflessioni, a prescindere dalle critiche.
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«Assegnare il primato alla ragione, come l'assegna Ratzinger col dire che il posto d'onore della fede cristiana spetta al Logos, significa impegnarsi a condurre il discorso teologico "sempre" all'insegna della ragione, la quale ovviamente deve essere teologicamente configurata (concetto su cui mi soffermerò nell'ultima parte dell'articolo). A me sembra però che questo primato del Logos nella nostra chiesa non venga sempre rispettato. Faccio alcuni esempi, prima di ambito specificamente dottrinale, poi di prassi ecclesiale, infine di dottrina morale con specifico riferimento al tema dell'aborto. Inizio dalla dottrina. Com'è possibile fare del Logos il criterio decisivo con cui considerare la natura, e poi sostenere al contempo la creazione ex nihilo, quando oggi si sa che l'energia non si crea né si distrugge ma solo si trasforma (primo principio della termodinamica)? Come si può sostenere il divino logos creativo, e insieme proclamare la-dottrina del peccato originale che, a causa del primo uomo, grava su ogni bambino che viene al mondo? Come si può abolire il Limbo, com'è avvenuto con il documento della Commissione Teologica Internazionale dell'aprile 2007, e non rivedere radicalmente la dottrina del peccato originale che ne è la causa? Potrei fare altri esempi, ma ciò che voglio dire è che senza una chiarificazione logica all'interno della dottrina le parole di esaltazione dei Logos spesso pronunciate da Papa Benedetto risultano poco credibili alle più avvertite coscienze contemporanee. Voglio dire che la battaglia a favore del Logos non si combatte solo al di fuori della chiesa, ma anche al nostro interno. Prima di guardare la pagliuzza negli occhi degli altri, osserviamo la trave nei nostri.
Anche a livello di prassi ecclesiale siamo abbastanza distanti dal porre il Logos quale principio del comportamento. Nella stampa cattolica ufficiale i contrasti sono assopiti, le opinioni divergenti oscurate, il pluralismo negato. Qualcuno forse si ricorderà come venne trattato l'intervento del cardinal Martini insieme a Ignazio Marino sui temi della bioetica pubblicato dall'Espresso nell'aprile 2006. Che cosa vietava al cardinal Ruini o a qualcun altro di pubblicare in risposta un pezzo altrettanto ampio e argomentato? {…}.
Giungo infine al tema dell'aborto. Io penso che, se davvero si vuole contribuire a evitare l'aborto, una revisione della dottrina della contraccezione si imponga. E' un'evidenza elementare, ognuno lo vede da sé. "Fate l'amore, non l'aborto" è un ottimo slogan, che però può essere assunto responsabilmente dalla coscienza (credente o no, poco importa, visto che l'amore lo fanno tutti e presumo allo stesso modo) solo a patto di considerare le conseguenze del fare l'amore, che talora sono anche gravidanze non volute. Visto che ne va della soppressione di innocenti, proprio per evitare la tragedia dell'aborto occorre guardare in faccia la realtà per quello che è, non per quello che si vorrebbe che fosse, e la realtà è che i rapporti sessuali sono praticati largamente al di fuori del matrimonio e a partire da giovanissima età. Favorire una protezione di tali rapporti per evitare gravidanze indesiderate e quindi aborti, come pure per contrastare il diffondersi dell'Aids, è un dovere morale di ogni persona responsabile. Esattamente come lo è combattere l'aborto. Anzi, l'aborto si combatte (anche) non ostacolando la contraccezione.
Ma la dottrina morale della chiesa condanna la contraccezione. Occorre chiedersi perché lo fa, e andare a verificare se si tratta di motivazioni razionalmente fondate. A mio avviso tale dottrina si basa su due pilastri oggi entrambi superati. Il prima è la superata concezione biologica secondo cui la vita umana era presente nel seme maschile, la cui dispersione quindi non poteva che apparire come soppressione della vita. Quando però nel 1879 il biologo svizzero Hermann Fol osservò sperimentalmente la penetrazione dello spermatozoo nell'ovulo, si stabilì la formazione di un organismo autonomo a partire da quel momento e divenne chiaro che la vita umana non è contenuta già nel seme paterno ma scaturisce solo dall'unione di questo con il seme materno. Alla luce di ciò anche la dottrina sulla contraccezione avrebbe dovuto essere rivista radicalmente, perché tutte le fonti dottrinali (bibliche, patristiche; scolastiche, magisteriali) si basavano su quella superata visione biologica. Purtroppo non è stato così. Il secondo pilastro su cui si regge la condanna della contraccezione consiste nella concezione negativa della sessualità, fino a poco tempo fa ritenuta intrinsecamente corrotta a causa dell'inevitabile libido (chiamata dalla tradizione "concupiscenza"), e considerata come realtà positiva solo in funzione della generazione dei figli all'insegna del "non lo fo per piacer mio, ma per dare figli a Dio". Anche questa concezione non è sostenuta più nella chiesa, ora è riconosciuto il valore in sé positivo dell'unione coniugale, è finalmente passato l'insegnamento del Cantico dei cantici.
Ho elencato motivi dogmatici, morali e di prassi ecclesiale che mostrano la disattenzione della chiesa al suo interno verso quel primato del Logos che la stessa chiesa propone al mondo di riconoscere. A mio avviso occorrerebbe un comportamento più coerente.»




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