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Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Sospeso/a
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    Predefinito E' più comunista la Chiesa o l'Islam? Parliamone con il Ministro.

    STRATEGIE / Il leader della Lega si definisce «cattolico tradizionalista» e attacca Concilio Vaticano II e vescovi «cattocomunisti»


    La sfida di Bossi: insegnare il «mestiere» al Papa


    Castelli difende il crocifisso ma si sposò nel 1998 con «rito celtico»


    Deciso a umiliare il neozelandese Alan McKey, che gonfiò una bolla di sapone del diametro di 32 metri strabiliando il pianeta intero, Umberto Bossi s'è dato un obiettivo ancora più ambizioso: vuole insegnare al Papa come si fa il Papa. Non c'è giorno, ormai, che non se ne esca infatti con una bacchettata, un monito, una censura per spiegare al Pontefice che ha sbagliato tutto. Nell'ultima settimana, coi sobri toni britannici che lo caratterizzano, gli ha spiegato: 1) che «col Concilio Vaticano II la Chiesa s´è spostata verso il comunismo»; 2) che occorre dire basta ai «lazzaroni che stanno di qua e di là dal Tevere, i vescovoni catto-comunisti che dicono che in Veneto a metter su le fabbriche s'è perso Dio»; 3) che è stato un errore «girare gli altari nelle chiese» tanto è vero che «non ci sono più seminaristi». Già che c'era, ha fatto l' outing : «Mi dichiaro cattolico tradizionalista». Al che la bolla ha fatto: booom! Sia chiaro: la vita privata è una cosa privata. Figuriamoci la fede, che certi eremiti hanno sentito così intima e personale e segreta da cercare un rifugio che fosse tanto appartato da poterla celare agli occhi di tutti meno che a quelli di Dio. Non c'è persona di buon senso, in una società libera e laica come la nostra, che oserebbe mettere il naso nella sfera religiosa di un altro. Ma il pulpito sì, può essere messo in discussione. Tanto più se il predicatore tuona sentenze un po' contraddittorie con la propria vita privata. Che a quel punto, come insegnano le democrazie più serie, non può che essere meno privata.
    Forse il cattolicissimo Renato Farina esagera quando scrive, a proposito di certe battaglie ipocrite e pelose sul crocifisso, che si tratta di una «truffa morale». E magari il titolo sferzante dell'altro giorno su Libero («Il Parlamento dei divorziati boccia il divorzio») che ricordava come tutti i leader del centrodestra abbiano un matrimonio fallito alle spalle, non era rispettosissimo dei tormenti che angosciano molti cattolici divorziati.
    E' certo però che, se non ci fosse stato quel Concilio Vaticano II che lui disprezza come una svolta «verso gli illuministi dimenticando che gli illuministi davano contro il Papa» o origine «del ´68, della crisi della famiglia, della globalizzazione», il Senatùr sarebbe potuto essere oggi additato alla pubblica riprovazione come Mauro Bellandi e Loriana Nunziati, i due sposi bollati a Prato nel 1958 come «pubblici peccatori» dal vescovo Pietro Fordelli, secondo cui il loro matrimonio civile era solo come «l'inizio d'uno scandaloso concubinato». La Chiesa, si sa, guarda oltre il destino del singolo individuo.
    Perfino oltre l'ipocrisia. Basti ricordare quanto racconta Baron Beyens in Quatre ans à Rome a proposito di Benito Mussolini, che si era sì fatto conoscere come un mangiapreti ma era subito piaciuto al Vaticano per «la sollecitudine con cui acconsentì a rimettere il crocifisso nelle scuole e a ristabilire per tutti gli studenti l'osservanza delle festività di San Pietro, San Giuseppe e dell'Immacolata Concezione». Il crescente fastidio con cui, sui giornali e nelle radio cattolici ma soprattutto nelle parrocchie vengono accolte le intemerate pseudo-religiose bossiane segnala perciò qualcosa di più che l'imbarazzo per un «gendarme» ingombrante non voluto. Il punto, che riguarda non solo i cattolici ma anche i laici convinti come il Croce citato da Ciampi che «non possiamo non dirci cristiani», è: può difendere il crocifisso chi leva il calice al dio Po? Lui stesso, il leader leghista, ha detto un giorno: «I popoli musulmani hanno una serie di valori superiori a quelli degli occidentali orientati al mercato e all'individualismo». Voleva dire: per sostenere le proprie ragioni occorre crederci sul serio. Parole d'oro.
    Per carità: libera coppia in libero Stato. Sono lontani, grazie a Dio, i tempi in cui Fausto Coppi e la Dama Bianca venivano processati perché «adulteri». E lontane le requisitorie come quella del procuratore generale della Repubblica Pietro Trombi contro l'amore espresso con «quei baci saltellanti che non risparmiano un centimetro quadrato dell'epidermide facciale del soggetto maschio o femmina, quei baci a mordicchio, a risucchio, a ventosa, ad aspirapolvere, così stucchevoli da annoiare anche il più cretino e smidollato ricercatore di emozioni erotiche».
    Ma fatecelo dire: è l'uomo giusto per difendere il crocifisso uno come Roberto Castelli che si «sposò» con la nuova compagna alla fine di maggio del 1998 con un «matrimonio celtico»? O il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli che portò all'altare (di Odino) Sabina Negri, autrice del libro Secessione, viaggio nel Nord inquieto giurando «davanti al fuoco che purifica» e brindando con «il sidro che le mani delle nostre donne hanno spremuto dai frutti della terra genitrice»? O lo stesso Umberto Bossi che arrivò a dire non solo che Wojtyla «è il re di Roma Oltretevere che si mangiò una banca per finanziare Solidarnosc e ha molta gente disposta a piegare il culo tutte le mattine verso la Mecca romana» oppure che «la Chiesa cattolica è una setta» ma addirittura che «il Vaticano è il vero nemico che le camicie verdi affogheranno nel water della storia»? Dice il capogruppo leghista Alessandro Cè che, a leggere le reazioni dentro l'Ulivo alla sentenza sul crocifisso in aula, è «rimasto esterrefatto davanti a tanta ipocrisia». Ha ragione: si sono sentite delle voci stonate. Come furono sacrosante, a suo tempo, le tirate d'orecchi («ipocrita») che un pezzo della sinistra fece a Massimo D'Alema quando diede un saggio di ambiguità pelosa, lui, capo del governo, sulle scuole cattoliche. Ma chiunque abbia, anche da laico, un po' di rispetto per la fede, il cristianesimo, la grazia, il crocifisso, non può accettare che questa fede sia spacciata oggi come un «sistema di tradizioni» che identificano il popolo italiano. Perché, se la fede è ridotta solo a quello, forma e storia e costumi e tradizioni, che differenza c'è tra una messa e una fiera della castagna, un battesimo e una «sagra del peocio»?

    Gian Antonio Stella


  2. #2
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    Brunik, manca l'opzione "altro "

  3. #3
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    In origine postato da pensiero
    Brunik, manca l'opzione "altro "
    Hey, Pensiero, tu che sei dell'ambiente, mi spieghi com'è che ci si fa a sposare col rito celtico?

  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da brunik
    Hey, Pensiero, tu che sei dell'ambiente, mi spieghi com'è che ci si fa a sposare col rito celtico?
    A dir la verità non ne so molto, ho visto cmq la cerimonia in occasione di una Festa a Pontida, e non è per niente male credo cmq che sia un qualcosa in più e che dopo ci sia anche la cermonia religiosa e civile....

  5. #5
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    In origine postato da pensiero
    .....credo cmq che sia un qualcosa in più e che dopo ci sia anche la cermonia religiosa e civile....
    Non c'è dubbio che dopo serve un matrimonio "vero". Come tutte le cerimonie "padane" è solo una sceneggiata per i buontemponi o per i "poveri di spirito".

 

 

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