Ida Magli: i primi che devono capirlo sono gli uomini della Chiesa
Igor Iezzi
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Il crocefisso verrà letteralmente strappato dalle aule scolastiche da un magistrato che ha dato ascolto ad un fanatico come Adel Smith. Secondo l'antropologa ed opinionista Ida Magli qualcuno ha preparato il terreno e la colpa principale è, nonostante sembri paradossale, della Chiesa, troppo debole di fronte a certi attacchi. La nota antropologa parte da una considerazione fin troppo banale: le religioni non sono tutte uguali, tutte le culture hanno una propria spiritualità che va difesa. Purtroppo di questa ovvietà non sembra esserne consapevole la stessa Chiesa cattolica, troppo incline ad un facile e deleterio ecumenismo che porta all'annullamento della nostra identità, non solo religiosa.
Magli, qual è il suo commento sulla vicenda dei crocifissi?
«Da un punto di vista giuridico non ho sufficienti competenze per dire cosa doveva fare il giudice. Ritengo che, visto anche l'intervento del Presidente della Repubblica e capo della magistratura per difendere il crocifisso, non fossero sufficienti neanche quelle motivazioni giuridiche addotte. L'aspetto principale, la novità, è che in Italia nessuno si era mai azzardato a chiedere una simile cosa ufficialmente. Gli ebrei, per esempio, non hanno mai chiesto una cosa simile, contro la sensibilità religiosa degli italiani. Neanche gli stessi mussulmani lo avevano mai chiesto fino a quando non hanno ritenuto che lo Stato italiano fosse già in qualche modo disponibile a discutere la cosa».
In questi ultimi tempi di proposte che vanno ad instaurare privilegi per i mussulmani ne sono state fatte molte
«Certo, c'è stata un'accelerazione impressionante e i mussulmani credono di aver conquistato diritti e privilegi. Questo signore che ha portato avanti una simile iniziativa non è uno sprovveduto, ma era consapevole di raggiungere qualche risultato»
Crede che sia stato preparato il terreno a simili richieste e a simili proposte?
«Sicuramente sì. E' inutile appellarsi al fatto che viviamo in un paese democratico e civile quando si tratta di questioni che vanno contro gli interessi degli italiani. Io credo che sia soprattutto una responsabilità dei politici, eletti per difendere gli interessi degli italiani, non di tutto il mondo. Altrimenti significherebbe trasformare l'Italia in un approdo per chiunque, come già avviene. Se qualcuno universalizza, come fa la sinistra, il concetto di gruppo, affermando che "tutto il mondo è un gruppo unico", muore la politica, che dovrebbe essere funzionale agli interessi di un popolo ben definito»
Ma tutti si sono opposti alla decisione del giudice dell'Aquila?
«Si sono dimostrati contrari ma ormai il sasso è stato lanciato e sicuramente ci riproveranno, è stato un assaggio, un primo passo. La reazione della Chiesa è stata debolissima. Non si appella neanche al fatto che l'Italia è un Paese cattolico, ma lancia inviti flebili alla coscienza popolare o fa riferimenti ai patti lateranensi: insomma ad una serie di cose che rappresentano un tentativo difensivo, sono all'angolo. Questa posizione è debolissima. Non capisco perchè la Caritas difende gli immigrati, come se non si sapesse che poi sono gli stessi extracomunitari che chiedono o, come in questo caso, sostengono simili iniziative. Perchè la Chiesa sta tagliando l'albero sulla quale è seduta?»
A questa domanda si dà anche una risposta?
«Potrei dire una cosa che non vorrei sembrasse troppo forte: odia talmente l'Italia e gli italiani da preferire che vadano alla malora piuttosto che farli sopravvivere? Questa è un'altra domanda perchè la risposta non la conosco. La percezione che ho continuamente è questa. Perchè?»
Anche Fini, con la sua proposta di concedere il voto agli immigrati, contribuisce a questo clima?
«Io non so se i due avvenimenti siano o no una coincidenza, bisognerebbe verificare. Colpisce vedere come i presunti difensori dell'identità nazionale poi facciano tali proposte. Il voto amministrativo non è, come affermano loro, cosa diversa dal voto politico. Sono la stessa cosa. La Costituzione non si può cambiare ogni volta che fa comodo a qualcuno. Io tra l'altro non sono neanche d'accordo con quanto dice Bossi quando parla di quote per gli immigrati perchè lo trovo morbido: altro che quote, qui bisogna dire che non deve entrare più nessuno e basta».
Lei ha parlato di comunità ebraica, ma Margherita Hack ha detto che "nessuno vieta a chi è cristiano di rispettare il crocifisso, liberissimo di farlo, ma perchè si deve imporre anche a chi non ci crede?"
«Questa affermazione mi stupisce. Si è aggregata ai mussulmani perchè sono più forti. Non giochiamo con le parole. L'Islam ha una forza propulsiva notevole che può modificare lo stato di realtà nel quale viviamo. Ma come, tutti omaggiano il Papa in ogni modo e poi ci si sente offesi per l'esposizione del crocifisso?»
Molti rispondono che, invece di togliere il crocifisso, bisognerebbe affiancargli i simboli di altre religioni. Lei condivide questa proposta?
«No, assolutamente no. L'Italia è un paese diverso da tutti gli altri dove la Chiesa ha avuto un ruolo maggiore. La situazione del cattolicesimo in Italia è molto diversa dalle altre religioni».
Siamo di fronte al tentativo di mettere tutte le religioni sullo stesso piano?
«E' chiaro. Vogliono andare in questa direzione»
Insomma, le religioni non sono tutte uguali ma i primi che dovrebbero rendersi conto di questa verità sono gli uomini di Chiesa?
«Certamente. La gerarchia della Chiesa è stata messa a tacere da questo Papa che, osannato da tutti, non ha fatto progredire il cristianesimo. Quando qualcuno, come Biffi, lancia moniti contro l'immigrazione viene fatto tacere. Sono loro stessi a dire di dover rievangelizzare l'Europa».
Sono andati nel terzo mondo, ma hanno perso l'Europa?
«E' vero, solo che nel terzo mondo non hanno guadagnato nulla. Guardi l'Africa, è quasi tutta mussulmana. Per cercare l'Africa hanno perso le radici, l'Italia e l'Europa»
[Data pubblicazione: 31/10/2003]




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