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Discussione: Andreotti Assolto

  1. #11
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    In Origine Postato da afam
    Da quel che ricordo noi abbiamo 2 gradi di giurisdizione nel merito e un grado (Cassazione) di legittimità.

    Questo vuol dire che la cassazione non può intervenire sulla sentenza di Appello a meno che ravvisi un difetto di legittimità, mai sul merito.

    Sarà interessante, per questo, leggere la motivazione.

    Quanto ad Andreotti è, per ben altre ragioni, decisamente "out".
    da il foglio

    Gli smentiti
    L’assoluzione di Andreotti dovrebbe sconfessare per sempre chi lo ha accusato. Ma c’è un ma
    --------------------------------------------------------------------------------
    Roma. Nella botola doveva finirci lui, Giulio Andreotti, con tutte le sue furbizie e tutto l’odore di zolfo che la lunga carriera politica gli aveva appiccicato addosso. Ma ora che la Cassazione gli ha definitivamente cancellato la condanna per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, nella botola del palcoscenico giudiziario finiscono uno dopo l’altro i suoi accusatori: quelli che, dal ’93 in poi, hanno detto di sapere e non sapevano, quelli che hanno giurato di avere visto ed erano invece spergiuri. E’ una botola grande quella degli smentiti. Ci sono almeno sette pentiti e tutti di grosso calibro. Per acquistare le loro verità lo Stato ha pagato oro, ma hanno raccontato soltanto bugie. E Luciano Violante o Gian Carlo Caselli o i pubblici ministeri di Palermo e Perugia o tutti gli altri magistrati che hanno istruito il processo del secolo sono anch’essi nella bolgia degli smentiti? Difficile dirlo. Loro ci hanno provato. Qualcuno lo ha fatto pure per calcolo politico; ma tanti altri possono avere agito per sete di giustizia o, più semplicemente, perché ci credevano: chi potrà mai negare l’onestà delle intenzioni? Nella bolgia, intanto, ci sono quelli che la Cassazione, ieri, ha bollato ancora una volta come “inattendibili”. Teoricamente non ne dovremmo sentire più parlare. Ma si sa come vanno le cose nella giustizia italiana. E questo breve dizionario può servire anche a prevedere le possibili sorprese. B, come Buscetta. Il Buscetta smentito dalla Cassazione non è il don Masino che aiutò Giovanni Falcone a ricostruire potere e nefandezze della mafia siciliana. E’ il secondo Buscetta. Quello che, interrogato da Luciano Violante, presidente della Commissione parlamentare antimafia, nel novembre del ’93 a Roma, parla per la prima volta di “entità”. Di una entità che sta sopra il palermitano Salvo Lima ed è il referente romano dei boss. Ecco la parola magica: l’entità. Che diventa subito dopo Giulio Andreotti. Ed è per fare un favore a lui che i cugini Nino e Ignazio Salvo, su richiesta di Lima, organizzano l’assassinio di Pecorelli, la cui agenzia ogni settimana mette in croce il senatore. Buscetta dice di avere appreso la notizia da due boss: prima da Stefano Bontade, e poi, nel 1982, da Gaetano Badalamenti. E precisa: “Non so dire se Andreotti avesse richiesto il favore o l’omicidio fosse stato eseguito senza sua richiesta”. Dettagli inutili. La Cassazione ha spazzato tutto: mancano prove e movente. D, come Di Maggio. Il sentito dire di Buscetta non basta, ci vuole la testimonianza di un contatto fisico tra l’entità e un padrino. Ed ecco il bacio con Totò Riina, in casa di Ignazio Salvo. “Ve lo giuro, ho visto tutto con i miei occhi”, si sbraccia Balduccio. Ma dice una gran “minchiata”. Glielo rinfaccia un altro boss, e che boss: Giovanni Brusca, l’uomo della strage di Capaci. Che davanti ai giudici racconta: “Nemmeno a questo hanno creduto, e Caselli mi ha denunciato per calunnia, per calunnia contro Di Maggio. Lui faceva il pentito ed era tornato in Sicilia per ammazzare. Lo diceva nelle telefonate che hanno nel cassetto. E a me, che gliele ho tradotte e gliele ho spiegate, mi hanno denunciato per calunnia”. F, come Ferrante. E’ il pentito che con Salvatore Cancemi, Francesco Onorato e Gaspare Mutolo fa da “riscontro” a Di Maggio. La cosiddetta “convergenza del molteplice”, teorizzata da Caselli e dal suo aggiunto Guido Lo Forte. “Mi viene chiesto”, recita Giovan Battista Ferrante nel verbale dell’aprile ’97, “quanto eventualmente a mia conoscenza in ordine ai rapporti tra Cosa nostra e uomini o entità estranei all’organizzazione che possono essere collegati…”. Ferrante dà le risposte che deve dare, ma allarga il discorso. “Poiché mi chiedete di dire in modo esplicito a quale entità il Riina si riferisse, una volta per tutte vi dico…”. Ed eccoci che tra le entità compare pure la massoneria. Musica per le orecchie dei pubblici ministeri impegnati sui “Sistemi criminali”, un’inchiesta che anche se archiviata, si chiude e si riapre. Perchè tra le carte si parla tanto di Silvio Berlusconi. E non si sa mai. Ferrante, anche se nella botola degli smentiti, può da un momento all’altro risuscitare. P, come Pennino. Era boss e, politicamente parlando, un portaborse della sezione Dc di Ciaculli. Quando si pentì, Caselli e i pm del processo Andreotti lo definirono “il Buscetta della politica”. Con queste parole: “… ha fornito con le sue dichiarazioni un quadro che non è esagerato definire impressionante del potere di controllo pressocchè globale esercitato per decenni da Cosa nostra sul mondo politico palermitano, anche nelle sue proiezioni nazionali…”. Nel “quadro impressionante” Pennino racconta la trama dei rapporti politici tra Andreotti, Lima, e i cugini Salvo. “Un sistema criminale”, sottolinea lui. Prenotandosi un posto di riguardo nell’inchiesta che non si chiude mai. Rincontreremo pure lui.


    e i miliardi per i pentiti chi li ha sborsati?
    sono d'accordo che andreotti e out, ma ripeto, è grazie a i violante, caselli , lo forte che è tornato sul piedistallo, inutile negarlo

  2. #12
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    In Origine Postato da svicolone
    da il foglio

    legge il Corriere della Sera lui

  3. #13
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    perché non è la prima volta che sento questa frase? Perché l'ho già letta su altri 3ds, con parole solo leggermente cambiate? Perché penso che leggiate tutti gli editoriali sul Giornale o su Libero e poi li ripetiate tutti a pappagallo?
    Perchè è la "nuda" realtà??


  4. #14
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    legge il Corriere della Sera lui
    Prima o dopo la "cassazione" di De Bortoli?

  5. #15
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    In Origine Postato da afam
    Sarà interessante, per questo, leggere la motivazione.

    Quanto ad Andreotti è, per ben altre ragioni, decisamente "out".
    Lo "dissi" anche "di la" al liberale Pieffebi.
    Sia di aspettare la motivazione che il comune giudizio che abbiamo, a prescindere, del Divo Giulio.

    Ti risparmio la replica....

  6. #16
    Araldo
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    Non dimenticate che la famiglia di questo uomo e' l'Italia onesta chiede giustizia!!!

    Buscetta e' stato considerato piu' volte attendibile ed alle sue dichiarazione hanno sempre corrisposto i riscontri delle ricerche fatte dagli inquirenti, a Perugia (andreotti) come a Palermo (mafia).

    Saluti

  7. #17
    Araldo
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    I giudici: "Il delitto Pecorelli nell'interesse di Andreotti"

    "Non voleva che il giornalista pubblicasse notizie scottanti"


    PERUGIA - Giulio Andreotti è stato "l'ideatore" dell'omicido Pecorelli, che era "nel suo interesse". E' questo il senso delle quasi 400 pagine di motivazioni della sentenza di condanna emessa il 17 novembre scorso a Perugia nei confronti del senatore a vita. Che in quella occasione è stato condannato in appello a 24 anni di carcere assieme al boss mafioso Gaetano Badalamenti. Andreotti e Badalamenti erano stati invece assolti in primo grado, così come gli altri imputati Claudio Vitalone, Giuseppe Calò, Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati, per i quali l'assoluzione era stata confermata anche in secondo grado.

    Secondo i giudici del capoluogo umbro "il movente del delitto è collegato eziologicamente (con un nesso causale, ndr) all'attività di giornalista di Mino Pecorelli". Andreotti quindi - si legge ancora nelle motivazioni - "aveva un forte interesse a che il direttore di Op non pubblicasse certe notizie scottanti o le pubblicasse comunque in maniera addolcita".

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    Queste notizie, secondo quanto dichiarato da Buscetta e ritenuto credibile dai giudici, provenivano da documenti segreti che Pecorelli avrebbe scoperto grazie anche alla collaborazione con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e dai quali potevano emergere alcuni retroscena riguardanti il sequestro e poi l'uccisione di Aldo Moro.

    E' invece "destituito di ogni fondamento" il teorema accusatorio del pubblico ministero riguardo alle posizioni di Claudio Vitalone (che all'epoca era uno dei più stretti collaboratori di Andreotti), dei mafiosi Giuseppe Calò, Michelangelo La Barbera e del boss della banda della Magliana Massimo Carminati. Per i quattro, infatti, l'impianto accusatorio si basava sulle dichiarazioni di alcuni pentiti della banda della Magliana (Vittorio Carnovale, Fabiola Moretti, Maurizio Abbatino, Antonio Mancini e Chiara Zossolo) giudicate dalla corte "inattendibili".

    Carmine "Mino" Pecorelli fu ucciso a Roma il 20 marzo del 1979 con quattro colpi di pistola dopo avere lasciato la redazione del suo giornale, "Op". Una prima indagine coinvolse Massimo Carminati, Licio Gelli, Antonio Viezzer, Cristiano e Valerio Fioravanti. Che però nel 1991 furono tutti prosciolti. Nel 1993, la svolta: il pentito Tommaso Buscetta, interrogato dai magistrati di Palermo, accusa Giulio Andreotti, e in base a quelle dichiarazioni nella inchiesta entrano anche Gaetano Badalamenti e Giuseppe Calò. Nell'agosto dello stesso anno le dichiarazioni dei pentiti della banda della Magliana, in particolare quelle di Vittorio Carnovale, coinvolgono l'allora magistrato romano Claudio Vitalone.

    L'11 aprile del 1996 comincia formalmente il processo. Il 30 aprile i pm chiedono l'ergastolo per tutti gli imputati. Ma il 24 settembre del 1999 arriva la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati. Sentenza che nel caso di Andreotti e Badalamenti viene rovesciata nel processo di appello.



    -------------------------------------------------------------


    Questo il riassunto delle puntate precedenti, poi sappiamo come e' andata.

    Saluti

  8. #18
    Araldo
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    Dopo l'assoluzione del senatore a vita, il circo televisivo offre un colpo di spugna ai politici coinvolti in tangentopoli e nelle trame mafiose.

    Al gran bazar di Andreotti


    Si offrono indulgenze per tutti i peccati nel gran bazar televisivo messo in onda un minuto dopo l'assoluzione di Andreotti. I grandi protettori della mafia e i grandi corruttori di tangentopoli vanno direttamente in paradiso, come i martiri, senza passare per il purgatorio. L'inferno spalanca le sue tenebre roventi ai Pasolini, ai Violante, ai Caselli, ai Borrelli, ai Tano Grasso, ai Falcone, ai Borsellino, a tutti quegli intellettuali, quei politici quei magistrati, sindacalisti, poliziotti, vivi o morti per mano mafiosa, che hanno lottato contro la mafia, contro le stragi, contro il malaffare, contro pezzi dello Stato e dei partiti complici o ricattati dal potere criminale.
    E vero che Aldo Moro disse, come è stato ricordato da uno degli ospiti di Porta a Porta, «non ci farete un processo in piazza», ma va ricordato che in quel momento era in gioco la sua svolta, il tentativo di allargare l'alleanza di governo a tutte le forze politiche democratiche, che era la condizione per dare al paese un governo finalmente sovrano, non compromesso con gli intrighi atlantici, in grado di difendersi dai tentativi di golpe, di combattere la mafia e l'eversione: il che avrebbe permesso di avviare nel suo partito un processo per liberarlo dai condizionamenti dei politici eletti con i voti mafiosi e dei finanzieri collusi con i boss, come Michele Sindona, grande amico di Andreotti. E Moro è stato ucciso.

    La Cassazione ha riconosciuto la piena estraneità di Andreotti al delitto Pecorelli, liberando finalmente i cittadini italiani dall'incubo di sentire ogni sera alla tv lezioni di politica e di morale da un ex presidente del Consiglio condannato a 24 anni come mandante di un omicidio. Almeno da oggi Andreotti ci apparirà solo nella rispettabilissima veste di senatore a vita. Mino Pecorelli, che poteva accedere a documenti segretissimi, aveva molti amici e nemici nei palazzi del potere: Andreotti non era sicuramente tra i primi. Ma la Cassazione, a differenza dai giudici d'appello di Perugia, non ha dato credito alla versione di Buscetta, che riferì di aver sentito dire dal vecchio boss Badalamenti che quell'omicidio era stato ordinato dal capomafia Bontade e dai cugini Salvo, nell'interesse di Andreotti. I tre gradi di giudizio sono una garanzia per ogni cittadino: alla fine c'è un'assoluzione o una condanna. Non è accettabile che quando un potente è assolto si facciano nei palazzi del potere trofei di vittoria, mentre quando è condannato si scarichino sui giudici valanghe di contumelie: deviati mentali, toghe rosse, complottatori. Al senatore a vita va riconosciuto il merito di aver affrontato con serenità il calvario di un lungo processo, senza campagne di deligittimazione contro i giudici, ma valendosi di bravi avvocati non reclutati tra i parlamentari del suo partito. Un modello non seguito da Berlusconi e Previti.

    La vecchia democrazia cristiana votò nel 1992 la relazione della commissione antimafia in cui si faceva riferimento alle responsabilità politiche di Andreotti per lo strapotere della mafia. A Porta a Porta due ex dc Giovanardi e Mastella, oggi esponenti il primo della maggioranza e il secondo dell'opposizione, hanno ricordato quel voto come una macchia sul candido peplo del loro partito. Ma di che si vergognano gli ex democristiani? Con che faccia la Dc poteva negare l'attendibilità di tutto ciò che avevano raccontato i pentiti, e di cui i magistrati avevano trovato conferma, sui rapporti tra la corrente androttiana in Sicilia e la mafia? La difesa di Andreotti, ha pienamente diritto a dichiarare al popolo di Vespa che non è oro colato quello che hanno detto i pentiti. Ma bisogna che magistrati, polizia e carabinieri, fossero dementi per bere tutto, senza fare verifiche, dementi fino al punto- ci ha ironizzato su uno dei difensori di Andreotti- di non accorgersi che i pentiti cercavano di rendere omogenee le loro versioni ascoltando le cronache dei processi trasmesse da radio radicale. Le 378 condanne all'ergastolo contro uomini della mafia, fondate sulle rivelazioni dei pentiti, sarebbero il frutto di questa epidemia di demenzialità da cui Violante avrebbe tratto ispirazione per il suo complotto? Per Taormina Andreotti e Vitalone «sono due martiri delle toghe rosse agli ordini di Violante per distruggere la dc». Paolo Guzzanti, sul Giornale, visto che il gran bazar di Andreotti offre di tutto, se la prende anche con la commissione stragi «luogo di costruzioni idelogiche fantastiche e disastrose, gomitoli e grovigli, accuse e sospetti, senza alcuna verità accertata».

    Il 2 maggio scorso la corte d'appello di Palermo ha assolto Andreotti dall'accusa di associazione mafiosa per i fatti posteriori al 1980. Per il periodo precedente, quello in cui secondo il pentito Marino Mannoia sarebbe avvenuto l'incontro tra Andreotti e il capo mafia Bontade, i giudici non hanno assolto il senatore a vita ma hanno dichiarato prescritto il reato.

    Per quasi quarant'anni che cosa è stata la mafia per la Dc? Un solo dato dovrebbe far riflettere: dal 1946 al 1948 furono uccisi in Sicilia dalla mafia 22 dirigenti contadini e sindacalisti. Nessuno dei processi per quegli omicidi di concluse con una condanna. Sarà una storia lunghissima quella dell'impunità mafiosa garantita dalle correnti democristiane che prendevano i voti mafiosi.

    Annibale Paloscia


    ---------------------------------------------------------------------------------


    Concordo

    Saluti

  9. #19
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    Da quel che ricordo noi abbiamo 2 gradi di giurisdizione nel merito e un grado (Cassazione) di legittimità.

    Questo vuol dire che la cassazione non può intervenire sulla sentenza di Appello a meno che ravvisi un difetto di legittimità, mai sul merito.

    Sarà interessante, per questo, leggere la motivazione.

    Quanto ad Andreotti è, per ben altre ragioni, decisamente "out".
    Se non erro, e' proprio sul merito che la Corte di Cassazione sembra sia intervenuta, assolvendo "per non aver commesso il fatto". Intendiamoci, se non e' colpevole e' ovviamente un bene che finisca cosi' pero'...
    Si, sara' interessante leggere la motivazione.
    Saluti.

  10. #20
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    In Origine Postato da Volodate


    Non dimenticate che la famiglia di questo uomo e' l'Italia onesta chiede giustizia!!!

    Buscetta e' stato considerato piu' volte attendibile ed alle sue dichiarazione hanno sempre corrisposto i riscontri delle ricerche fatte dagli inquirenti, a Perugia (andreotti) come a Palermo (mafia).

    Saluti

 

 
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