Con 49 ricercatori e 33 alpinisti impegnati sull’Everest e sul K2 e 9 progetti di ricerca per i quali si prevede un investimento complessivo di almeno 600.000 euro, si prepara a partire la più grande spedizione scientifico-alpinistica italiana e la più grande mai affrontata sulle montagne più alte del mondo. Si chiama "K2 2004, 50 anni dopo" ed è stata organizzata per i 50 anni dalla spedizione guidata nel 1954 da Ardito Desio, che portò l’Italia a conquistare la vetta del K2.
"Saranno condotti i più grandi progetti di ricerca sulla montagna varati in Italia dopo quelli di Desio", commenta il presidente dell’Istituto nazionale per la ricerca sulla montagna (Inrm), Giancarlo Morandi. L’Inrm coordina e finanzia i progetti scientifici della "K2 2004", proseguendo così la tradizione di ricerca su Everest e K2 condotta dal progetto Ev-K2-Cnr.
"È in assoluto il più grande progetto alpinistico-scientifico mai affrontato attorno alle montagne dell’Himalaia", ha detto il capo-spedizione Agostino Da Polenza, uno degli eredi di Ardito Desio, in un incontro organizzato al Passo dello Stelvio per presentare i programmi scientifici della spedizione.
La prima delle due spedizioni previste dal progetto partirà il 6 aprile, diretta all’Everest. Il rientro è previsto tra fine maggio e i primi di giugno. In questo stesso periodo partirà per il K2 il primo gruppo di alpinisti, che andrà a installare il campo base. Dopo una decina di giorni di riposo, alpinisti e ricercatori rientrati dall’Everest partiranno per il K2, dove si ricongiungeranno tutte le squadre.
"Sicuramente- ha detto Agostino Da Polenza- anche per me è un progetto difficile. L’apice della mia carriera è riuscire a organizzare un progetto che prevede due spedizioni sulle montagne più alte della Terra e nel quale la componente alpinistica e quella scientifica hanno pari importanza". In questi casi, ha aggiunto, "il ruolo di capo-spedizione è molto complesso e delicato". Si tratta infatti di riuscire a conciliare gli interessi atletici degli alpinisti, per i quali raggiungere la vetta è l’obiettivo numero uno, con quelli dei ricercatori, interessati ad ottenere risultati scientifici. "Tutto questo- ha rilevato Da Polenza- richiede sia un duro processo di preparazione, già cominciato, e poi sul campo richiede una gestione estremamente delicata dal punto di vista delle relazioni umane".
Le misure più precise della quota di Everest e K2, le prime ricerche sui geni che adattano l’uomo alle alte quote (ma che permetteranno anche di studiare meglio molte malattie respiratorie), la ricerca di sostanze inquinanti nelle nevi e nei ghiacciai sono soltanto alcune delle aree di ricerca della spedizione.
"In Italia ci sono molte polemiche sulle spese per la ricerca, mentre questo è un esempio virtuoso di uso dei soldi pubblici destinati all’attività scientifica", ha osservato Morandi. I progetti di ricerca previsti nella spedizione fanno parte delle attività dell’Inrm per il triennio 2003-2005, che prevede un finanziamento complessivo di circa 800.000 euro. Di questa cifra, 600.000 euro sono destinati ai progetti della spedizione, compresi i costi per gli strumenti e la logistica.
"Alcuni degli strumenti progettati e realizzati per la spedizione- ha rilevato il presidente dell’Inrm- sono prototipi che potranno essere utilizzati anche per altre ricerche sul territorio italiano".
Uno dei fiori all’occhiello della "K2 2004" è comunque il fatto che è stata progettata sotto ogni dettaglio per essere la prima spedizione eco-compatibile. "Purtroppo in seguito alle spedizioni alpinistiche- ha osservato Morandi- molti territori restano pieni di rifiuti. Abbiamo deciso così di varare un progetto per stabilire le regole per frequentare la montagna in modo da non offenderla. Sono norme valide- ha concluso- tanto per le spedizioni himalaiane quanto per le montagne di casa nostra".
La caccia ai geni che permettono di adattarsi alla vita in alta quota, lo studio dei "ghiacciai neri", destinati a diventare sempre più numerosi anche sulle nostre Alpi, le prime misure precise dell’altezza delle montagne più alte del mondo: così la ricerca italiana si prepara a interrogare gli archivi della natura nella spedizione "K2 2004, 50 anni dopo". "Con questo progetto esamineremo lo stato di salute del mondo attraverso i suoi archivi", dice il presidente dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Montagna (Inrm), Giancarlo Morandi. I progetti puntano a studiare le nevi, interrogandole alla ricerca di inquinanti, a prevedere l’evoluzione dei ghiacciai, a comprendere i meccanismi con cui l’uomo si adatta alla vita in alta quota sia con l’aiuto della genetica sia con tecnologie all’avanguardia.
"Per la prima volta una squadra così corposa di ricercatori e alpinisti lavorerà sulle due montagne più alte della Terra", ha detto il coordinatore dei progetti scientifici per l’Inrm, Enrico Bernieri. Questi i punti salienti del programma.

- La caccia ai geni dell’alta quota. Dati fisiologici e analisi del dna delle popolazioni tibetane permetteranno di conoscere come l’organismo umano si adatta alla vita in alta quota. Le popolazioni del Tibet sono infatti le uniche al mondo in grado di vivere bene in alta quota, chiarisce il coordinatore della ricerca, Claudio Marconi, dell’Istituto di Fisiologia molecolare del Cnr a Segrate. Su una quindicina di tibetani, tutti intorno ai 20 anni, il progetto studierà il fenomeno dell’ipossia, ossia la riduzione della percentuale di ossigeno nel sangue arterioso dovuta all’alta quota. Fornità così nuovi strumenti per studiare i fenomeni di ossidazione legati ad alcune malattie cardiorespiratorie e all’invecchiamento.

- La tecno-maglietta con sensori. Si chiama life-shirt, pesa due etti ed è la maglietta che, grazie ai suoi sensori, permetterà di controllare giorno e notte come cambiano in alta quota i valori relativi alla respirazione, all’attività del cuore e all’ossigenazione, spiega la coordinatrice del progetto, Annalisa Cogo. Tutti i sensori della maglietta sono collegati a un computer palmare, che registra i dati.

- Il piccolo georadar che misurerà i giganti della terra. K2 ed Everest non avranno più segreti grazie al Georadar, dice il responsabile della ricerca, Giorgio Poretti, dell’Università di Trieste. Il nuovo strumento fornirà la prima mappa della cima rocciosa delle due montagne, misurando lo spessore della calotta di neve che ne riveste la cima. Pesante meno di 5 chilogrammi, è il più piccolo strumento di questo tipo esistente e potrà essere utilizzato in futuro al servizio del soccorso alpino, per individuare corpi sepolti da valanghe.

- L’avanzata dei ghiacciai neri. Dopo 50 anni ricercatori e alpinisti torneranno sui ghiacciai studiati da Ardito Desio per studiarne la trasformazione. La loro attenzione si concentrerà sui "ghiacciai neri", chiamati così per il manto di detriti che li ricopre: in seguito allo scioglimento dei ghiacciai, i loro versanti rocciosi si degradano e le rocce cadono sul ghiacciaio, ammantandolo di detriti. "È un fenomeno che si sta diffondendo anche sulle Alpi e studiarlo aiuterà a formulare modelli e scenari di previsione sull’evoluzione dei ghiacciai nel prossimo millennio", spiega Guglielmina Diolaiuti, che fa parte del gruppo di glaciologia coordinato da Claudio Smiraglia, dell’università di Milano.

- I segreti delle nevi. Le nevi dell’Himalaia daranno la misura dello stato di salute del pianeta, dice il coordinatore delle ricerche ambientali Gianni Tartari, dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr di Brugherio (Milano). Campioni di neve saranno prelevati dagli alpinisti a quote diverse su Everest e K2 e, grazie alle tecnologie sofisticate che permetteranno di riportarle in Italia, saranno analizzate in cerca di inquinanti come ddt, pcb e sostanze prodotte dalla combustione di petrolio e carbone. Si studierà anche la "nube scura", chiamata dai ricercatori Atmospheric Brown Clowd, composta da inquinanti: fenomeni simili, osservati per la prima volta in Asia, sono ormai comuni in altre parti del mondo.

- Il rispetto dell’ambiente. Per la prima volta una spedizione alpinistico-scientifica viene programmata in tutte le sue fasi nel rispetto dell’ambiente. Il progetto, coordinato da Riccardo Beltramo, dell’Università di Torino, studierà la compatibilità ambientale di una spedizione in ogni sua fase.

Brescia Oggi
2. 11. 03