....fine farà?

Francesco Rutelli è passato alla controffensiva con lo scopo di arginare il tentativo di sostituirlo al congresso della Margherita
del marzo del prossimo anno. L’ex sindaco di Roma sa che Franco Marini punta a questo obiettivo e che i prodiani sembrano disposti
a giocare la stessa partita.
L’offensiva di Rutelli, al momento, è principalmente mediatica. Il leader della Margherita prima ha fatto filtrare la notizia (smentita però dai mariniani) di avere la maggioranza relativa del partito grazie ai congressi locali che si stanno svolgendo in questo periodo.
Poi ha fatto uscire la suggestiva ipotesi che tra lui e Walter Veltroni sarebbe tornata la pace e che i due avrebbero stretto un patto generazionale con lo scopo, nel caso in cui il presidente della Commissione europea Romano Prodi decidesse di non candidarsi, di costituire il ticket del 2006.
Anche questa voce, però, sembra scarsamente suffragata.
Tra il sindaco di Roma e il suo predecessore, infatti, i rapporti restano abbastanza freddi. Rutelli, ultimamente, ha fatto sponda nei Ds con Massimo D’Alema, il che contribuirebbe ad aumentare il gelo con Veltroni. Anche l’uscita di Rutelli sull’Iraq, che ha destabilizzato Piero Fassino, si inserirebbe in questa controffensiva mediatica.
Ma Marini e i suoi sembrano intenzionati ad andare avanti. Dalla sua, al momento, Rutelli sembrerebbe perciò avere una sola vera chance: la mancanza di un sostituto.
Marini sarebbe propenso a mettere alla guida della Margherita Enrico Letta, ma i prodiani guardano a questa ipotesi con qualche perplessità. Poi c’è Enrico Gasbarra, ma, per ammissione degli stessi mariniani, il presidente della Provincia di Roma non ha ancora l’autorevolezza per assumere un ruolo nazionale di questo tipo.

Il problema della collocazione europea della lista unitaria continua a creare tensioni tra Ds e Margherita.
E’ ormai scontato che il partito di Rutelli, nell’assemblea di Bologna a metà mese, nella quale sarà chiamato a decidere su questa ipotesi, darà il via libera ufficiale con una clausola vincolante: che, appunto, gli eletti della lista unitaria riformista costituiscano un nuovo gruppo all’europarlamento.
Ma la stessa cosa, per ovvie ragioni, non può fare la Quercia, i cui vertici devono già fare fronte al malumore diffuso tra militanti e quadri periferici per l’ipotesi della lista unitaria.
E’ probabile, quindi, che entrambi i partiti, chiamati a decidere negli stessi giorni, daranno insieme il via libera all’operazione indicando però due percorsi diversi. Non è ancora dato sapere come arriveranno a una soluzione di compromesso che, al momento, sembra di difficile attuazione.

Giro di vite alla Camera dei deputati. Prima c’è stata l’elaborazione di un galateo-regolamento interno per ripristinare l’uso della cravatta per i deputati e coprire le spalle e le gambe delle deputate. Ora si sta tentando di rendere più difficile l’accesso ai giornalisti. Per la verità questa è un’operazione che è stata assecondata, senza opporre resistenza, dall’associazione della stampa parlamentare.
Anzi, addirittura favorita. I questori della Camera avevano fatto notare che i permessi giornalieri consegnati ai giornalisti non iscritti all’Associazione erano molto aumentati. Senza battere ciglio l’Associazione della stampa parlamentare ha deciso di limitare l’ingresso ai giornalisti fino a renderlo, alle volte, quasi impossibile. Le proteste dei cronisti che non sono riusciti a svolgere il proprio lavoro sono rimaste finora inascoltate.
A qualche malcapitato giunto alla Camera con giustificazione scritta della direzione del proprio giornale è stata contestata la motivazione contenuta nella lettera d’accredito. Tempi difficili quelli in cui i giornalisti stessi decidono di limitare la libertà di stampa all’interno del Palazzo.

Sarà senz’altro una delle maldicenze che girano a Montecitorio quella secondo cui Luciano Violante starebbe muovendo mari e monti per ottenere che il Csm modifichi la direttiva sui pm, quella che esclude dal pool antimafia di Palermo il duo Scarpinato-Lo Forte. Una maldicenza e una malignità, senz’altro, contro il capogruppo dei Ds che non è stato difeso esplicitamente dalla Margherita (e freddamente da molti altri) per le accuse rivoltegli dalla CdL sul processo Andreotti.
Ma gira, gira, gira. Rebus europeo: con chi stare?

saluti