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    Predefinito Ogm, non li vuole proprio nessuno

    Una strategia accerchiante, mirata, articolata. Il fronte anti-biotech che ha riunito a Roma gli Stati generali della coalizione "Liberi da ogm" e ha raccolto ieri i frutti di una lotta condotta nelle migliori tradizioni del movimento dei movimenti, compattando dietro a un unico obiettivo praticamente tutti i soggetti sociali interessati dalla questione e costringendo l'interlocutore politico, il Ministro per le Politiche agricole Alemanno, ad aprire bene le orecchie. E lui non si tira indietro ma, anzi, si assume l'impegno di "tradurre in modo trasparente la radicalità movimentista in una legge che non ne tradisca le esigenze ma che riesca a passare al vaglio europeo". Se la vicinanza con Alemanno e la sua destra sociale può mettere a disagio, non bisogna dimenticare che l'investitura della coalizione è condizionata e a tempo. Staremo a vedere se il ministro riuscirà davvero a difendere l'eccezione del "nostro modello agro-alimentare con le sue antiche tradizioni di scambio e di elaborazione", come ha detto Ciampi nel suo telegramma di benvenuto, o se si piegherà alle pressioni della lobby biotech.


    Breve storia di una vittoria

    Nel 1996, quando la Fao tenne a Roma il suo primo Summit sull'alimentazione, parlavano di ogm soltanto gli indiani. Nel corso dei quattro anni seguenti le multinazionali del biotech hanno cercato di approfittare dell'ignoranza dell'opinione pubblica per invadere i campi e il mercato, e per mettere i legislatori di fronte al fatto compiuto. La crescita del movimento anti-biotech e l'uscita dall'iniziale isolamento è stata faticosa, e se ne deve il merito soprattutto alle organizzazioni che hanno allestito la giornata di ieri e che rappresentano una fetta importante dei produttori - la Coldiretti - degli ambientalisti - Verdi Ambiente e Società - e dei consumatori - Ancc Coop. In molti hanno ricordato che nell'estate del 2000, alla manifestazione organizzata per protestare contro il convegno delle corporation biotech a Genova, malgrado le bandiere dei Verdi e di Rifondazione, l'isolamento era ancora palpabile. Pesava l'ostracismo di una parte della sinistra che accusava di oscurantismo l'opposizione agli ogm.

    Oggi, quasi quattro anni dopo avere decretato come inevitabile il passaggio all'agricoltura transgenica deciso dalle multinazionali del settore, la moratoria europea tiene, la legge sementiera italiana (la 212 del 2001) obbliga le imprese a una valutazione di impatto sul sistema agricolo mentre un sistema di etichettatura abbastanza rigido - ma potrebbe esserlo di più - spinge le corporation biotech a fuggire dall'Europa. Concreta dimostrazione che la globalizzazione corporativa, come la chiamano gli attivisti Usa, non è né incontrollabile né inarrestabile quando si trova di fronte un soggetto sociale allargato e coalizzato su obiettivi concreti.

    Difficile davvero immaginare un rifiuto più generalizzato al modello alimentare e produttivo biotecnologico. Nella coalizione degli Stati generali ci sono praticamente tutti: organizzazioni professionali agricole, dell'industria e della distribuzione agro-alimentare, associazioni ambientaliste, consumeriste e del biologico, forze politiche e rappresentanze degli enti locali, ong internazionali e organizzazioni sindacali dei lavoratori dell'agro-industria. Quasi la metà delle Regioni italiane si sono aggregate alla coalizione e, proprio ieri a Bruxelles, hanno lanciato una rete europea capeggiata da Toscana, Galles e Alta Austria, cui hanno aderito regioni francesi, tedesche e dei Paesi Baschi. Ultima arrivata, in ordine di apparizione, è l'Area Agricoltura dei Ds che, per bocca di Francesco Baldarelli ha ammesso che «nel partito ci sono forse posizioni eccessivamente positiviste» ma che l'iniziativa dell'Area «di cui ovviamente è stata informata la segreteria» non ha registrato reazioni negative. Resta qualche dubbio sul fatto che un cambio di rotta così deciso non sia preceduto - o seguito - da un dibattito interno e che su certi argomenti, come la coesistenza fra coltivazioni ogm e tradizionali, non ci sia ancora chiarezza.


    Le questioni nel piatto

    Il problema della coesistenza, ovvero la possibilità di tenere separate le filiere, è centrale. Alemanno ha fretta di presentare un Decreto legge che, assicura lui, dovrebbe fissare dei rigidi parametri per garantire in sostanza il diritto di scegliere cosa coltivare. Il problema è che tutti gli studi indipendenti dimostrano che la coesistenza è impossibile perché l'inquinamento genetico è inevitabile e, soprattutto, irreversibile. I rappresentanti delle Regioni, degli agricoltori biologici e dei consumatori l'hanno ripetuto in tutte le salse: a poco servono delle normative rigide se poi è impossibile farle rispettare e, soprattutto, se tutto il peso della loro attuazione rischia di ricadere sulle spalle dei produttori o delle Regioni - la cui scelta ogm free potrebbe essere minacciata dalla diversa scelta di una regione limitrofa. Allora niente decreto?

    «Prima di tutto non c'è nessuna fretta» ha dichiarato Antonio Onorati di Crocevia «perché la legge sementiera del 2001 è buona e può arginare l'arrivo di nuovi ogm. Chi fa credere al ministro che ci si debba scapicollare ignora, o sceglie di ignorare, che i nuovi ogm possono venire fermati applicando le leggi attuali. Comunque non bocciamo il decreto sulla coesistenza. Basta che abbia criteri strettissimi, che rendano quasi impossibile coltivare ogm nel nostro paese».

    Sabina Morandi
    Liberazione 6.11.03

  2. #2
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    Predefinito La grande coalizione anti-transgenica

    Una coalizione ampia, trasversale e dalla voce univoca per dire no agli Organismi geneticamente modificati in campo alimentare. Gli “stati generali” di chi si schiera contro gli Ogm hanno riunito mercoledì a Roma un fronte vastissimo che andava dalle maggiori organizzazioni di agricoltori (Coldiretti in primis), ai produttori e distributori alimentari (la Coop ha contribuito all'evento), dalle associazioni ambientaliste alle forze politiche del centro sinistra (ma c'erano anche esponenti di An), dai rappresentanti di 12 Regioni italiane (l'intervento più applaudito è stato quello dell'assessore emiliano Guido Tampieri) alle associazioni di consumatori pronte al boicottaggio. Insomma, un vero e proprio «patto sociale - come l'ha definito nell'introduzione Ivan Verga dell'associazione “Verdi ambiente società” - che va a rappresentare quell'80% di cittadini che si dice contrario agli Ogm e le categorie che generano oltre il 70 per cento del fatturato del settore alimentare».

    In questo modo il nostro Paese diviene un esempio unico in Europa per compattezza e larghezza delle componenti che si oppongono all'introduzione di Ogm in Italia. La fase che stiamo vivendo è infatti delicatissima. L'Unione europea ha di fatto ceduto alle pressioni delle multinazionali ed ha abbandonato la moratoria che ne contraddistingueva l'atteggiamento sugli Ogm a livello mondiale.

    «La diga si è rotta - ha commentato Luca Marcora della Margherita - ma l'Italia può ancora dire la sua e non far passare il principio della coesistenza fra Ogm e agricoltura biologica». «Dobbiamo vincere la battaglia europea - gli ha fatto eco Francesco Baldarelli dei Ds - facendo leva sugli altri paesi che come noi sono contrari agli Ogm». I due esponenti del centrosinistra, assieme a molti parlamentari di maggioranza fanno parte di un gruppo interparlamentare denominato “Ogm tolleranza zero” che ha proposto un disegno di legge che riconosca il principio della responsabilità civile e penale dei produttori di Ogm, prevedendo un assicurazione obbligatoria per le eventuali contaminazioni a prodotti biologici o convenzionali; la competenza esclusiva delle regioni in materia e un osservatorio scientifico sulle contaminazioni.

    Chi dall'assise di ieri si aspettava una sequela di dichiarazioni oscurantiste sarà certamente rimasto deluso. La parola più citata è stata infatti «ricerca scientifica», richiesta a gran voce per confutare la pretesa «non pericolosità» degli Ogm. «Noi - ha spiegato Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi - dobbiamo ribaltare l'accusa di oscurantismo dimostrando scientificamente che la coesistenza tra Ogm e prodotti biologici non è possibile».

    Un fronte così compatto dunque da far riconoscere al ministro delle Risorse agricole Gianni Alemanno che «si può dare una vera e propria svolta sulla questione Ogm». Alemanno ha giocato molto in difesa, appellandosi al rischio di impugnazione in sede europea per motivare la scelta di non bandire in modo definitivo le sementi geneticamente modificate in Italia. Il ministro ha infatti annunciato un decreto legge in merito che «recepirà le scelte più di tutela fatte da molte Regioni», permettendo loro dunque di proclamare tutto il territorio di competenza «Ogm free», impegnandosi poi a riproporre la questione della moratoria nel prossimo Consiglio europeo dell'agricoltura, di cui il ministro è presidente di turno.

    Le promesse di Alemanno sono state commentate in maniera positiva dagli organizzatori che si sono comunque detti «guardinghi» perché come ha chiosato Mario Capanna ora presidente del Consiglio diritti genetici «il problema non è Alemanno, il problema è il governo di cui fa parte in cui molti sono a favore degli Ogm».

    Massimo Franchi
    L'Unità 6.11.03

  3. #3
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    Predefinito

    in linea di principio non sarei pregiudizialmente contrario agli ogm.
    Per esempio - ipotizzo - potrebbero essere creati in futuro vegetali resistenti ai pesticidi (pesticidi che vengono testai sugli animali, e che inquinano).

    in realtà però è un campo così vasto, complesso e potenzialmente distruttivo che è meglio andarci con i piedi di piombo.

    Quel che è certo è che chi, oggi, afferma la sicura non pericolosità degli ogm (vedi Usa) è un criminale

  4. #4
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    Predefinito Benedetti Ogm, seppur caso per caso

    Il Vaticano verso un'apertura all'agricoltura transgenica a certe condizioni "etiche"

    Benedetti Ogm. Saranno poste condizioni «etiche» da rispettare, però le sacre porte stanno per aprirsi ai prodotti transgenici. Il seminario scientifico che si concluderà oggi, voluto dal Pontificio consiglio Giustizia e pace, più che discutere se l'agricoltura Ogm sia lecita o no, è concepito per fissare le condizioni del suo impiego e fornire la base ad un pronunciamento ufficiale della Chiesa. L'esito non potrebbe essere diverso considerata la netta prevalenza tra i relatori degli scienziati e dei funzionari di organizzazioni internazionali favorevoli al biotech. Se ne lamenta Doreen Stabinsky, consigliera di Greenpeace. In un mese di contatti tra la Santa sede e l'organizzazione ecologista è apparso chiaro che al Vaticano interessavano più le sue posizioni politiche che l'apporto di scienziati di area ambientalista. Perfino dal Sudafrica sono state invitate due esponenti pro-ogm. Nettamente contrario resta il gesuita Roland Lesseps, il quale viene dallo Zambia, il paese che ha osato rifiutare il frumento "donato" dagli americani. Eccentrico anche l'intervento al convegno di tre ministri italiani: Matteoli, Sirchia e Alemanno. Quest'ultimo ha ribadito il «rifiuto» da parte italiana degli Ogm ma ha sconsigliato «atteggiamenti manichei».

    I giornalisti statunitensi affollano le conferenze stampa dei convegnisti, ad ulteriore conferma della grande attesa che c'è Oltreoceano. L'ambasciata di Washington e Colin Powell in persona hanno esercitato forti pressioni sui palazzi apostolici per strappare un'apertura agli Ogm più larga di quella concessa dall'Unione europea. Il neocardinale Renato Martino, ideatore del singolare convegno, lo stesso che aveva sfidato la Casa Bianca contro la guerra in Iraq, ora si prepara a rispondere - così sente il bisogno di affermare - «al di là delle pressioni provenienti da molteplici fonti». Monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente dell'Accademia per la vita, comincia invece a tratteggiare le principali condizioni per gli Ogm: verificare i rischi per la salute prima di metterli in commercio, informare i consumatori, tutelare la biodiversità, evitare che «l'ingranaggio commerciale delle multinazionali» provochi «una specie di colonizzazione» dei paesi poveri.

    Il direttore del Max Plank Institut per le biotecnologie, Francesco Salamini, aggiunge che «è ora di finirla con la contrapposizione di schieramenti o di rimettere sempre in discussione i risultati delle verifiche sugli Ogm da parte delle apposite commissioni Ue». La questione della proprietà dei brevetti, monopolizzata dalle multinazionali, è posta da Giuseppe Bertoni, direttore dell'Istituto Zootecnia della Cattolica, il quale fornisce subito anche la risposta: bisogna trovare un equilibrio tra i costi della «ricerca» e le esigenze dei paesi poveri, come nel caso analogo dei farmaci anti-Aids. Tali assicurazioni non bastano certo a grande parte del mondo missionario, decisamente allarmato per queste avvisaglie. La Conferenza degli istituti missionari, che aveva già ricordato al Pontificio consiglio i rischi di schiavitù per i poveri del mondo, alle prime notizie del convegno, ha diffuso un altro messaggio. «Ben altro respiro - osservano i missionari - chiedevano a Cancun i paesi del sud. Esistono altre possibilità per migliorare la loro produzione agricola, ma finora non sono state perseguite». E' la stessa convinzione di molti vescovi di tutto il terzo mondo. Alla loro opposizione fa riferimento Ivan Nardone, responsabile agricoltura del Prc, che dichiara la «massima attenzione» verso la riunione augurandosi che la «discussione importante e tutt'altro che scontata nella Chiesa» possa svilupparsi «senza pressioni e con molta serenità».

    Fulvio Fania_
    Liberazione 12.11.03

  5. #5
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    Predefinito

    Originally posted by enrique lister
    in linea di principio non sarei pregiudizialmente contrario agli ogm.
    Per esempio - ipotizzo - potrebbero essere creati in futuro vegetali resistenti ai pesticidi (pesticidi che vengono testai sugli animali, e che inquinano).

    in realtà però è un campo così vasto, complesso e potenzialmente distruttivo che è meglio andarci con i piedi di piombo.

    Quel che è certo è che chi, oggi, afferma la sicura non pericolosità degli ogm (vedi Usa) è un criminale
    C'è un'altro aspetto sugli Ogm che esula da quello solamente scientifico-ambientale(pericolosissimo) ed è quello socio-politico. Tutti questi aspoetti sono ovviamente e strettamente correlati. Ti posto un pezzo che ho scritto verso la fine di agosto proprio quando la Chiesa in una nota dichiarò che a breve avrebbe dato una propria posizione sugli Ogm.Le dichiarazioni di padre Antonio Albanese in merito riportate quì sotto mi sembrano molto chiarificatrici.
    Ciao


    Si compiace Gianni Baget Bozzo dalle pagine del settimanale Panorama alla svolta della Santa Sede che nei giorni scorsi attraverso le dichiarazioni rilasciate da Mons. Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, sciogliendo quasi definitivamente alcune riserve, si è dichiarata favorevole all'uso degli Ogm per combattere la fame nel mondo. Non poteva essere altrimenti, perché come ci delucida il livoroso e codino prete del Cavaliere: “La posizione del Cristianesimo è assai diversa da quella delle ideologie ecologiste, cioè di tutte le posizioni che ritengono che lo sviluppo scientifico e tecnologico vada a deperimento della condizione umana. Al centro della visione cristiana della vita vi è il concetto che ciò che giova all'uomo nel suo sviluppo giova anche alla conservazione dello sviluppo della natura fisica”.
    Un concetto già applicato sul campo dove, se per ora la clonazione umana è ancora condannata perchè “contraddice la dignità della persona”, la manipolazione genetica invece, applicata su animali e piante, è ormai da tempo, per la Chiesa, un fatto eticamente “lecito e doveroso” . Il beneplacito della Santa Sede sull’uso degli Ogm che verrà ufficializzato a novembre dopo un tavolo di confronto aperto a istituzioni, scienziati, produttori, rappresentanti degli agricoltori e associazioni dei consumatori, ha già suscitato, come doveva essere, giudizi sfavorevoli provenienti soprattutto dal mondo missionario, proprio quella parte di mondo cattolico che si trova quotidianamente in prima linea ad affrontare il dramma della fame che affligge secondo stime della Fao più di 800 milioni di persone nel mondo. La presa di posizione più netta è stata quella dell'agenzia missionaria cattolica Misna, il cui coordinatore Padre Giulio Albanese, commentando le dichiarazioni vaticane, ha sottolineato con lucidità e chiarezza, il perverso meccanismo economico che soggiace all’utilizzo degli Ogm. “ Al di là del pur lecito principio cautelativo, ben radicato nella cultura europea, vi è la questione del ‘business’, e più precisamente del diritto di proprietà sulle sementi Ogm, che indiscutibilmente, anche alla luce della etica sociale della Chiesa Cattolica, non farebbe che acuire, a nostro avviso, la dipendenza dei Paesi poveri dai Paesi ricchi.
    Le industrie biotecnologiche –ha proseguito Padre Albanese, - continuano a sostenere a spada tratta che l'uso delle piante transgeniche, consentirà di risolvere il problema alimentare dei paesi poveri e di ridurre l'uso di sostanze chimiche nocive nel campo agricolo. Si tratta, di due enormi e grossolane bugie. Imponendo il pagamento annuale dei brevetti, le colture transgeniche sono le più costose esistenti e andranno prima o poi a distruggere la preziosa biodiversità, vera ricchezza dei paesi in via di sviluppo”.
    Padre Albanese ha anche ricordato che tra le cause dell’attuale crisi alimentare argentina ci sono coinvolti cartelli agro-alimentari come Monsanto e Syngenta, impegnate nella colonizzazione integrale di ogni essere vivente e che cercano “di affermare la loro leadership alimentare dal campo alla forchetta, il Paese Sudamericano ha messo a rischio la sua sicurezza alimentare. Infatti, fin dalla loro introduzione, nel 1996, l'Argentina ha adottato le coltivazioni Ogm più di ogni altro Paese, eccetto gli Stati Uniti. È ora il secondo produttore al mondo di soia Ogm che esporta soprattutto come mangime. Le coltivazioni di soia sono raddoppiate in 5 anni ed il raccolto ha raggiunto così il record di circa 30 milioni di tonnellate. Nello stesso periodo, la povertà è cresciuta e ora la metà della popolazione, 18 milioni su 37, vive in condizioni di vulnerabilità alimentare”.
    Insomma, una posizione non del tutto concordante con quella che sarà ufficializzata a breve dal Vaticano, sostenuta anche, dalla confraternita di padri gesuiti che operano in due importanti centri di studio in Zambia e che hanno consigliato il governo di Lusaka di non accettare la recente offerta americana di mais geneticamente modificato per far fronte all’attuale crisi alimentare del paese. “ La questione –conclude il coordinatore del Misna - è dunque troppo seria perché si possa imprigionare in preconcetti o, peggio, liquidare aprioristicamente. La scienza, intesa come sapere umano, non può essere imbrigliata, ma il mercato sì, eccome! Bisogna perciò evitare che dai laboratori Biotech si passi direttamente al business, dai campi sperimentali a virus e batteri dotati di nuove e sconosciute forme di aggressività. Brevettare la vita in nome del dio denaro non risolverà certo i problemi dei poveri, semmai li complicherà come di fatto sta già tristemente avvenendo nel villaggio globale”.

    D.R.

  6. #6
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    Predefinito Ogm-Vaticano:ragion di stato o ricerca della verità ?

    Chi è ben introdotto nella discrezione delle stanze vaticane sa, e ammette con imbarazzo, che sul convegno promosso dalla Santa Sede pesano più le attuali difficoltà della Chiesa statunitense che la ricerca di una serena e oggettiva valutazione del problema OGM.

    Che la ricerca della verità, radice e scopo della dottrina cattolica, non sia proprio il fine del confronto in corso sugli OGM, lo dice il carattere predefinito del dibattito, caratterizzato da un affollamento di ricercatori fra i più estremisti sostenitori dell'agricoltura e dell'alimentazione transgenica.

    Sul piano del confronto scientifico, il simposio vaticano è tuttavia rivelatore della pochezza delle ragioni dei sostenitori degli OGM, chiamati ad un confronto monocorde: sostenere che gli OGM non fanno male poiché milioni di statunitensi se ne nutrono da anni è quanto meno superficiale, mentre la scientificità dei dati, fortunatamente, è ben altra cosa.

    Sul piano del confronto sociale, al problema OGM la Chiesa ha già dato risposte precise con i missionari di Mozambico, Zambia e Filippine, i vescovi brasiliani e l'Agenzia dei Missionari d'Africa.

    In equilibrio fra la contrarietà delle proprie Chiese e le esigenze della ragion di Stato, c'è chi in Vaticano scommette che dalla Santa Sede verranno pronunciate solo parole di circostanza sugli OGM: parole atte ad aiutare gli anemici titoli di borsa delle multinazionali statunitensi, ma incapaci di smentire il no agli OGM delle Chiese, soprattutto del Terzo Mondo.

    Sul piano teologico, che è lo specifico su cui deve interrogarsi la Santa Sede, emerge invece la grande contraddizione che Mons. Sgreggia dovrà argomentare ora e in futuro: la modificazione genetica della vite e del grano è conciliabile con il Sacramento Eucaristico? I fedeli si nutriranno del corpo e del sangue di Cristo, oppure del corpo e del sangue di Technos?

    Comunicato stampa VAS
    Ivan Verga, vicepresidente VAS
    Roma, 11 novembre 2003
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    Predefinito E Monsanto non va in paradiso

    _Poteva essere la beatificazione degli omg. Le alte gerarchia sono favorevoli, ma la chiesa sociale ha detto no. E così il Vaticano prende tempo


    Minaccia o speranza? Interrogativo facile da formulare, ma difficile da sciogliere. Anche per il Vaticano. Dopo due giorni di convegno sugli organismi geneticamente modificati, infatti, la chiesa non ha saputo, o meglio non ha potuto, pronunciarsi con un «sì» o con un «no». E dire che l'ala manageriale della chiesa ha fatto di tutto per invitare a Roma gli scienziati più favorevoli agli ogm; del resto, anche per strappare il consenso della santa sede, lo scorso giugno il segretario di stato americano Powel si fece ricevere da Wojtyla. Allora perché non ha funzionato l'operazione di lobbying? La verità è che la chiesa sugli ogm è spaccata e per non scontentare nessuno (i missionari di Mozambico, Zambia e Filippine, i vescovi brasiliani, l'agenzia dei missionari d'Africa) i cardinali sono stati costretti a sorvolare, nonostante la «scienza» abbia cercato in tutti i modi di tirarli per la sottana. «Io - ha mandato tutti in pace il cardinale Sodano - rispetto sia le tesi degli ecologisti che rendono un grande servizio alla natura, sia di coloro che vedono negli ogm una risorsa per combattere la fame nel mondo». Morale, perfino il cardinale pro ogm Renato Raffaele Martino al termine del convegno si è dovuto arrampicare sui vetri per mantenere aperta la strada alla beatificazione degli ogm: «Il campo dell'ogm non va abbandonato anche se ha bisogno ancora di molte cure, si deve continuare a lavorare». In che direzione è presto detto, perché per Martino la chiesa avrà il compito di «illuminare le coscienze affinché le biotecnologie vegetali siano un'opportunità per tutti e non una minaccia, dentro un quadro politico e giuridico di rinnovata solidarietà nei rapporti commerciali tra le nazioni, di sicurezza sanitaria e ambientale per tutti, di ritrovata intesa tra mondo scientifico, società civile e responsabili politici».
    E' bizzarro che proprio i prelati ormai rappresentino l'ultima spiaggia per le multinazionali del biotech che stanno perdendo su tutti i fronti. Quanto alla chiesa, ancora una volta ha dimostrato la sua ipocrisia: da una parte lancia anatemi contro l'inaccettabile tecnologia del preservativo, e dall'altra si fa tentare dal business della biotecnologia applicata all'agricoltura.
    Eppure, tutti gli scienziati che lavorano per il potere temporale delle multinazionali si aspettavano qualcosa in più. Magari parole chiare, «salutate con entusiasmo», come quelle che il ministro per la salute Sirchia ha ripetuto anche ieri, dimenticandosi di dare un'occhiata ai risultati delle ricerche sugli ogm appena pubblicati in Inghilterra dalla Royal Scientific Society: «Non c'è nessun dato che dimostri che i cibi transgenici nuocciano alla salute», ha detto. Gli scienziati, invece, sono stati costretti ad ascoltare anche il gesuita Roland Lesseps che ha lamentato un «totale sbilanciamento delle posizioni degli ospiti che tendono troppo a favore degli ogm». Per Lesseps, che come un contadino della Coldiretti ha invocato il principio di precauzione, le biotecnologie sono in pieno disaccordo con la dottrina sociale della chiesa e sono contro il «rispetto dei diritti umani e l'ordine del creato». Anche Ivan Verga, vice presidente di Verdi Ambiente e Società, pone una questione teologica degna dei dottori della chiesa: «Sul piano teologico, che è lo specifico su cui deve interrogarsi la santa sede, emerge invece una grande contraddizione: la modificazione genetica della vite e del grano è conciliabile con il sacramento eucaristico? I fedeli si nutriranno del corpo e del sangue di Cristo, oppure del corpo del sangue di Technos?».
    Quella che apparentemente sembra una provocazione, mostra invece quanto per la chiesa sia complicato riuscire a giustifare una dottrina che ammette la modificazione genetica del vivente. E proprio per questo, nonostante si sia inginocchiata davanti ai cardinali, la scienza targata Monsanto non ha ottenuto la benedizione che sperava. Il Vaticano non ha potuto dire altro che il percorso sarà lungo e tortuoso. Un documento ufficiale sembra ancora lontano. E' lo stesso cardinale Martino ad allargare le braccia: «Arriverà il tempo in cui la Santa Sede vestirà l'abito della mater et magistra per essere fedele alla sua missione religiosa e morale di portare la luce del Vangelo in tutte le situazioni umane in cui è in gioco il benessere spirituale e materiale degli uomini». Amen.

    Luca Fazio
    Il Manifesto
    12.11.03

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    Predefinito Re: Ogm-Vaticano:ragion di stato o ricerca della verità ?

    Originally posted by Davide
    Chi è ben introdotto nella discrezione delle stanze vaticane sa, e ammette con imbarazzo, che sul convegno promosso dalla Santa Sede pesano più le attuali difficoltà della Chiesa statunitense che la ricerca di una serena e oggettiva valutazione del problema OGM.

    Che la ricerca della verità, radice e scopo della dottrina cattolica, non sia proprio il fine del confronto in corso sugli OGM, lo dice il carattere predefinito del dibattito, caratterizzato da un affollamento di ricercatori fra i più estremisti sostenitori dell'agricoltura e dell'alimentazione transgenica.

    Sul piano del confronto scientifico, il simposio vaticano è tuttavia rivelatore della pochezza delle ragioni dei sostenitori degli OGM, chiamati ad un confronto monocorde: sostenere che gli OGM non fanno male poiché milioni di statunitensi se ne nutrono da anni è quanto meno superficiale, mentre la scientificità dei dati, fortunatamente, è ben altra cosa.

    Sul piano del confronto sociale, al problema OGM la Chiesa ha già dato risposte precise con i missionari di Mozambico, Zambia e Filippine, i vescovi brasiliani e l'Agenzia dei Missionari d'Africa.

    In equilibrio fra la contrarietà delle proprie Chiese e le esigenze della ragion di Stato, c'è chi in Vaticano scommette che dalla Santa Sede verranno pronunciate solo parole di circostanza sugli OGM: parole atte ad aiutare gli anemici titoli di borsa delle multinazionali statunitensi, ma incapaci di smentire il no agli OGM delle Chiese, soprattutto del Terzo Mondo.

    Sul piano teologico, che è lo specifico su cui deve interrogarsi la Santa Sede, emerge invece la grande contraddizione che Mons. Sgreggia dovrà argomentare ora e in futuro: la modificazione genetica della vite e del grano è conciliabile con il Sacramento Eucaristico? I fedeli si nutriranno del corpo e del sangue di Cristo, oppure del corpo e del sangue di Technos?

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    Tra l'altro...riporto questa testimonianza dalla lista nobiotech


    Università di Milano, Bicocca, corso di laurea in biotecnologie.

    Lo sapete cosa raccontano agli studenti?
    Che la gente è contraria agli ogm perchè "ha paura dell'ignoto".
    E che siccome abbiamo i pesticidi e gli animali gonfiati e il mercurio nel mare che indubbiamente fanno molto male ma non per questo la gente rifiuta la carne, il pesce o la frutta e la verdura, allora non si capisce perchè non si dovrebero accettare anche gli ogm. E gli si dice che loro devono essere convinti perchè saranno nell'occhio del ciclone (non si chiama coda di paglia?).
    Putroppo questo non è uno scherzo, sono le informazioni diffuse da chi, oltre a fare il docente universitario si occupa anche di leggi sugli ogm a livello europeo. Posso dirvi anche chi è.
    In che mani siamo?

    marina

    P.S. Io non ho paura dell'ignoto, e voi?

 

 

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