....l'Europa

I vizi Usa e le virtù europee

Radice di tutti i mali è l’avidità del denaro”, così si concludeva l’ultimo volume del professor Guido Rossi, un inno al virtuosismo della legge come unico e tralasciato rimedio alle tendenze di rapina innate negli individui.
Di lì riprende le mosse il suo intervento di ieri.
Gli è piaciuto l’ultimo libro di Will Hutton, “Europa versus America, perché la nostra economia è più efficiente e la nostra società più giusta”.
E ne rilancia la tesi. Colpevole di un modello di sviluppo ingiusto in patria e ingiusto due volte perché esportato all’estero con la globalizzazione finanziaria, la visione neocon-individualista americana, basata sulla creazione del valore per gli azionisti invece che sui diritti dei lavoratori.
Leggere il professore è sempre un piacere, la sua passione e cultura sono doc.
Magari la sua avversione per il “greed” un po’ singolare, visto il suo successo negli affari.
Rossi però sa meglio di noi che il corpo di norme americane sul mercato non è figlio della sola cultura conservatrice: non lo è la responsabilità penale e amministrativa di imprese e amministratori, di cui la legge Sarbanes-Oxley è sviluppo e che porta i Gordon Gekko alla sbarra.
Nell’Italia ed Europa della responsabilità limitata, non avviene. Rossi sa poi bene che Hutton è lo stesso che anni fa tentò di contrapporre allo shareholder-azionista e al suo profitto lo stakeholder-lavoratore e i suoi diritti, per finire presto abbandonato dagli stessi teorici della Terza via, all’inizio entusiasti.

Un altro “faro progressista” del diritto societario, Ronald Dore, rifugge dalla contrapposizione euro-americana, e spiega la varietà di capitalismi a confronto con quello Usa: giapponese, scandinavo, renano, e latin-assistenziale.
Noi ricadiamo in quest’ultima casella. Prima di prendercela con l’America, chiediamoci se la crisi italiana venga da troppi profitti di imprese giganti. O se invece non sia da nanismo diffuso, spesso finanziato dallo Stato, niente concorrenza e tutto concertazione. Ci sono colpe gravi cui rimediare. Ma che sia più efficiente chi non cresce, di chi galoppa al sette per cento, neanche Martin Lutero lo crederebbe.