Roma. E’ abitudine consolidata definire Hamas “gruppo estremista”, ma la definizione è imprecisa, anche se è una forza che gode dei frutti del sincretismo politico-religioso tipico dei Fratelli musulmani e che quindi mutua dall’esperienza sciita iraniana la pratica dei suicidi-assassini, gli shahid-killer.
Hamas, in realtà, si contraddistingue per due caratteristiche.
La prima è che è la sezione palestinese dei Fratelli musulmani, l’organizzazione più radicata nei paesi arabi (e in Europa), che probabilmente quasi ovunque nel mondo arabo sarebbe il partito di maggioranza relativa, se soltanto vi fossero libere elezioni.
La seconda è che Hamas elabora la sua strategia a partire da un’analisi della Palestina che l’accomuna con tutto il mondo arabo.
La Palestina innanzitutto, compreso ovviamente il territorio assegnato nel 1947 dalle Nazioni Unite allo Stato d’Israele, è islamica, deve essere islamica, sarà sempre islamica.
Questo è scritto nell’articolo 11 dello Statuto di Hamas:
“La Palestina è un deposito legale (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’Islam fino al giorno della Resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite, hanno il diritto di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’Islam sino al giorno del Giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto delle generazioni dell’Islam sino al giorno del Giudizio?”.
Naturalmente, secondo Hamas e i Fratelli musulmani, che si orientano tutt’oggi sulla base dei Protocolli dei Savi di Sion, esplicitamente citati nell’articolo 32 quale prova delle perfidie del complotto ebraico, il diritto a disporre della Palestina non può essere arrogato neanche dall’Onu, per la semplice ragione che è una “creatura degli ebrei”, come la Rivoluzione francese, la Rivoluzione russa, la massoneria, il Rotary Club e i Lions Club, vedi articolo 22 dello Statuto:
“Ormai tutti sanno che i nostri nemici, gli ebrei, hanno organizzato la Prima guerra mondiale per distruggere il Califfato islamico. Il nemico ebreo ne ha approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la Dichiarazione Balfour e ha fondato la Società delle Nazioni come strumento per dominare il mondo: gli stessi nemici ebrei hanno organizzato la Seconda guerra mondiale, nella quale sono diventati favolosamente ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale bellico e si sono preparati a fondare il loro Stato. Stato.
Hanno ordinato che fosse formata l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con il Consiglio di sicurezza all’interno di tale Organizzazione, per mezzo della quale dominano mondo. Nessuna guerra è mai scoppiata senza che si trovassero le loro impronte digitali.”
Dunque la legalità islamica determina il possesso della Palestina e la legalità internazionale, semplicemente, non esiste, perché è subordinata al “complotto ebraico”.
Forte del consenso raccolto soprattutto a Gaza, Hamas ha dunque le spalle coperte da una fortissima solidarietà in tutti i paesi arabi, a partire dall’Egitto, là dove i Fratelli musulmani vincono regolarmente le poche elezioni libere che si svolgono, come quelle degli ordini professionali.
E’ proprio da questo contesto internazionale, dagli strettissimi scambi politici con il “partito fratello” egiziano, che Hamas trae ispirazione per una tattica non rigida nei rapporti con il governo israeliano, come con l’Anp.
Una tattica che, nonostante l’estremismo greve delle analisi, ha una certa duttilità.
La tregua che Hamas discute in questi giorni nella prospettiva di usarla per fare poi meglio la guerra, non la pace – ha dunque alle spalle mille canali sottili dibattito nel mondo arabo, a partire da quelli che i Fratelli musulmani egiziani hanno comunque direttamente con Hosni Mubarak, che li ostacola, ma li teme.
saluti




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