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Discussione: Ma guarda te

  1. #51
    suum cuique
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    In origine postato da wilhem
    Mah io alle pubblicità di Benetton non c'ho mai fatto caso, cmq..



    E non vedo neanche tutte ste coppie "miste" con ragazze italiane e ragazzi stranieri, sarà che non ci faccio tanto caso ma penso di vederne chessò, una 1 su 200-300.
    Lo so. Funziona così di solito.
    Quando uno non pensa ai problemi non li vede.
    Si è come ciechi.
    Anch' io prima di acculturarmi sull' argomento e prima di pormi il problema razziale non vedevo ciò che vedo adesso...
    Ma molte cose sono cambiate e non si può tornare indietro.

    Un altro esempio significativo oltre a Benetton, ma è solo un esempio tra mille:

    Il numero di Repubblica del 1 gennaio del 2000.
    Numero speciale in carta patinata che ho conservato fino a poco tempo fa, presentava un dossier sulle famiglie italiane del nuovo millennio e indovina?

    Nelle pagine centrali campeggiava in primo piano la fotografia di una bebè mulatta.

  2. #52
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    In origine postato da Otto Rahn
    Lo so. Funziona così di solito.
    Quando uno non pensa ai problemi non li vede.
    Si è come ciechi.
    Anch' io prima di acculturarmi sull' argomento e prima di pormi il problema razziale non vedevo ciò che vedo adesso...
    Ma molte cose sono cambiate e non si può tornare indietro.

    Un altro esempio significativo oltre a Benetton, ma è solo un esempio tra mille:

    Il numero di Repubblica del 1 gennaio del 2000.
    Numero speciale in carta patinata che ho conservato fino a poco tempo fa, presentava un dossier sulle famiglie italiane del nuovo millennio e indovina?

    Nelle pagine centrali campeggiava in primo piano la fotografia di una bebè mulatta.
    Certo lo so che c'è una marmaglia di gente che vuole a tutti costi la società multirazziale e la globalizzazione di merci, denaro e persone

  3. #53
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    Dal sito http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/

    Scappano da un'Africa che non li sfama più
    di Massimo Fini

    Di fronte all’immane tragedia degli immigrati clandestini, di cui la strage di Lampedusa non è che l’ultimo episodio, il nostro ministro degli Interni, Beppe Pisanu, colpito e sinceramente turbato, ha affermato «è in gioco la coscienza civile dell’Europa». Nello stesso giorno della tragedia di Lampedusa il presidente Ciampi riceveva al Quirinale un folto gruppo di imprenditori italiani che lavorano all’estero, soprattutto in Paesi del Terzo Mondo, elogiandoli e invitandoli a investire i loro profitti in Italia.
    Le due cose sono strettamente collegate. E’ proprio l’imprenditoria occidentale, compresa ovviamente quella italiana, e il nostro modello di sviluppo che esportato in quei Paesi li devasta economicamente, socialmente, esistenzialmente riducendo quelle popolazioni alla disperazione e, spesso, alla fame. Non è pensabile che centinaia di migliaia di uomini e donne rischino la vita propria e dei propri figli, spesso perdendola nelle situazioni più atroci, semplicemente perché attratti dalle bellurie della nostra «way of life». Non si mette in gioco la vita per un telefonino. Queste persone corrono disperatamente verso di noi perché non possono più vivere dove sono nate. La nostra economia aggressiva ed espansionista ha distrutto i loro modelli culturali, sociali, economici. Bisogna smetterla con la menzogna che la fame nel Terzo Mondo è sempre esistita. L’Africa, per esempio, è stata alimentarmente autosufficiente fino agli inizi degli anni Settanta. Si viveva di economia di sussistenza, cioè di autoproduzione e di autoconsumo, ma si viveva. Costretta ad integrarsi nell’economia mondiale, dove noi dominiamo, quella gente è stata ridotta alla fame. Alcuni mascalzoni vi speculano organizzando i viaggi di questi disperati. Ma non lo potrebbero fare se non ci fossero i disperati. Il problema non sono gli scafisti. Ancora più infame è l’idea di bloccare, attraverso accordi bilaterali, quella gente nei Paesi d’origine. Vorrebbe dire costringerli a morire là perché le nostre «anime belle» non sopportano di vederli morire qua. Noi dobbiamo renderci conto, una volta per tutte, che è la pervasività del nostro modello che affama questa gente. Se non possiamo più tornare indietro, perché abbiamo bisogno dei loro mercati, per quanto poveri, delle loro braccia da pagar niente, delle loro risorse, allora la sola soluzione per salvare «la coscienza civile dell’Europa» è accettare che questa gente venga qua liberamente e alla luce del sole. Il resto son solo lacrime di coccodrillo.

  4. #54
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    Predefinito Fini & Fini... Ahiahi...

    Dal sito http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/

    Non basta un 'no' per salvare l'Occidente
    di Massimo Fini

    Fra i motivi per dire di no alla proposta di Gianfranco Fini di concedere il diritto di voto, quantomeno amministrativo, agli immigrati che risiedono regolarmente in Italia, Il Giornale sceglie, per bocca dell’antropologa Ida Magli, quello dell’identità minacciata dall’ingresso nel nostro Paese — che la proposta del leader di An contribuirebbe ad incoraggiare — di troppe persone che hanno cultura, costumi, stili di vita, credenze tanto diverse dalle nostre. La Magli parla di «perdita lacerante della propria identità» e scrive: «gli italiani hanno diritto di vivere secondo i propri costumi, le proprie tradizioni, la propria fede, perché l’Italia è il loro territorio». Giusto, ma cosa facciamo noi quando portiamo nei Paesi del Terzo Mondo i nostri capitali, la nostra economia, le nostre aziende, i nostri missionari, le nostre credenze, i nostri stili di vita se non distruggere l’identità di quelle popolazioni? Esiste una sola identità da difendere, la nostra, mentre le altre valgono meno di zero? E se questa gente arriva dalle nostre parti provenendo da altri Paesi non è proprio perché la nostra economia ha distrutto la loro, la nostra cultura pervasiva ha ridotto in un angolo la loro, i nostri stili di vita hanno distrutto la loro socialità e il loro tessuto di solidarietà, i nostri missionari le loro credenze? E’ troppo comodo, troppo facile ed è protervo accorgersi della nostra identità minacciata dopo che noi, noi occidentali intendo, abbiamo distrutto o stiamo distruggendo tutte le altre? Che ci fanno le nostre fabbrichette in Africa, in Asia, in Medio Oriente, che ci fanno i nostri prodotti, che ci fa il nostro denaro, che ci fanno i nostri soldati, che ci fanno i nostri pii missionari, che ci fanno i nostri volonterosi volontari e tutte le Ong che, per tacitare la propria cattiva coscienza, vanno a tendere la mano a quella gente dopo che noi abbiamo provveduto a mozzare le loro, con le quali, prima che arrivassimo a imporre le nostre buone maniere e il nostro modello di sviluppo, erano stati capaci di vivere, e a volte di prosperare, per secoli e millenni?
    Se non capiamo che è stata la pervasività del nostro modello a distruggere quelle popolazioni, a portarle alla fame e alla disgregazione, possiamo strillare quanto vogliamo sulla difesa della nostra preziosa identità ma il flusso di disperati, che noi stessi abbiamo creato, non potrà che aumentare in misura esponenziale, e non saranno le leggi, né brutali e nemmeno di buon senso, come quella proposta da Gianfranco Fini, a fermarlo o a integrarlo.

  5. #55
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    In origine postato da Otto Rahn
    Lo so. Funziona così di solito.
    Quando uno non pensa ai problemi non li vede.
    Si è come ciechi.
    Anch' io prima di acculturarmi sull' argomento e prima di pormi il problema razziale non vedevo ciò che vedo adesso...
    Ma molte cose sono cambiate e non si può tornare indietro.

    Un altro esempio significativo oltre a Benetton, ma è solo un esempio tra mille:

    Il numero di Repubblica del 1 gennaio del 2000.
    Numero speciale in carta patinata che ho conservato fino a poco tempo fa, presentava un dossier sulle famiglie italiane del nuovo millennio e indovina?

    Nelle pagine centrali campeggiava in primo piano la fotografia di una bebè mulatta.
    Caro Otto, tu hai letto il campo dei santi di Raspail, edizione il cavallo alato o ar? E' un romanza fantastorico, ma si parla proprio di tutte queste cose, partenze di profughi, attesa di un mondo più unito, propaganda multirazziale, amore sconfinato apriori per chiunque decida di raggiungere la nostra civiltà. Poi il finale è catastrofico e i francesi scompaiono o sono ridotti a... stranieri.
    Personalmente l'ho trovato non bello, ma capace di far riflettere, perchè è davvero realistico.

  6. #56
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    Scommetto che improvvisamente siete tutti in disaccordo con M.Fini

  7. #57
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    In origine postato da wilhem
    Scommetto che improvvisamente siete tutti in disaccordo con M.Fini
    Ovviamente per quando giudica di buon senso la proposta di G.Fini. Invece per tutta l'analisi che precede, c'è da tener conto che Massimo Fini è un divulgatore, meglio un pamphlettista. Lo è per espressa scelta: la sua unica cura è di criticare l'assurda civiltà occidentale e ovviamente in ciò lo seguo, e certe semplificazioni (e ne fa, non si può negare) fanno parte del "genere".

  8. #58
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    In origine postato da Felix
    l'incoscienza della classe dirigente sul tema immigrazione è totale.
    Credono che tutto questo rimescolamente rapido e caotico possa avvenire senza gravi conseguenze, mentre anche con un minimo di buon senso si dovrebbe temere il peggio.

    Pazzesco e suicida l'atteggiamento della Chiesa sulla questione. Forse fanno il "ragionamento" dei comunisti: siccome gli europei non credono più in Dio (e nemmeno in Marx), si spalanchino le porte perchè arrivino frotte di allogeni da convertire. Al diavolo gli europei...
    In origine postato da Otto Rahn
    Non è che "fanno il ragionamento".
    E' che l' ideologia vaticana e l' ideologia comunista sono una sola entità!
    mi pare chiaro che sia la crescita demografica del terzo mondo e la sua miseria sia l'immigrazione sono fortemente voluti e intenzionali.

    I popoli sottosviluppati che vengono saranno poi facili da manovrare, anche come bande armate

    non solo vaticano e regime sovietico sono la stessa cosa, dobbiamo aggiungere le ideologie fasciste di tutti i tipi.

  9. #59
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    In origine postato da Tomás de Torquemada
    Dal sito http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/
    Scappano da un'Africa che non li sfama più
    di Massimo Fini
    E’ proprio l’imprenditoria occidentale, compresa ovviamente quella italiana, e il nostro modello di sviluppo che esportato in quei Paesi li devasta economicamente, socialmente, esistenzialmente. Queste persone corrono disperatamente verso di noi perché non possono più vivere dove sono nate. La nostra economia aggressiva ed espansionista ha distrutto i loro modelli culturali, sociali, economici. Bisogna smetterla con la menzogna che la fame nel Terzo Mondo è sempre esistita. L’Africa, per esempio, è stata alimentarmente autosufficiente fino agli inizi degli anni Settanta. Si viveva di economia di sussistenza, cioè di autoproduzione e di autoconsumo, ma si viveva. Costretta ad integrarsi nell’economia mondiale, dove noi dominiamo, quella gente è stata ridotta alla fame., allora la sola soluzione per salvare «la coscienza civile dell’Europa» è accettare che questa gente venga qua liberamente e alla luce del sole. Il resto son solo lacrime di coccodrillo.
    In origine postato da Tomás de Torquemada
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    Non basta un 'no' per salvare l'Occidente
    di Massimo Fini
    La Magli parla di «perdita lacerante della propria identità» e scrive: «gli italiani hanno diritto di vivere secondo i propri costumi, le proprie tradizioni, la propria fede, perché l’Italia è il loro territorio».

    Giusto, ma cosa facciamo noi quando portiamo nei Paesi del Terzo Mondo i nostri capitali, la nostra economia, le nostre aziende, i nostri missionari, le nostre credenze, i nostri stili di vita se non distruggere l’identità di quelle popolazioni?
    Se non capiamo che è stata la pervasività del nostro modello a distruggere quelle popolazioni, a portarle alla fame e alla disgregazione, possiamo strillare quanto vogliamo sulla difesa della nostra preziosa identità ma il flusso di disperati, che noi stessi abbiamo creato, non potrà che aumentare in misura esponenziale, e non saranno le leggi, né brutali e nemmeno di buon senso, come quella proposta da Gianfranco Fini, a fermarlo o a integrarlo.
    si capisce ora dove fini vuole andare a parare, non appoggio al terzo mondo ma strumentalizzazione per gli scopi delle lobbies catto-sovietico-fasciste.

    il nostro modello è in realtà il concetto universale del progresso, è stato sviluppato al massimo grado da un paese "esterno" il giappone, e lo sarà di più ancora in cina.

    Sabaglia anche la magli, gli italiani non vivono affatto secondo le loro tradizioni, ma secondo quelle svedesi di 40 anni fa...

    il problema non è che noi dobbiamo "conservarci" ma progredire, proprio quello che vogliono impedirci.

  10. #60
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    condivido in parte le ragioni esposte da M. Fini per spiegare questo immane flusso di persone. Ma non accetto l'impostazione neutrale e buonista dal punto di vista etnico-razziale. Sarà pur vero che è l'Occidente che sconvolge i modi di vita di molte parti del mondo, Africa in testa, ma questo non giustifica per nulla l'invasione di cui è vittima. Ogni popolo deve guardare anzitutto al proprio beneficio, al "sacro egoismo", ed in definitiva, all'imperativo vitale di sopravvivere.
    Oggi come oggi NOI dobbiamo pensare alla nostra propria sopravvivenza. Gli altri pensino alla loro. Sarebbe anche ora che gli africani si rimboccassero le maniche e facessero qualcosa per costruire il loro destino, invece di piangere eternamente per la cattiveria degli europei, e trascinarsi miseramente verso l'europa vista come un assurdo paese dei balocchi. Se continuasse questa tendenza all'assalto, avremmo un continente africano sprofondato in una perenne miseria, ¡ ed un'europa africanizzata ormai ridotta in rovina. Nessuno ha da guadagnare da un simile scenario...

 

 
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