Prodi non ha appetito, ha fame
Storace ha un amuleto vivente
Montezemolo regala bandierine

“Anche il più spirituale degli uomini non può scordarsi del cibo per più di quattro o cinque ore. Il più costante ritornello del nostro pensiero, quello che torna infallibilmente ogni qualche ora, è: “Quando si mangia?”. Le conferenze internazionali, a metà delle più assorbenti e critiche situazioni politiche, devono sciogliersi per il pasto di mezzogiorno. I parlamenti devono adattare i loro programmi di sessione alle ore dei pasti. Così fondamentalmente siamo influenzati da questa materia del mangiare e del bere che rivoluzioni, paci, guerre, patriottismi, intese internazionali, ne sono dipendenti.
A che serve gridare “Pace, pace”, quando non v’è pace sotto il diaframma? Ciò è applicabile alle Nazioni quanto agli individui.” (Lin Yutang, “Importanza di vivere”).
Disaccordo prandiale. Foto di gruppo al vertice Unione europea-Russia: in posa Silvio Berlusconi, Romano Prodi, Vladimir Putin e Xavier Solana. Il presidente della Commissione Prodi invita i fotografi a fare presto: “Sbrigatevi, ragazzi!”.
E il presidente del Consiglio italiano osserva: “Il presidente della Comissione ha appetito!”.
Ma Prodi, in disaccordo, ribatte: “Non è vero, ho fame!”.

Much roar about nothing. “Tanto rumore per nulla. Per quel libro non abbiamo preso neanche una lira, e gratuita è stata anche
la distribuzione. Gli unici costi sono stati quelli di tipografia”. Amina Fiorillo, consorte del ministro Maurizio Gasparri (An),
difende il suo “Egadi / Storia, mare, terra, cielo”, cui hanno collaborato anche Giordano Bruno Guerri ed Enrico Saggese, amministratore delegato di Telespazio, “astrofilo divertentissimo che sa tantissime cose, ma non si dà tante arie”. Il volume, uscito con il contributo del ministero dell’Ambiente e della Regione Sicilia, “vuole avvicinare correttamente le persone a un’area marina protetta”, ma non ha evitato gli strali polemici
dell’Espresso, della rubrica “Scandali al sole” di Radio Capital e perfino un’interrogazione parlamentare. “Critiche incomprensibili
osserva l’autrice – e infatti il libro è stato apprezzato anche dal consigliere delegato del gruppo Repubblica-Espresso, Marco Benedetto, che quando è venuto alle Egadi abbiamo accompagnato a visitare le grotte, proprio come Luca Cordero di Montezemolo, arrivato con la sua superbarca e poi, nonostante il mare grosso, sceso per la visita sul nostro gommoncino Gaia, di quattro metri: ma la classe è classe e alla fine, in cambio del libro, mi ha regalato una bandierina della Ferrari”.

Amuleti. Il governatore del Lazio Francesco Storace (An), allo stadio Olimpico per il derby Roma-Lazio, ha voluto vicino a sé il sottosegretario Paolo Bonaiuti (FI), “ma è rimasto inquieto – testimonia Bonaiuti – fino all’arrivo dell’ex deputato di Forza Italia, Paolo Becchetti, presidente di Metropolis, notaio colto e grande raccontatore di barzellette”.
Becchetti ha infatti fama di portare fortuna alla Roma, e “al primo gol giallorosso – rivela ancora Bonaiuti – Storace ha manifestato verso di lui segni di grande approvazione e compiacimento”.
“Mi mandava tanti baci – chiarisce Becchetti – ma, come Storace sa, io sono juventino e quindi, portando fortuna alla Roma, sono dieci anni che mi costringo a non andare allo stadio per Roma-Juve.
Comunque anche domenica scorsa è andata come al solito: Storace mi ha telefonato pregandomi di venire all’Olimpico e, al termine, il presidente della squadra, Franco Sensi, ha telefonato a mia moglie per congratularsi”.

Storia di Rosy. L’onorevole Rosy Bindi (Margherita) ricorda di aver difeso il senatore Giulio Andreotti anche in passato, “collocandolo in una posizione esattamente opposta rispetto agli altri”, e cita, a riprova, un’intervista di Antonio Socci “rilasciata negli anni della bufera di tangentopoli”. A ulteriore chiarimento l’onorevole dichiara: “Non ho ancora sentito Andreotti dopo l’assoluzione. Ma per chiamarlo voglio aspettare che ci sia un po’ più di calma, anche se in me provo una grande soddisfazione per la sentenza: quella vicenda è stata tutto un grande errore: giudiziario e politico! Per il resto confermo quanto ripeto da sempre: nella Dc sono sempre stata da un’altra parte, mai e poi mai potrei definirmi andreottiana, nonostante il grande apprezzamento e l’ammirazione nei suoi confronti avevamo un’idea diversa del partito e del rapporto con le istituzioni. Ma resta un fatto: tra tutti i democristiani che sono passati attraverso i problemi della giustizia, la sua vicenda è la più straordinariamente ingiusta e scandalosa”.

Antonello Capurso

saluti