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  1. #71
    moderatore di bachelite
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    rispondo io che sono dipietrista:
    Tutto nasce dal 1998, allorché il Prc di Bertinotti (8,6% nel 1996) esce dall'Ulivo e fa cadere Prodi. Ma non tutti i deputati del Prc (allora 35) seguono Bertinotti: un drappello (Diliberto, Cossutta, Bellillo ecc...) rimane dentro l'Ulivo. Da questo nascerà il futuro Pdci. Alle elezioni europee si presentano quindi 2 partiti comunisti: il Prc (4,3%) ed il Pdci (2,0%).
    Nel 2001 il Prc corre da solo al proporzionale Camera (rinunciando all'uninominale), ed al Senato: prende il 5,0%, contro l'1,7% del Pdci.
    Con la progressiva unificazione dei programmi all'interno dell'Ulivo questa contrapposizione però sta venendo meno.

  2. #72
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    Il PDCI è comunista nel vero senso storico (e tragico) della parola e vive il proprio comunismo nel passato in maniera identitaria. Certo ci si possono trovare pefino più riferimenti al marxismo rispetto a RC. Ma questo non significa niente in termini di contenuti. Non basta sventolare qualche citazione autorevole di Lenin o di bandiera rossa per definirsi comunisti. In questo senso i riferimenti storico-politici del PDCI sono davvero pro-forma. Mentre in RC il marxismo è ancora il fulcro dell'azione politica. Nell'ultimo congresso è stato sancito il ritorno a Marx abbandonando tanti marxismi che spesso hanno traviato il suo pensiero.

    Per paradosso l'ortodossia del PDCI ha spesso accusato RC di aver abbandonato il marxismo. Intanto, in termini di contenuti il PDCI ha appoggiato un governo che ha fatto una guerra omicida in Serbia. La loro scelta identitaria passa anche la difesa a spada tratta del socialismo reale e perfino dello stalinismo (Cossutta è stato quello che fino all'ultimo momento non voleva credere alla caduta dell'URSS e al suo fallimento).

    In parole povere la distanza di cultura politica è immensa. Il PDCI ha ereditato la peggiore tradizione del PCI quella, togliattiana-stalinista mentre RC mantiene oggi nella sua dirigenza per la maggior parte persone che provengono dal socialismo di sinistra, da la nuova sinistra (DP) e in minor parte dal PCI.

    Difatti queste anime così diverse non hanno saputo durare per molto tempo assieme. Quando si sono trovati davanti un nodo politico (come quello dell'appoggio al governo Prodi) ognuno ha scelto la sua strada che gli suggeriva la sua cultura.

    Per questo ho sempre sostenuto che il vero motivo della scissione è stata una distanza culturale troppo grande fra queste due anime dell'allora RC.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  3. #73
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    In origine postato da Paddy Garcia
    Il PDCI è comunista nel vero senso storico (e tragico) della parola e vive il proprio comunismo nel passato in maniera identitaria. Certo ci si possono trovare pefino più riferimenti al marxismo rispetto a RC. Ma questo non significa niente in termini di contenuti. Non basta sventolare qualche citazione autorevole di Lenin o di bandiera rossa per definirsi comunisti. In questo senso i riferimenti storico-politici del PDCI sono davvero pro-forma. Nell'ultimo congresso è stato sancito il ritorno a Marx abbandonando tanti marxismi che spesso hanno traviato il suo pensiero.

    Per paradosso l'ortodossia del PDCI ha spesso accusato RC di aver abbandonato il marxismo. Intanto, in termini di contenuti il PDCI ha appoggiato un governo che ha fatto una guerra omicida in Serbia. La loro scelta identitaria passa anche la difesa a spada tratta del socialismo reale e perfino dello stalinismo (Cossutta è stato quello che fino all'ultimo momento non voleva credere alla caduta dell'URSS e al suo fallimento).

    In parole povere la distanza di cultura politica è immensa. Il PDCI ha ereditato la peggiore tradizione del PCI quella, togliattiana-stalinista mentre RC mantiene oggi nella sua dirigenza per la maggior parte persone che provengono dal socialismo di sinistra, da la nuova sinistra (DP) e in minor parte dal PCI.

    Difatti queste anime così diverse non hanno saputo durare per molto tempo assieme. Quando si sono trovati davanti un nodo politico (come quello dell'appoggio al governo Prodi) ognuno ha scelto la sua strada che gli suggeriva la sua cultura.

    Per questo ho sempre sostenuto che il vero motivo della scissione è stata una distanza culturale troppo grande fra queste due anime dell'allora RC.

    P.G.
    Quello che dici tu sul PDCI non so se sia vero o meno, di certo non corrisponde alla realtà dei fatti visto con chi stanno in Parlamento, e mi fa piacere che in Parlamento li stiate per raggiungere pure voi


    Mentre in RC il marxismo è ancora il fulcro dell'azione politica.

  4. #74
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    grazie per le risposte

  5. #75
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    Mentre in RC il marxismo è ancora il fulcro dell'azione politica.


    Questa la aggiungerò alle barzellette sui carabinieri.



  6. #76
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    E' troppo divertente vedere degli anti-marxisti pretendere di dare etichette di marxismo ai partiti comunisti.

    Ma almeno volete argomentare?

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  7. #77
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    In origine postato da Paddy Garcia
    E' troppo divertente vedere degli anti-marxisti pretendere di dare etichette di marxismo ai partiti comunisti.

    Ma almeno volete argomentare?

    P.G.
    Arghomento io...
    essere comunisti, socialisti marxisti o altro significa sostenere, tra le tante cose, e anzi sopra di queste, a livello infrastrutturale

    LA SOCIALIZZAZIONE DEI MEZZI DI PRODUZIONE

    Non mi pare che il PRC la sostenga... se mi sbaglio allora spiegatemi come cazzo farete, se mai disgraziatamente doveste vincere le elezioni a governare con la Margherita (tanto per fare un esempio), che ha nel suo programma (al di là delle profonde differenze di ordine ideologico) la volontà di privatizzazione di servizsi pubblici che voi definireste essenziali.
    Privatizzazione e socializzazione non sono compatibili, a questo punto sorge il problema di individuare quale politica economica sarebbe applicata... ma avendo il PRC una forza di 7 a 40 circa vwerso l'Ulivo, non penso che sarà una politica tanto marxista...

  8. #78
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    La contraddizione di chiamarsi comunisti e avere una linea politica socialdemocratica. Vecchia eredità del P.C.I. in più, tanta tantissima confusione. Ignoranza diffusa, mancanza di quadri, opportunismo... La direzione del Prc va da una parte, la base dall'altra... Decomposizione.

  9. #79
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    In origine postato da Winston


    LA SOCIALIZZAZIONE DEI MEZZI DI PRODUZIONE
    Ti ricordo durante la crisi FIAT il PRC propose la nazionalizzazione.

    Comunque il punto non è questo.

    Se guardi bene nel PRC c'è una critica comunista del socialismo se come socialismo si intende la pianifazione economica o la statalizzazione. E' una critica marxiana, perchè Marx non ha mai inteso in questo senso la "socializzazione" una "statalizzazione" o "nazionalizzazione" ma come "messa in comune". E' qui che sta il problema reale della socializzazione rispetto alla privatizzazione: non tanto nella fuorviante opposizione formalistica tra “pubblico” e “privato”, quanto piuttosto nella capacità di riscopire l'idea del "comune" che gli uomini sapranno esercitare. Va da sé che la capacità di una simile soluzione del problema è molto più impegnativa e difficile da perseguire che non la semplice opposizione formale al “privato” in nome dello “stato”. E infatti l'esercizio di quel controllo comune vale sia che il prodotto (servizio) sia dato dallo stato, sia che esso segua le vie dell'iniziativa privata. In un momento come questo poi dove lo "Stato" è in decadenza, è un problema ancora più attuale.


    Non mi pare che il PRC la sostenga... se mi sbaglio allora spiegatemi come cazzo farete, se mai disgraziatamente doveste vincere le elezioni a governare con la Margherita (tanto per fare un esempio), che ha nel suo programma (al di là delle profonde differenze di ordine ideologico) la volontà di privatizzazione di servizsi pubblici che voi definireste essenziali.
    Secondo te davvero il PRC potrebbe accettare la privatizzazione, chessò, dell'aziende fornitrici l'acqua?

    Privatizzazione e socializzazione non sono compatibili, a questo punto sorge il problema di individuare quale politica economica sarebbe applicata... ma avendo il PRC una forza di 7 a 40 circa vwerso l'Ulivo, non penso che sarà una politica tanto marxista...
    Qui dai scontato molte cose, un accordo fra Ulivo e PRC, quando se ci sarà un accordo sarà fra un partito riformista e una sinistra dl'alternativa. Cioè addio Ulivo e addio PRC come sola "alternativa".

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  10. #80
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    In origine postato da Nabat
    La contraddizione di chiamarsi comunisti e avere una linea politica socialdemocratica.
    Ehi, ma Marx non sapeva nemmeno se definirsi comunista o socialdemocratico o socialista. Non si poteva proprio il problema dell'etichetta.

    Secondo te era piu' a sinistra il PCI (comunista) o il PSI di Lombardi?

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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