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    Predefinito Più di 1500 persone al corteo contro Morini

    Naturalmente i media nazionali, come sempre, si sono ben guardati dal dare la notizia...


    Tanto rumore per nulla hanno detto alcuni telegiornali locali, riferendosi
    all'assenza di scontri e problemi al corteo di sabato 15 novembre. Ma noi
    crediamo di aver fatto tanto rumore per la liberazione degli animali rinchiusi
    dentro Morini e destinati ai laboratori di tortura!
    Possiamo dire senza retorica che la manifestazione di sabato è stata un grande successo.
    Più di 1500 persone hanno preso parte al corteo senza farsi intimidire dalla
    vergognosa campagna di diffamazione condotta dai media e dalle istituzioni
    locali. Un fiume di persone in cui si respirava una forte energia, una
    determinazione a chiudere una volta per tutte l'allevamento Morini e mettere
    una pietra sopra a quello che è un simbolo della vivisezione in Italia. Una
    delle più belle manifestazioni a cui si è partecipato, a detta di molti.
    I manifestanti sono arrivati da tutta Italia, da un estremo all'altro, disposti
    a centinaia di chilometri di viaggio per poter esprimere la proprie idee. Molte
    persone hanno partecipato al corteo provenienti anche da Svizzera, Spagna e
    Inghilterra. La campagna che stiamo portando avanti trova sempre più
    sostenitori e sempre maggiore consenso tra chi vuole veramente la fine della
    vivisezione. Agli altri, a quegli animalisti ufficiali che si dissociano e
    trovano tanto tempo per darci contro (anche in dirette televisive di sabato
    pomeriggio), noi non dedichiamo nemmeno un attimo del nostro tempo. Le loro chiacchiere non ci interessano, solo l'azione può cambiare questo mondo.

    UN PAESE IN ALLARME
    Possiamo dire che la manifestazione è stata un grande successo per vari motivi. Primo fra tutti aver confutato nei fatti la campagna mediatica che aveva annunciato il corteo come una vera e propria calata di barbari nel paese. Il clima di tensione sull'argomento lo si è respirato per giorni prima di sabato, e alcuni telegiornali locali hanno raggiunto il culmine accomunando il corteo a quello che è successo a Genova conro il G8. La campagna della stampa è stata rivolta in maniera allarmistica, come già abbiamo detto, spostando tutta la questione dal piano etico, le ragioni della lotta, ad un piano di ordine pubblico.
    In questo clima terroristico a San Polo molti negozianti hanno scelto di
    barricare i loro negozi, e alcuni cittadini perfino di ereggere cancellate di
    fronte alle loro case vicino all'allevamento. Gli uffici comunali sono stati
    chiusi, le scuole hanno chiuso in anticipo, tutti i cassonetti tolti dal paese
    e un divieto di parcheggio esteso a tutto il percorso del corteo.
    Un pazzesco stato di guerra creato ad arte per mettere in cattiva luce gli
    organizzatori del corteo. Il paese è stato assediato e chiuso, non da noi ma
    dalle forze dell'ordine. Queste sono scese su San Polo con 600 uomini armati e un elicottero.
    Ma quante centinaia di migliaia di euro è costato pagare quello spropositato
    numero di poliziotti e tutte le inutili misure di sicurezza per un corteo che è
    stato sì molto rumoroso ma assolutamente tranquillo?
    E quanto ha speso il Comune di San Polo nei giorni precedenti per pagare le
    affisioni dei manifesti e le pagine a pagamento sui quotidiani per denigrare i
    manifestanti e creare questo stato di allarme generale?
    Da dove vengono tutti questi soldi che vengono spesi per difendere una azienda privata?

    LA REAZIONE AL CORTEO
    Possiamo dire che nonostante questo allarme generale creato dai media e dai
    politici le strade di San Polo erano piene di persone, e in nessuna di queste
    abbiamo visto la paura. Era chiaro per tutti che il corteo sarebbe stato
    tranquillo, che niente di quanto i giornalisti prospettavano sarebbe successo,
    perché assolutamente non era in nessun modo nei progetti dei manifestanti fin dall'inizio.
    La cosa più importante che abbiamo notato sono state le facce attente di tutti
    quelli che ascoltavano i discorsi fatti al microfono nel centro del paese.
    Quando è stato spiegato chiaramente che la vivisezione è un inganno, e che la Soprani lavora esclusivamente per profitto, molte facce sembravano annuire. Quando è stata denunciata la campagna politica locale di aiuto tramite abusi di potere alla ditta Morini, molti sono stati i sorrisetti. Evidentemente gli abitanti di San Polo sono stanchi di vedere i soldi della cassa comunale spesi solo a beneficio di Giovanna Soprani e della sua azienda. E come se non bastasse al corteo si sono aggiunti alcuni giovani di San Polo, costretti a farlo nella seconda metà per timore di essere visti e riconosciuti nel centro del paese, dove probabilmente la mafia locale esige omertà.

    CHI VOLEVA GLI SCONTRI?
    Forse i giornalisti, che avrebbero viste realizzate le loro menzogne. Forse i
    politici e le forze dell'ordine, che avrebbero trovato un motivo per fermare la
    campagna. Forse la Soprani, che sperava ci bruciassimo il terreno finora
    raggiunto. O forse anche quel gruppetto di poliziotti infiltrati nel corteo col volto coperto, visti e rispediti al mittente....

    E ADESSO?
    La manifestazione non era nessun punto di arrivo. Solo uno dei tanti momenti di questa campagna, che deve andare avanti come sempre, e che non finirà fino alla totale chiusura di Morini.
    Quindi adesso è solo il momento di rimboccarsi le maniche ancora e dare ognuno il proprio contributo. Ricordatevi che gli animali dentro Morini hanno soltanto voi come possibilità di essere salvati.

  2. #2
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    Predefinito Una sensazione differente

    Sapevo che quella manifestazione era la tappa di una lotta, non un evento fine a se stesso...


    Sabato 15 novembre si è svolta a San Polo d'Enza una manifestazione internazionale contro l'allevamento Morini, che fornisce tra l'altro animali destinati alla vivisezione. Riportiamo qui la testimonianza di una persona che vi ha partecipato e le sue riflessioni in proposito. In fondo al testo, alcuni links di approfondimento.

    Questo non è solo il semplice diario di una manifestazione. Ma soprattutto di un giorno in cui si è combattuto per una causa che non può ancora sopportare il silenzio assenso o la condanna istituzionale, legale e mediatica. Ho partecipato a diverse manifestazioni, ma sabato 15 mentre partivo da Amelia per S. Polo D'Enza provavo una sensazione differente, sapevo che quella manifestazione era la tappa di una lotta, non un evento fine a se stesso.

    Così dopo quasi quattro ore di viaggio siamo finalmente arrivati a Reggio Emilia. Da subito le prime avvisaglie del clima di ostilità che ruotava intorno alla manifestazione. Appena usciti dal casello già il primo posto di blocco. Un quarto d'ora di controlli e via di corsa perchè mancavano trenta Km di strada, che tra l'altro non conoscevamo, e poco tempo ancora prima che la manifestazione cominciasse. Fino a San Polo altri tre posti di blocco. L'impressione era quella di stare per valicare la striscia di Gaza, passando tra Poliziotti e Carabinieri in borghese o in divisa. Ma le affinità tra San Polo e la Palestina forse non stava solo nel presidio militare che vigila a non solo quale sicurezza; in entrambi i posti, e a molti il paragone parrà eccessivo soprattutto se vedono l'animale pur volendogli bene come subordinato all'uomo e senza pari diritti, si sta lottando per la libertà ed i diritti; in Palestina si combatte la guerra di un popolo a S. Polo di oltre un migliaio di animali il cui diritto di vivere ed essere liberi è soppiantato dalle torture cui sono destinati dal cieco richiamo del denaro.

    Arrivati a San Polo e raggiunto il punto d'assembramento del corteo, dopo aver attraversato un esercito di Polizia asserragliato in ogni dove, finalmente si è partiti alla volta del lager Morini. Nessuna traccia di oggetti contundenti, gli unici ad averne erano i poliziotti che hanno scortato il corteo per tutta la sua durata. Ne bastoni o spranghe, ma solo i manganelli che i tutori dell'ordine brandivano dietro i loro scudi di plexiglas, insieme a dei fucili lanciafumogeni (ho provato a fotografarne uno ma l'agente prontamente lo ha tolto prima che scattassi la fotografia).

    La rabbia per l'atroce destino degli animali che giacciono nei meandri dell'allevamento Morini si è manifestata solo in cori, qualche petardo (ma in prossimità di capodanno se ne sentono di più rumorosi), manifesti, fischietti e tamburi e i colori di fumogeni ben diversi di quelli riservatici. La gente del paese guardava allibita l'evolversi della manifestazione, degli scenari di distruzione paventati da Ghielmi nel manifesto con cui ha tappezzato la città nemmeno l'ombra. Quel manifesto è stata l'unica vera operazione di terrorismo, il mezzo con cui il primo cittadino voleva fondamentalmente incattivire la gente nei confronti dei manifestanti. Qualcuno c'è cascato, lo si leggeva negli sguardi rivoltici, ma la maggior parte delle persone guardava approvando l'evolversi della manifestazione.

    Dopo aver marciato per le vie della città con i carabinieri che intorno davano vita ad una macabra coreografia, si è giunti senza alcuno scontro ne incidente all'allevamento. Una linea Maginot di mezzi della polizia schierati di fronte all'allevamento faceva da scudo al lager contribuendo alla prigionia degli animali rinchiusivi. Ormai si era fatto buio quando si è giunti all'allevamento e i tutori dell'ordine e della sofferenza degli animali puntavano i fari accecanti delle camionette verso il fronte della manifestazione fermatosi ad una decina di metri dallo schieramento di Polizia. Si intravedevano stagliate sulle luminarie dei loro mezzi, le sagome dei celerini schierati che apparivano ombre minacciose pronte ad approfittare del minimo cenno per sfogare la rabbia verso di noi manifestanti. Tra di noi nessuno ha oltrepassato quella sorta di "no man's land" creatasi tra il fronte del corte e della polizia. Chissà cosa sarebbe successo se qualcuno ci avesse provato solo per lasciare qualche volantino anche ai poliziotti asserragliati di fronte all'allevamento. Ma l'obiettivo era sfogare e dimostrare l'odio nutrito nei confronti della proprietaria trincerata dietro le finestre della sua abitazione, oppure in esilio volontario per non avere a che fare con più di mille persone incazzate nere con lei.

    Dopo circa un’ora, o forse due, il corteo si è sciolto, nemmeno un'incidente e neppure l'ombra di danneggiamenti ai danni dei cittadini di S.Polo, Ghielmi era stato sconfitto. Ma se ad altre manifestazioni gran parte della gente una volta finito il corteo se ne torna a casa forse più consapevole ma subito riassorbiti dal tran tran quotidiano ricominciando subito ad infischiarsi di tutto ciò che si è urlato e dimostrato, sabato scorso è stato differente. Quella gente, ed io per primo, è tornata a casa con ancora più voglia di lottare contro l'abominio cui gli animali sono condannati, consci che la lotta contro la vivisezione e qualsiasi forma di prevaricazione sugli animali va combattuta attivamente, perchè c'è un Morini in ogni cacciatore, in qualsiasi allevamento di animali destinati al macello o al loro sfruttamento intensivo per la soddisfazione della nostra ingordigia.

    Testo di Andrea Boccalini

    Alcuni links:

    Il forum di promiseland.it dedicato alla vivisezione e moderato da Massimo Tettamanti

    No vivisezione

    Ricerca senza animali

    Coordinamento Chiudere Morini

    Coordinamento Anti Pharmacia

    Coordinamento No RBM

    SHAC - Italia




    _

 

 

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