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    Predefinito L'Orchestra democratica

    Mercoledì 19 Novembre 2003 - Ugo Gaudenzi

    L'Orchestra democratica.


    Prove d’orchestra democraticamente corrette. Interpreti protagonisti:Gianfranco Fini, vicepresidente di questo governo, Marco Minniti sottosegretario dell’esecutivo guidato da D‘Alema, l’onnipresente Magdi Allam, nominato dal regime destra-sinistra docente di islamistica ad honorem. Interpreti generici: Riccardo Pacifici, portavoce delle Comunità ebraiche italiane ed Ernesto Olivero un “figlio di Abramo”. Comparse: alti ufficiali dei Carabinieri e dell’esercito, famiglie e amici dei Caduti a Nassiria. Direttore d ‘orchestra, Bruno Vespa.
    Il soggetto riguarda Nassiria come Istanbul, e il copione si svolge su binari ben blindati. La tesi da dimostrare è la “necessità di restare in Iraq per inventarvi la democrazia “. Iniziali distinguo, ma con programmato finale in crescendo unitario. I vari atti sono scanditi da elementari sottotitoli: ‘terroristi” o similtali o comunque loro complici, coloro che in Italia dichiarano “patrioti” o “resistenti’” gli iracheni che si battono contro l’occupazione degli angloamericani e dei loro alleati, della loro terra, della loro patria, “terroristi’”, naturalmente, gli autori dei trenta e più attacchi quotidiani alle forze di occupazione occidentale, tuttavia “non iracheni’”: quasi “sicuramente” di al-Qaida o comunque “stranieri", forse yemeniti; gli iracheni, infatti, sono buoni e grati con le truppe che portano loro la pace e la democrazia. Lo dimostra l'affetto della popolazione di Nassiria per il contingente italiano, per “inventare la democrazia “, come ripetono tutti i protagonisti sapientemente guidati da Vespa, è
    dovere morale degli italiani però restare nel Paese occupato almeno fino al 2005, e portarvi la pace “per evitare lo “scontro di civiltà” — in comune assolo così concludono Minniti, Fini e Magdi - voluto dal terrorismo.
    Portare in Iraq la pace americana, concludiamo noi, quella "pace” che ha già fatto, secondo le stime di un ente umanitario britannico, 27 mila morti tra la popolazione civile irachena ed altrettanti tra le forze militari schierate a difesa contro gli invasori. E migliaia di vittime, tra morti e feriti, nei ranghi stessi delle forze straniere. Un’aggressione all’indipendenza dei popoli che era stata dichiarata dallo stesso Bush "una crociata” del bene contro il male, dei (fondamentalisti) cristiani contro il fondamentalismo islamico, dell’Occidente contro l’Oriente. Portando, beninteso, la stessa “pace” anche tra israeliani e palestinesi, Israeliani che per promessa divina hanno il diritto ad uno Stato su terra altrui e gli altri a guardare.
    Lunedì notte quella tale orchestra è stata magistralmente diretta, nella massima armonia e senza alcuna indesiderata sbavatura, da Bruno Vespa.

  2. #2
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    Un popolo che vuole la libertà riesce sempre a darsela da solo.
    Non c'è MAI bisogno di altri.
    Se non ci riesce buona parte non la vuole, ed a maggior ragione non c'è bisogno di nuove crociate.

    Buon articolo, anche se Gaudenzi mi sembra un pò stanco.

    Ugo ripiiate.


  3. #3
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    Vado parzialmente off topic:
    ascoltando la rassegna stampa di Radio Radicale (quella mondialisticamente più rivelatrice), è palpabile in questi giorni un vero e proprio terrore trasversale ai democratici, espresso quasi con le stesse parole dai liberali e dai marxisti. Terrore di una rinascita del senso nazionalistico (alla faccia dello sbandierato "patriottismo" dei Ciappi & C.).
    Impossibile dire quante possibilità vi siano che il popolo italiano riacquisti un qualcosa di ormai seppellito da decenni, sta di fatto che il democraticume si è accorto di avere forse fatto un passo più lungo della gamba, nell'inscenare funerali combattentistici molto vicini al prima-1945, e soprattutto - questo ciò che i pensatori liberali e marxisti rimproverano a Pisanu - di avere espulso troppo frettolosamente il negro-imam.
    Dato che costoro sanno che la psiche comunitaria profonda si fa un baffo delle chiacchiere culturali e politiche, e se ne va per conto suo, sono perfettamente coscienti che in questo frangente l'espulsione di un allogeno-simbolo, nettamente identificabile, può rinfocolare il senso di appartenenza. Così come del fatto che la retorica combattentistica (per quanto in funzione americana) va a solleticare certe corde non proprio adeguate al tipo d'uomo-pecora brucante pianificato dai centri di potere.
    Quindi, onde non vanificare decenni di lavaggio di cervello mondialista meticolosamente applicati, le vestali della democrazia si affrettano ad avvertire i politici che stanno facendo passi più lunghi della gamba. Il finto patriottismo funzionale alla "crociata" new conservative deve essere infatti dosato con sapienza: una dose di finto patriottismo , e una dose di antidoto, una dose di finto patriottismo , e una dose di antidoto, e così via.
    Ora, è possibile a vostro avviso inserirsi da parte nostra in questo clima? Oppure la comunità è ormai completamente tarata nel midollo, tale da non potersi più risvegliare in essa alcunché?

  4. #4
    suum cuique
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    Predefinito

    In origine postato da Vahagn
    Ora, è possibile a vostro avviso inserirsi da parte nostra in questo clima? Oppure la comunità è ormai completamente tarata nel midollo, tale da non potersi più risvegliare in essa alcunché?
    Tarata nel midollo, marcia e fradicia.

    Ciò che si può risvegliare a questo punto sono solo gli istinti più bassi e collettivi, di chiara matrice ctonia.
    Per questo tuttavia ci sarà bisogno di qualche evento più drammatico per gli italiani che non la morte di 19 uomini in Irak.

 

 

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