Alla faccia della Convenzione nei laboratori si continua a sperimentare

Piccoli mostri per grandi paure

Per la Nato sono 31 agenti gli infettivi che potrebbero essere utilizzati a scopo bellico. Fra gli agenti patogeni impiegati dagli scienziati militari ci sono i batteri, organismi monocellulari che possono causare malattie come il carbonchio e la peste, e i virus, responsabili di malattie come il vaiolo e Ebola, cui si aggiungono le rickettesie - una via di mezzo fra virus e batteri. Tutti agenti che vengono "coltivati" - i batteri vengono fatti crescere su terreni di coltura artificiali mentre i virus in colture cellulari - a costi contenuti. Tutti possono venire geneticamente modificati per renderli più pericolosi.

Si tratta armi molto economiche - la cosiddetta "atomica dei poveri" - che presentano anche un notevole vantaggio: gli strumenti necessari per la loro fabbricazione - reagenti, mezzi di coltura e gli stessi germi - si trovano facilmente sul mercato. Quanto sono diffusi? Oltre agli Stati Uniti, che primeggiano sia per la quantità di bioarmi in dotazione che per lo stato della ricerca, sono dotati di bioarmamenti la Russia, il Giappone e Israele. Non accertati, ma estremamente probabili, sono i programmi di ricerca che vengono condotti in Cina, Taiwan, Corea del Nord, Siria, Egitto, Iran e Cuba.

Inutile dire che Bush sta facendo di tutto per boicottare l'applicazione della Convenzione sulle armi chimiche e biologiche soprattutto nella parte relativa ai controlli. La sua tesi è che bisogna controllare i "cattivi" e lasciar perdere i "buoni" - cioè gli Stati Uniti - che nel frattempo continuano a finanziare questo tipo di ricerca. Barbara Rosenberg, presidente del gruppo di lavoro sulle armi biologiche che fa capo alla Federazione degli scienziati americani, ha denunciato l'incremento degli stanziamenti dalle pagine del Los Angeles Times: "Il rapporto annuale del Dipartimento dell'energia si riferisce ad almeno tre nuove grandi installazioni per lo studio della dispersione, tramite aerosol, di microrganismi pericolosi".

Per farsi un'idea di cosa avviene nel segreto di tali installazioni basta dare un'occhiata a ciò che viene reso pubblico. Tre settimane fa, durante un convegno scientifico che si è tenuto a Ginevra, alcuni ricercatori dell'Università di Saint Louis hanno annunciato di essere riusciti a produrre un vaiolo transgenico che infetta anche gli animali vaccinati. Se il virus geneticamente modificato dovesse sfuggire dal laboratorio, o se dovesse venire usato come arma, nessuno sarebbe in grado di fermarlo. Gli scienziati dell'Institute for Genomic Research stanno invece lavorando sul batterio Brucella suis, patogeno in dotazione dell'esercito Usa negli anni Cinquanta e Sessanta. Il batterio provoca sintomi simili a quelli dell'influenza ma, modificato ad arte, può degenerare in un'infezione del sistema nervoso centrale, raramente mortale ma estremamente invalidante. L'ideale, secondo i ricercatori, per fiaccare le truppe nemiche.


Batteri e armi chimiche. L'Italia li arruola

Il governo potrebbe acquistare "agenti biologici e sostanze radioattive "adattati per essere utilizzati in guerra"". Alle interpellanze di Prc e Verdi per ora solo risposte elusive ed ambigue

C'era una volta la Convenzione sulle armi chimiche e batteriologiche, ratificata dal nostro paese. Gli italiani-brava-gente non avevano esitato a impegnarsi che mai e poi mai si sarebbero dotati di arsenali chimici o batteriologici. C'era una volta un Parlamento che veniva informato e coinvolto, quando si trattava di prendere decisioni relative a questioni tanto importanti. Oggi le cose funzionano in un altro modo. L'acquisto di armi chimiche e biologiche, di materiali radioattivi e relative apparecchiature, è stato deciso con un decreto del ministro della Difesa Antonio Martino, emanato nel giugno scorso, che approva l'elenco dei materiali da comprendere nelle categorie previste dall'articolo 2, comma 2, della legge 9 luglio 1990, n. 185. Chi volesse impegnarsi nella lettura del Supplemento Ordinario n.119 alla Gazzetta Ufficiale n.171 del 25 luglio 2003, scoprirebbe che la patria si accinge a dotarsi di "agenti biologici e sostanze radioattive "adattati per essere utilizzati in guerra"" insieme ad "agenti per la Guerra Chimica".

Alcuni deputati che, al pari dei comuni cittadini, sono stati informati dell'inquietante decisione attraverso la lettura delle agenzie di stampa, hanno deciso di vederci chiaro. I primi a muoversi sono stati Paolo Cento dei Verdi ed Elettra Deiana di Rifondazione comunista, che hanno chiamato il governo a rispondere attraverso delle interpellanze parlamentari. I risultati di queste risposte, cui sono venuti a riferire ieri durante una conferenza stampa che si è tenuta a Montecitorio insieme a Silvana Pisa dei Ds, sono sconfortanti. Il sottosegretario di Stato per la difesa Filippo Berselli ha risposto che l'elenco è semplicemente la lista dei "materiali d'armamento da sottoporre a controllo a norma della legge n.185 del 1990 e non l'elenco dei materiali di cui si doteranno le forze armate e i corpi di polizia italiani". Non una smentita, quindi, ma semplicemente una rassicurazione dal tono lievemente sprezzante a fronte di una partita così importante. Ma "ci sono le condizioni giuridiche per trattare armi chimiche, biologiche e nucleari?" ha chiesto ieri Paolo Cento "l'Italia ha intenzione di dotarsi di queste armi? E come verrà garantita la sicurezza dei cittadini? Come verranno trasportate e dove verranno stoccate?".

Che si assista a una progressiva escalation militare, come sottolinea Elettra Deiana, è chiaro sia nei modi repentini in cui vengono prese tali decisioni che nella secretazione che "rende impossibile attuare qualsiasi tipo di controllo" continua la deputata "Le nostre domande hanno trovato soltanto risposte elusive e ambigue. Ci viene detto che la circolazione di queste armi chimiche, biologiche e radioattive è condizionata, ma le condizioni non vengono specificate. Si tratta di una chiara espropriazione dei meccanismi di tutela a favore della militarizzazione incipiente".

Effettivamente, basta un'occhiata alla Gazzetta ufficiale per rendersi conto dell'approssimazione con cui vengono trattati simili argomenti. Oltre alla lista, di per se abbastanza agghiacciante, di gas nervini come il Sarin (quello utilizzato nell'attentato alla metropolitana di Tokyo), il Soman, il Tabun e il Vx, tutte sostanze proibite dalla Convenzione d'interdizione delle armi chimiche (Ciac) firmata nel 1993 da 154 paesi compreso il nostro, e dalla Convenzione di Ginevra del 1972, vengono citati anche "agenti biologici", "biopolimeri" e "colture cellulari" con una genericità davvero allarmante.

Ora, secondo quanto prescritto dagli standard scientifici internazionali, per trattare "agenti biologici adattati per essere utilizzati in guerra" bisogna essere dotati di particolari strutture. I microrganismi più letali possono essere conservati e trattati soltanto in laboratori di massima sicurezza, i cosiddetti i Bsl-4 (4 sta per il livello massimo) dove i sistemi di filtraggio dell'aria e perfino della pressione interna sono progettati per non consentire alcuna fuoriuscita accidentale. Perché una volta "evaso", un batterio geneticamente modificato per resistere agli antibiotici o un virus particolarmente letale potrebbe diffondersi fra la popolazione con rapidità inarrestabile.

Ma quante strutture militari del nostro paese sono attrezzate per conservare agenti patogeni di livello 4? E quali strutture civili - centri d'eccellenza, università, laboratori di ricerca pubblica e privata - sono state contattate? I ricercatori contattati sono stati informati e hanno dato il loro consenso alla militarizzazione che questo comporta? O si è deciso di militarizzare le università? Ma prima di arruolare il sistema d'istruzione pubblico sotto i vessilli della guerra batteriologica, così come prima di violare delle Convenzioni internazionali, non sarebbe necessario almeno uno straccio di dibattito parlamentare? Tutte domande in attesa di risposta.

Sabina Morandi
Liberazione 20 11 03