....Palermo
Arrestati i due marescialli, le talpe che passavano le notizie riservate della Procura al boss Michele Aiello, proprietario della clinica Santa Teresa di Bagheria, resta da capire chi era il talpone. Cioè il “mister X” che nei giorni caldi dell’inchiesta, quelli che precedettero l’arresto, fece sapere ad Aiello che i suoi telefoni erano sotto controllo e che i due marescialli infedeli, Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo, erano ormai sotto scopa: “bruciati” dalle intercettazioni e dai controlli che le indagini avevano già acquisito agli atti.
Quale super talpa poteva avere in mano quella preziosissima informazione?
L’unico che potrebbe rivelarlo è, ovviamente, Aiello.
Ma l’imprenditore, accusato dal pentito Giuffrè di rapporti ravvicinati con il superlatitante Bernardo Provenzano, ammette i suoi rapporti con Ciuro e la sua consolidata amicizia con il presidente della Regione, Totò Cuffaro.
Ma sul talpone, nessuna parola.
Al procuratore Piero Grasso non resta che formulare alcune ipotesi.
La prima ruota attorno a un terzo maresciallo, Antonio Borzacchelli, che, dopo avere indagato per anni, da carabiniere, sugli appalti del teatro Massimo, decise di dedicarsi alla politica e diventò deputato regionale dell’Udc, il partito di Cuffaro.
Ciuro e Riolo, interrogati in carcere, hanno avuto nei suoi confronti parole pesanti. Lo hanno accusato di avere mantenuto con Aiello relazioni molto pericolose. Al punto che, secondo Riolo, pretendeva la cessione gratuita di una quota della “Villa Santa Teresa”, in cambio della quale avrebbe “girato” all’imprenditore di Bagheria le sue potenti amicizie all’assessorato della Sanità.
E non solo.
E’ stato lui il talpone?
Finora non c’è prova, non c’è riscontro.
Nella ricerca del colpevole, dunque, non si può escludere nulla. Nemmeno al livello superiore. Quello dei magistrati.
Le amicizie del radiologo
Fra di loro, chi sapeva? E soprattutto, da quando? Seguiamo la cronistoria dei fatti: dell’indagine su Ciuro seppero ben presto –già nel giugno scorso – i procuratori aggiunti e Antonio Ingroia, che aveva nella propria stanza il maresciallo della Dia e che con lui, per sette anni, aveva costruito e gestito il processo contro Marcello Dell’Utri.
“Il puro e il Ciuro”, venivano chiamati nei corridoi del palazzo. Dopo essere stato avvertito, lo stesso Ingroia riferì
“doverosamente” a Grasso che Ciuro gli aveva procurato tramite Aiello una squadra di operai per ristrutturare una masseria del padre. Nulla di grave, solo un po’ di imbarazzo: lo stesso procuratore lo invitò a non cacciare gli operai della ditta Aiello, per non insospettire né l’imprenditore né Ciuro.
Dell’indagine su quest’ultimo, dunque, seppero in molti, ma non tutti.
L’inchiesta sull’altro maresciallo, Giorgio Riolo, invece, rimase top secret. Eppure una sera di ottobre, lo stesso Aiello informa sia Ciuro che Riolo del fatto che entrambi sono indagati.
Una notizia che nemmeno le due talpe – iscritte nel registro della Procura con nomi fasulli – potevano mai conoscere.
Nel giallo entra, a questo punto, un altro personaggio: il radiologo Aldo Carcione, socio di Aiello nella “Villa Santa Teresa”. Nelle conversazioni con l’imprenditore, il medico fa sfoggio delle sue conoscenze in Procura.
Poi, ad arresti eseguiti, si presenta ai magistrati e rende dichiarazioni spontanee: “Sono amico di Anna Palma e del marito, il mio collega Adelfio Elio Cardinale, e di Guido Lo Forte – dice – ma non mi hanno mai passato notizie”.
L’amicizia è solo una coincidenza, nessuno dubita della correttezza dei due procuratori aggiunti, Palma e Lo Forte.
Ma Grasso – “è un atto dovuto”, nessuna ipotesi di reato – trasmette gli atti a Caltanissetta, dove finiscono tutte le grane della magistratura palermitana.
La mossa non è piaciuta. Né a Lo Forte, né a Roberto Scarpinato, né a Gioacchino Natoli e agli altri pm che ormai da un anno si contrappongono al procuratore.
I cosiddetti ribelli.
I quali, mercoledì pomeriggio, si sono “autoconvocati” – a sorpresa è arrivato anche Ingroia – in assemblea straordinaria.
Si sentono “mascariati”.
Ma Grasso ha fatto sapere che cerca solo una talpa. Anzi un talpone. E che non può essere la procura di Palermo ad “assolvere” i pm di Palermo.
Dov’è lo scandalo?
saluti




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