Un'arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita.
Jacques Prévert


Un'arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita.
Jacques Prévert


so di averla già postata, ma era tanta la voglia di rileggerla
Come son pesanti i giorni,
A nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto è vuoto,
tutto è freddo e senza pietà,
ed anche le care limpide stelle
mi guardano senza conforto,
da quando ho appreso nel mio cuore,
che anche l'amore può morire.
(Garcia Lorca)
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O Sonho
Quem contar
um sonho que sonhou
não conta tudo o que encontrou
Contar um sonho é proibido
Eu sonhei
um sonho com amor
e uma janela e uma flor
uma fonte de água e o meu amigo
E não havia mais nada...
só nós, a luz, e mais nada...
Ali morou o amor
Amor,
Amor que trago em segredo
num sonho que não vou contar
e cada dia é mais sentido
Amor,
eu tenho amor bem escondido
num sonho que não sei contar
e guardarei sempre comigo
Il Sogno
Chi racconta
un sogno che sognò
non racconta tutto quello che incontrò
Raccontare un sogno è proibito
Io sognai
un sogno con amore
e una finestra e un fiore
una fonte d'acqua ed il mio amico
E non c'era nient'altro...
solo noi, la luce, e nient'altro...
e lì visse l'amore
Amore,
amore che porto in segreto
in un sogno che non racconterò
ed ogni giorno è più sentito
Amore,
io ho un amore ben nascosto
in un sogno che non so raccontare
e terrò sempre con me...
(Madredeus)
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Alchimia D'Amore
Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d'Amore,
dice, dove risiede il centro della sua felicità:
ho amato, ho conquistato e detto,
ma se dovessi amare, conquistare e dire, finchè non sarò vecchio,
non potrei mai comprendere quel nascosto mistero;
oh, non è che impostura tutto quanto:
e come nessun alchimista ha potuto scoprire l'Elisir,
ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso
se per caso gli accade di scoprire
qualche odorosa sostanza, o nuova medicina,
così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato,
ma non trovano altro che una notte estiva simile all'inverno.
La nostra pace, il denaro, l'onore e il nostro giorno,
questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d'aria?
In questo ha fine amore, che ogni uomo
può essere felice come me se può sostenere
la breve vergogna di una farsa nuziale?
Quell'infelice amante che afferma
non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti,
e che pretende trovare in lei un Angelo,
in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire
nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere.
Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo
ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma.
(John Donne)
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Go and catch a falling star,
Get with child a mandrake root,
Tell me where all past years are,
Or who cleft the devil's foot,
Teach me to hear mermaids singing,
Or to keep off envy's stinging,
And find
What wind
Serves to advance an honest mind.
If thou be'st born to strange sights,
Things invisible to see,
Ride ten thousand days and nights,
Till age snow white hairs on thee,
Thou, when thou return'st, wilt tell me,
All strange wonders that befell thee,
And swear,
No where
Lives a woman true and fair.
If thou find'st one, let me know,
Such a pilgrimage were sweet;
Yet do not, I would not go,
Though at next door we might meet,
Though she were true, when you met her,
And last, till you write your letter,
Yet she
Will be
False, ere I come, to two, or three.
Corri, corri pure a raccogliere stelle cadenti
e a plasmar mandragore in bambini
Dimmi dove sono, ora, tutti gli anni passati
o chi è che rubò al demonio i passi
Insegnami, dài, le melodie delle sirene
oppure a scacciare le invidie pungenti
e mostrami
quel vento
che a mente pura si inchini
Se sei nato a strane visioni
-quelle cose invisibili agli occhi -
cavalca a diecimila le miglia, per i giorni e le notti
finché le nevi bianche dell’età ti raccolgano i capelli
Allora, tornando, mi dirai
- tra tutte le strane meraviglie che ti colsero -
del Nulla ove risiede
la donna che non mentì
E se la troverai, ti prego dimmi
ove di tale pellegrinaggio sarebbe dolce il luogo
O anzi non farlo, giacché non vi andrei;
né se ci ritrovassimo ancor, dopo,
Pur se sarà stata vera quando l’avrai incontrata
e lo sarà rimasta, dopo averle scritto,
già lei
infine
sarà stato inganno, per due o tre volte,
e ancora.
(John Donne)
(quanto mi piace questa...)
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PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!


C'è anche l'amore per un popolo...per una terra e a questi voglio dedicare il mio sentimento.
Ode al Veneto
Il Veneto è completamente profuso nella realtà presente e vi integra sapientemente e con riconoscenza le tradizioni del passato che postulano l'avvenire, il futuro.
Il Veneto è un popolo in cammino verso se stesso, verso l'esito, il compimento dei suoi eterni valori.
Un popolo indomito, dinamico, che non si piange mai addosso e sempre pronto ad accettare nuove sfide a viso aperto.
Con una lingua antica, forte, vera, i tosetti spalancano gli occhi al mondo nel pieno rispetto di tutto.
Con le vocali aperte si precisa e preserva la chiarezza della mente e dei sentimenti, perchè il Veneto è chiaro, lineare, lucido riguardo la realtà che ogni cosa include.
Treviso così bella, educata, operosa, pulita.
Padova gentile e rassegnata.
Quando la verità sorge, si profila, in queste terre, la si persegue con coraggio passo dopo passo fino al suo raggiungimento o trasfigurazione.
Nella lingua è inscritta la logica solidarietà e l'antico spirito forgiato nelle naturali difficoltà del vivere.
In questi suoni il cuore Veneto è compiutamente mondo.
Genyo.


Vieni
tu che sei mia,
nella mia notte.
Crea,
tu che sei mia,
la mia notte.
Quieta
questa quiete.
Calma
questa calma.
Annega
questa morte.
Allarga
questa stanza.
Abbatti
questo muro.
Alza
questo cielo.
Dona pace
a queste ombre.
Falcia
questa pioggia.
Rendi musica
queste lacrime.
Fai fiorire
queste mani.
Seppellisci
queste parole.
Guarisci
questi occhi.
Diventa
la mia notte.
Sii
la mia notte.
(Josip Pupacic)
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Gli dissi: mai
vidi nulla come i tuoi occhi,
mai vidi
nulla come i tuoi occhi.
E solamente vedevo il fuoco
e non il nero
in fondo alla loro oscurità.
(Clara Janés)