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Discussione: Caso Priebke - Serena

  1. #1
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    Predefinito Caso Priebke - Serena

    QUANDO LA DESTRA FA LA SINISTRA PER ANDARE AL CENTRO di Nicolò Vergata -
    http://www.legnostorto.com/node.php?id=10180

    Adriano Sofri: pronunciarsi su Priebke da Rolli - http://www.legnostorto.com/node.php?id=10181

    ERICH PRIEBKE AUTOBIOGRAFIA - "VAE VICTIS" - http://www.legnostorto.com/node.php?id=10182

  2. #2
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    Predefinito QUANDO LA DESTRA FA LA SINISTRA PER ANDARE AL CENTRO

    Mandato da Nicolò Vergata Domenica, 23 Novembre 2003, 22:43 uur.
    In Italia lo sport nazionale non è, come si crede, il calcio, ma rincorrere il carro che è più avanti e saltarci sopra . Passare da vinti a vincitori. Non solo non perdere la carrozza, ma salire sulla migliore. E’ quello che ha fatto Gianfranco Fini. Scavalcato a destra dalla Lega, deluso da un Berlusconi maldestro e sempre più inviso, ammirato dalla strategia di Casini, tenta di buttarsi in centro, contendendo a quest’ultimo la poltrona di futuro leader di una nuova grande Democrazia cristiana, conservatrice e dorotea, cioè il peggio che si possa augurare agli italiani, ma anche la più potente della nostra storia politica.
    Per far questo, occorreva superare delle tappe obbligate, quali l’apertura morale ai bisogni degli immigrati, tanto cari a DC e Vaticano e utile, altresì, a tener buona la sinistra e, come seconda tappa, l’avvicinamento ad Israele, non solo al fine di cancellare ogni dubbio storico, ma anche perché il voto e la potenza economica del mondo ebraico sono probabilmente determinanti.
    Ma proprio quando Fini stava per affrontare questa seconda tappa, l’incauto deputato di AN, on. Antonio Serena, nell’encomiabile intento di sensibilizzare l’opinione pubblica su quella che è stata una delle peggiori infamie italiane contro i diritti umani e civili, cioè il processo-farsa a Erich Priebke terminato con la condanna all’ergastolo di un novantenne scatena, invece, un putiferio in tutto il Parlamento. Fini si arrabbia a tal punto che lo espelle dal partito. Questi i fatti.
    L’episodio, passato un po’ in sordina è, peraltro, estremamente significativo e importante per gli effetti negativi che ha, non tanto per il buon esito delle strategie politiche di Fini, quanto per averne evidenziato la loro natura non proprio aderente ad una sincera modificazione intima del pensiero del leader di AN, conferendo di lui – soprattutto ai suoi seguaci ed estimatori- una deludente immagine veterodemocristiana, di arrivista del potere, di vecchio stratega partitico.
    E questo, a nostro avviso, è l’aspetto più pregiudizievole della sua seconda svolta dopo quella positiva di Fiuggi. In altre parole, Fini ha perso quell’aureola di purezza, di cristallina fedeltà ad una linea politica, che lo rendevano simpatico anche alla sinistra. Insomma, come si suol dire, “ ha perso la faccia “.
    I suoi elettori, già delusi da quell’improvviso quanto palesemente insincero amore verso gli immigrati, con questo secondo atto, vedono Fini anche in contraddizione con sé stesso: infatti, nel libro-denuncia “Le Foibe”, idealmente sostenuto dal leader AN, nella prefazione del prof. Augusto Sinagra si legge: “…si incarcera Erich Priebke e non i criminali Oskar Piskulic e Ivan Motika. La risposta l’ha data Forattini (e anche Indro Montanelli, ndr): guai al giudizio dei vincitori sui vinti. E i nazisti, come Priebke hanno perso, mentre i comunisti, come i criminali suddetti, hanno vinto”.
    Purtroppo, gli italiani, così sensibili all’abbandono dei cani, così attenti ai diritti umani e civili, così contrari alla pena di morte, vergognosamente tacciono su di una condanna a morte -perché tale è l’ergastolo ad un novantenne- avvenuta in casa propria. Chi ha buona memoria e ricorda la violenza fisica e morale di facinorosi sui giudici decidenti; chi ha presente la violazione della legittima suspicione con l’effettuazione del processo Priebke a Roma; chi ha presente l’iter processuale che vede un’assoluzione presso il tribunale militare e l’intenzionale trasferimento in sede civile; chi ha visto il vecchio film “Rappresaglia” con i compianti Mastroianni e Burton (che pure era un film di parte); chi ha letto l’”Autobiografia” di Priebke (scritto, peraltro dal suo avvocato, Paolo Giachini) ed ha visto l’allegata cassetta “Vae Victis”(Guai ai vinti); chi ha un minimo di cultura giuridica e senso di umanità, non può non rimanere inorridito, disgustato, esterrefatto da una delle più grandi ingiustizie perpetrate sotto i nostri occhi, a casa nostra, con il colpevole, miserabile silenzio di tutti: dai politici ai Mass media, dalle pseudoassociazioni sui diritti umani all’ultimo dei distratti giornalisti.
    Gli amici ebrei, che pure hanno tutta la nostra solidarietà e simpatia sia per il genocidio della seconda guerra mondiale, sia per la stessa esistenza e sopravvivenza dello Stato di Israele, a nostro avviso hanno giustamente chiamato i responsabili a rispondere, ma hanno sbagliato profondamente a non far seguire ad una condanna un atto di clemenza. Non è con la vendetta che si garantisce il non ripetersi di episodi criminali. Anzi, la vendetta chiama vendetta. E poi, diciamolo francamente, la rappresaglia non è il metodo usato da Israele contro i terroristi? E chi erano, se non terroristi, i vili attentatori di via Rasella, i quali non si costituirono, che una vergognosa sentenza della Cassazione dichiarò non punibili perché estinto per amnistia il reato e non fu concesso neppure un risarcimento ai parenti del bambino Pietro Zuccheretti ucciso dalla bomba mentre era affacciato al balcone di via Rasella, alle vittime civili Antonio Chiaretti e altri, uccisi assieme alle trentaquattro giovani reclute altoatesine, perché “morti in azioni di guerra”, quando la stessa Cassazione decretò che i tredici kg. di tritolo nascosti nel bidone della spazzatura non fu atto di guerra (gli attentatori non avevano alcuna veste militare riconosciuta) ma di “ostilità” al nemico? Ricordiamo che Priebke fu condannato non per la rappresaglia, legittima in guerra come principio di autotutela da atti non bellici, ma per aver sbagliato il conteggio, uccidendo qualcuno in più. Conteggio effettuato dal questore poi linciato dalla folla.
    Ma, ritornando ad Israele e alle sue rappresaglie contro gli atti di terrorismo, non c’è chi non s’avveda della contraddizione, quando sono stati destituiti i piloti israeliani, i quali si rifiutavano di sganciare bombe per rappresaglia sui civili palestinesi. Si noti bene, si è applicata la semplice “destituzione” perché tra i due popoli non c’è una formale guerra dichiarata, altrimenti la corte marziale e la fucilazione per diserzione sarebbe stato il destino certo dei piloti. Così come lo sarebbe stato se Priebke non avesse obbedito all’ordine di Hitler.
    E che dire della Sinistra italiana? Quella del “boicottiamo Israele”, quella della foto di Sharon con il timbro “Indesiderato”, “colpevole di aggressione quotidiana contro il popolo palestinese, dei massacri come quello di Jenin, delle esecuzioni mirate, della demolizione delle case, degli attivisti uccisi, del muro dell’Apartheid che sta trasformando le città e i villaggi palestinesi in prigioni a cielo aperto” (tutto questo nel sito di sinistra: http-italy,indimedia.org), quella che sfila ad ogni occasione con le bandiere palestinesi e poi, per bocca dei soliti Diliberto, Pegoraro Scanio, Bordon, ecc., gridano fascista all’on. Serena (nella foto), schierandosi per l’occasione dalla parte dell’odiato nemico ebreo? E’ proprio vero: non si deve parlare di corda in casa dell’impiccato. E l’on. Serena, che candidamente credeva di compiere un’azione umanitaria, ha prodotto l’effetto opposto.
    Paradosso italiano: la Giustizia ancora una volta muore per mano di chi la voleva difendere.
    Nicolò Vergata

  3. #3
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    Predefinito Adriano Sofri: pronunciarsi su Priebke

    Mandato da Rassegna Stampa LS Domenica, 23 Novembre 2003, 22:51 uur.
    Oggi mi dispiace di dover scegliere un solo argomento, con tanti giorni in cui stento a escogitarne uno. Vorrei almeno aggiungere il mio nome ai molti che si augurano che venga accolta la candidatura di Emma Bonino a riportare le Nazioni Unite a Bagdad. Vorrei dire che mi sembra ripugnante la pubblicità sulle retate antidroga e i suoi disgraziati personaggi. Scelgo però di parlare dell’argomento più seccante: Priebke.
    E’ arrivata anche a me, nonostante la mia condizione – o forse proprio per quella – la confezione di libro e cassetta su Priebke, con l’invito a pronunciarmi in suo favore. Non ho letto il libro. Non ho difficoltà a credere che Priebke continui a pensare e anche a dire cose sventate, ottuse o oltraggiose. Non ho interesse a quel che Priebke pensi o dica.
    Quanto all’intenzione dei suoi difensori o simpatizzanti, mi sembra del tutto fuori luogo se immagina di legare la richiesta di un perdono a una qualunque rivalutazione del suo passato o valutazione del suo presente. Il punto mi sembra un altro.
    Priebke è un uomo vecchissimo, messo a vivere, dunque a morire, in un appartamento romano.
    Ha una moglie vecchissima e malata, che vive, dunque muore, in una casa dell’Argentina. C’è una estrema simpatia umana, se non per quei due vecchissimi, per noi stessi, che ci faccia preferire che vivano il poco che resti loro e muoiano vicini in quella casa argentina, piuttosto che lasciare che un giorno di questi metta fine alla loro estrema sopravvivenza?
    Io penso così, non grazie a quello che Priebke dica o pensi, ma nonostante qualunque cosa dica o pensi, lui e i suoi valutatori.
    A suo tempo, apprezzai molto la posizione di persone eminenti della comunità ebraica – compresa, se non ricordo male, Tullia Zevi – che furono fermissime nella volontà di veder condannato Priebke e quella sua antica imprescrittibile colpa, e si dissero disinteressate alla sua materiale punizione. Altri, come Guido Ceronetti e, angosciosamente, Anna Maria Ortese, fecero appello a una pietà umana ultima che non dipende da alcun giudizio. Di questo sentimento partecipo senz’altro.
    Adriano Sofri - Piccola posta (Il Foglio)
    da http://rolli.clarence.com/

  4. #4
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    Predefinito ERICH PRIEBKE AUTOBIOGRAFIA - "VAE VICTIS"

    Mandato da Il Legno Storto Domenica, 23 Novembre 2003, 23:09 uur.
    Presentiamo un libro che in questi giorni ha fatto molto discutere per la pubblicità indiretta fatta dall'onorevole Serena. In realtà già da tempo volevamo sottoporlo tra i consigli per gli acquisti. Ho avuto modo di leggere solo in parte un volume corposo che merita di essere letto e diffuso perché è una voce legittima in una vicenda discutibile. Priebke è stato un nazista e non ha rinnegato il suo passato, ma il processo che ha subito è chiaramente iniquo e ingiusto. Perché le ingiustizie possono essere perpetrate anche contro i "demoni" e non per questo vanno ignorate o addirittura tutelate. - LS


    Nel buio delle Cave Ardeatine, più di mezzo secolo fa, uccise due uomini con un colpo d’arma da fuoco alla nuca. Oggi, condannato all’ergastolo per crimini di guerra, Erich Priebke ci racconta la sua storia.
    Nato nell’isolamento di una cella, quando il protagonista già quasi novantenne era sotto misure carcerarie speciali, questo libro ci porta indietro nel tempo, nella Germania nazionalsocialista al cospetto dei gerarchi Göring, Himmler, Heydrich. Poi durante la guerra, a "Roma città aperta", con i ricordi tetri della prigione della Gestapo in via Tasso, dove venivano rinchiusi i partigiani e da dove, con le mani legate, uscirono molte delle vittime della rappresaglia per andare a morire quel 24 marzo del 1944.
    Dopo aver avuto parte nella liberazione di Mussolini dal Gran Sasso e nella fuga di Galeazzo Ciano e della moglie Edda, a fine conflitto Erich Priebke deve abbandonare la divisa di capitano delle SS per vestire quella del prigioniero di guerra fino al giorno in cui, scivolando sotto il filo spinato, fuggirà verso una vita completamente nuova nel paradiso argentino.
    Improvvisamente dopo più di 50 anni di oblio, il 5 maggio 1994, la sua faccia appare in America dagli schermi in uno speciale televisivo della ABC e il giorno dopo è sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Da allora, per diversi anni, i media si sono occupati di lui.
    Né Eichmann né Barbie né altri ancora tra quegli uomini, che oggi sembrano quasi fantasmi emersi dalle nebbie del passato, ci hanno lasciato un documento vero, da testimoni oculari degli eventi di quel mondo quali essi furono, cosa che invece, con questo libro ha fatto Erich Priebke. Un documento di eccezionale valore non solo storico; soprattutto un messaggio dall’incommensurabile valore umano.


    INDICE
    PREFAZIONE DELL'AUTORE pagina 7
    PARTE PRIMA: LA VITA
    - Il "caso Priebke" pagina 11
    - Gli anni della gioventù pagina 15
    - Scoppia la seconda guerra mondiale pagina 49
    - Il tedesco da alleato diventa invasore pagina 85
    - Attentato in via Rasella, rappresaglia alle cave Ardeatine pagina 117
    - Il campo di concentramento pagina 143
    - Verso la speranza argentina pagina 177
    PARTE SECONDA: IL CASO GIUDIZIARIO
    - Un "criminale nazista" da prima pagina pagina 221
    - In Italia pagina 271
    - L'interrogatorio pagina 297
    - I testimoni pagina 343
    - Le deposizioni (inserto) pagina 369
    - Entra in scena un'altro "criminale nazista" pagina 465
    - Primo verdetto: Non punibile pagina 501
    - Sull'attentato di via Rasella pagina 599
    - Chi erano i GAP? (inserto) pagina 625
    - Secondo verdetto: punibile ma presto libero pagina 657
    - Una pena perpetua pagina 713
    Note alla prima e seconda parte pagina 749
    CONSIDERAZIONI INTORNO AL CASO PRIEBKE



    Il libro può essere acquistato online in contrassegno o con carta di credito scaricando i moduli direttamente a questo indirizzo: http://www.priebke.it/contrassegno.rtf -

  5. #5
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    In origine postato da antonio
    sì, poverino.
    Ti riferisci al processo farsa che ha subito nel nostro Paese o alle parole di Sofri?

 

 

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