COSA E' IL DIABETE
Il diabete (meglio definito come diabete mellito) è la più comune tra le malattie metaboliche ed è caratterizzata da una condizione di iperglicemia, in altre parole un aumento del glucosio nel sangue. In pratica, ci si ammala di diabete quando il corpo non è più capace di utilizzare lo zucchero presente nel sangue (glucosio) e lo accumula alzando la glicemia. In Italia una persona su tre sopra i 40 anni è a rischio diabete.
Diabete mellito di tipo 1
E' caratterizzato dalla incapacità del corpo di produrre insulina, a causa della distruzione di particolari cellule a livello del pancreas (beta-cellule delle Isole di Langerhans), la cui funzione è appunto quella di produrre e rilasciare l'ormone. Esso insorge prevalentemente durante l'infanzia e l'adolescenza, ma nella maggior parte dei pazienti compare entro i 30 anni. Per vivere questi pazienti hanno necessità di assumere insulina dall'esterno, con piccole iniezioni.
Diabete mellito di tipo 2
E' caratterizzato da una scarsa produzione di insulina e da resistenza all'azione dell'ormone a livello dei tessuti periferici, ovvero l'organismo non riesce ad utilizzare al meglio l'insulina prodotta. Questa forma ha una forte predisposizione genetica, si riscontra tipicamente in persone di età piuttosto avanzata ed è spesso associato ad altri problemi quali obesità, ipertensione, malattie cardiovascolari. Il diabete di tipo 2 può essere curato con semplici modifiche nello stile di vita (corretta alimentazione e attività fisica), ma spesso è necessario usare farmaci e, talvolta, insulina.
Diabete mellito gestazionale
Si tratta di una forma di diabete che viene riscontrato durante la gravidanza, più frequentemente durante il terzo trimestre. Presenta le caratteristiche del diabete di tipo 2 e molto frequentemente le donne alle quali viene diagnosticata tale forma hanno un'anamnesi familiare di diabete mellito di tipo 2. E' importante che alla conclusione della gravidanza, la paziente si sottoponga a controlli periodici, in quanto il rischio di sviluppare un diabete conclamato, entro un periodo di 10 anni, è molto alto.
Altri tipi di diabete
Non possono essere classificati nelle precedenti categorie altri tipi di diabete, che si riscontrano spesso come conseguenza di altre patologie (per esempio malattie del pancreas e difetti genetici) o condizioni particolari (assunzione protratta di farmaci, gravi stati di malnutrizione).
IL DIABETE NON SI VEDE E NON SI SENTE
La glicemia alta non dà dolore né disturbi. Nel tempo, però, se non corretta, danneggia irrimediabilmente reni, occhi, arterie, nervi e cuore. Tutto ciò può essere evitato o fermato con pochi, semplici mezzi, ma bisogno scoprirlo effettuando il test per valutare il rischio e, quando consigliato dal medico, misurando la glicemia.
Sintomi
• sete eccessiva
• minzione eccessiva
• perdita di peso talora associata ad aumento dell'appetito
• affaticamento, stanchezza
• alterazioni della vista (visione sfocata)
• glicemia alta
• zucchero e chetoni nelle urine
• propensione verso alcune infezioni (per esempio infezioni da funghi vaginali nelle
donne, anche nella prima infanzia)
Diagnosi
La diagnosi di diabete attualmente viene effettuata basandosi su uno dei seguenti parametri:
• presenza dei sintomi del diabete ed un valore della glicemia uguale o superiore a 200 mg/dl; tale determinazione può essere effettuata in un momento qualunque della giornata;
• glicemia a digiuno (ovvero misurata al mattino dopo astinenza dal cibo di 10-12 ore) uguale o superiore a 126 mg/dl; si ricorda che i valori della glicemia a digiuno in una persona sana devono essere compresi tra 90 e 110 mg/dl;
• valore di glicemia uguale o superiore a 200 mg/dl misurata due ore dopo aver ingerito una bevanda ad alto contenuto di zucchero (questo test viene chiamato Test da carico orale di glucosio).
Il controllo della glicemia
Il controllo della glicemia è fondamentale nel trattamento del diabete. Si tratta di un esame di laboratorio mediante prelievo venoso e necessita di prescrizione medica. Normalmente viene effettuato a digiuno, ma nei casi a elevato rischio il medico può prescrivere anche il carico orale di glucosio (OGTT), col quale si capisce se il corpo reagisce adeguatamente al pasto.
Le complicanze
Le complicanze croniche del diabete consistono in alterazioni a carico dell'occhio, del rene, del sistema cardiovascolare e del sistema nervoso. La lesione oculare più frequente è la retinopatia emorragico-essudativa, mentre la più importante è la retinopatia proliferativa, responsabile di emorragie del vitro e di distacchi di retina, con improvvisa perdita o grave riduzione della vista. Altra complicanza cronica è la nefropatia diabetica, in alcuni casi altamente invalidante. Nella sua forma lieve interessa una discreta percentuale di diabetici, una certa quota dei quali evolve poi lentamente verso l'insufficienza renale. La neuropatia diabetica si manifesta in circa il 30% dei pazienti diabetici con dolori tipo crampo, prevalentemente notturni, ai polpacci, con diminuzione della sensibilità e comparsa di ulcerazioni alla pianta del piede (piede diabetico). Di una certa frequenza nei diabetici, inoltre, la manifestazione della coronaropatia e della vasculopatia cerebrale (infarto acuto del miocardio, ictus cerebrale).
I fattori di rischio
Sei a rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 se:
- hai parenti diabetici (in particolare genitori, fratelli o sorelle, o figli);
- sei obeso o in sovrappeso, ovvero hai il BMI (indice di massa corporea) >25 ma anche se hai la circonferenza vita >88 cm per le donne e > 102 cm per gli uomini;
- hai la pressione alta (valori superiori a 85 di minima e 130 di massima) o prendi medicine per la pressione alta;
- hai il colesterolo buono basso (HDL ≤ 35 mg/dl);
- hai i grassi nel sangue (trigliceridi) elevati (≥ 250 mg/dl);
- sei donna e hai avuto il diabete in gravidanza o partorito figli superiori ai 4 kg.
In tutti questi casi è consigliabile consultare il medico al fine di eseguire una glicemia a digiuno e, se necessario, un carico orale di glucosio. Conviene poi controllare la glicemia una volta all'anno.
In ogni caso, al di sopra dei 40 anni è opportuno controllare la glicemia, da ripetere, se normale, ogni tre anni.
Infatti quanto più precoce è la diagnosi, tanto più efficace è la terapia mirata alla prevenzione delle complicanze croniche, che sono tutte le malattie dei reni, cuore, occhi, piedi, legate alla presenza del diabete.
Le regole d'oro
• Controlla il tuo peso ideale: il tuo BMI deve essere fra 20 e 25.
• Mangia frutta e verdura tutti i giorni.
• Fai almeno 30 minuti di attività fisica al giorno
• Se hai più di 40 anni, controlla la glicemia ogni 3 anni.
• Se hai parenti con la pressione alta, controlla la tua pressione almeno una volta ogni due anni. Deve mantenersi il più possibile con valori inferiori a 85 di minima e 130 di massima. Parlane con il tuo medico o uno specialista.
Se possiedi uno o più fattori di rischio, consulta il medico. Ti potrà consigliare per eseguire una glicemia a digiuno e, se necessario, un carico orale di glucosio. Ripeti il controllo una volta all'anno.
IL DIABETE METTE A RISCHIO I TUOI RENI. NON VOLTARGLI LE SPALLE!
Ogni anno la Giornata Mondiale del Diabete ha un tema speciale: il 2003 è dedicato ai reni e in particolare alla nefropatia, una grave complicanza cronica del diabete.
COSA E' LA NEFROPATIA
Il diabete non adeguatamente controllato può provocare un progressivo deterioramento dei reni, arrecando delle lesioni ai glomeruli (le matasse di capillari che agiscono da filtri), visibili solo al microscopio, con due pesanti conseguenze:
- la prima è la minor selettività dei filtri, e quindi la perdita di proteine “buone” nelle urine, alla quale si associa nella quasi totalità dei casi un aumento della pressione arteriosa;
- la seconda, successiva nel tempo, è il venir meno della capacità del rene di filtrare ed eliminare dal sangue le sostanze tossi che di rifiuto. Porta ad insufficienza renale cronica ed uremia, ritenzione di liquidi e di prodotti tossici, osteoporosi ed anemia. A questo punto è necessario iniziare una terapia renale sostitutiva, cioè le dialisi o meglio ancora il trapianto.
CHI E' A RISCHIO
Potenzialmente sono a rischio tutti i diabetici che siano fumatori o che non tengano sotto adeguato controllo le glicemie e la pressione. Anche i fattori genetici (e quindi un genitore con la pressione arteriosa elevata o che prenda medicine per la pressione) determinano un aumento del rischio, seppure i geni 'incriminati' non siano ancora stati scoperti. Ma anche se c'è una componente genetica, le persone che hanno il diabete ma hanno un buon controllo delle glicemie non sviluppano la nefropatia!
QUANTO E' DIFFUSA LA NEFROPATIA
Allo stato attuale, un diabetico su tre viene colpito da questa complicanza, indipendentemente che sia affetto da diabete di tipo 1 (insulino-dipendente, che colpisce prevalentemente i giovani ed i bambini) o di tipo 2 (non insulino-dipendente, che colpisce prevalentemente gli adulti). I casi di nefropatia diabetica sono aumentati soprattutto negli ultimi 20 anni, non soltanto perché sono sempre più numerose le persone con il diabete, ma anche perché è diminuita l'età a cui compare la malattia e nel contempo è aumentata la durata della vita dei diabetici, allungandosi quindi i tempi utili per sviluppare le complicanze croniche della malattia.
Negli Stati Uniti il 50% dei nuovi casi di insufficienza renale terminale è dovuta al diabete. In Italia i dati non sono così eclatanti, tuttavia anche da noi il diabete sta diventando la prima causa di insufficienza renale ed i servizi di dialisi si stanno riempiendo di persone con il diabete.
LA PREVENZIONE
Non sempre il diabete porta alla nefropatia. Ad essa si arriva infatti solo nel caso in cui non si attui un attento controllo delle glicemie, in particolare mantenendo il valore dell'emoglobina glicosilata (HbA1c) al di sotto del 7%. La prevenzione è la “terapia” più efficace contro la nefropatia perché, una volta che questa si sia sviluppata, si può certamente rallentare o fermare il danno renale mediante l'uso di specifici farmaci, ma è praticamente impossibile guarire.
EPIDEMIOLOGIA DEL DIABETE MELLITO
La patologia diabetica mostra una chiara tendenza, in tutti i paesi industrializzati, ad un aumento sia dell'incidenza sia della prevalenza. L'accresciuta prevalenza nel mondo del diabete tipo 2, soprattutto legata all'aumento del benessere ed allo stile di vita, ha portato l'OMS a parlare di vera e propria “epidemia”. Stime e proiezioni sul periodo 1994-2010 indicano la triplicazione a livello mondiale dei casi di diabete mellito tipo 2. Per l'Europa Occidentale è stato previsto un aumento dei casi di diabete mellito tipo 2 del 27.5% dal 1994 al 2000 e del 54.9% dal 1994 al 2010. Il numero dei diabetici negli Stati Uniti (dove il diabete rappresenta la settima causa di morte) è salito da 1.6 milioni nel 1958 ad 8 milioni nel 1995, mentre in Italia la prevalenza è aumentata dal 2,5% (negli anni '70) all'attuale 4-4,5%. Anche per il diabete tipo 1 molti dati epidemiologici evidenziano un aumento dell'incidenza (circa il raddoppio per ogni generazione in taluni casi). Per l'Europa occidentale è stato previsto un aumento dei casi di diabete tipo 1 del 18.3% dal 1994 al 2000 e del 36% dal 1994 al 2010.
I COSTI DEL DIABETE MELLITO
Nel loro insieme tutti i dati riportati dalla letteratura mondiale indicano che il diabete mellito è una patologia molto costosa (sia dal punto di vista sanitario che sociale) e che si possono realizzare risparmi significativi per il Servizio Sanitario, riducendo soprattutto i costi causati dalle complicanze del diabete, attraverso un trattamento attento ed efficace della malattia. E' stato calcolato che il costo pro capite totale dei cittadini diabetici è pari a circa 3 volte quello dei non diabetici. Le analisi dei costi del diabete hanno evidenziato che soltanto il 13.61% dei costi diretti del diabete è attribuibile alle cure ambulatoriali, mentre tutta la restante parte è dovuta a cure ospedaliere, prevalentemente per complicanze o ad assistenza in case di riposo. Studi europei e statunitensi hanno accertato che i pazienti diabetici, che rappresentano in media dal 3 al 5% della popolazione totale, consumano circa il 15% - 20% delle risorse sanitarie totali Ai costi diretti ed indiretti sanitari, vanno aggiunti i costi sociali legati alle invalidità lavorative, ed alla scarsa qualità di vita del paziente diabetico (costi intangibili) I dati statistici sulle complicanze diabetiche indicano che negli ultimi venti anni, in cui sono stati adottati criteri di qualità di cura globale dei pazienti diabetici analoghi a quelli in seguito definiti dalla Dichiarazione di Saint Vincent, si sono avuti questi risultati: L'aspettativa di vita dall'esordio della malattia dei tipo 1 è aumentata da 35- 40 anni a 50- 60 anni I nuovi casi di cecità sono scesi di circa il 30 – 40 % L'incidenza cumulativa della nefropatia diabetica è scesa dal 45% al 30% La percentuale di diabetici proteinurici con insufficienza renale terminale dopo 10 anni dall'esordio della proteinuria è scesa dal 50% al 10% Il numero di amputazioni agli arti inferiori per anno è sceso del 50% Gli esiti della gravidanza sono così migliorati: - morte perinatale dal 7% al 1% - complicanze gravi dal 9% al 3% - parti prematuri dal 46% al 25% Uno studio recentemente eseguito ha evidenziato che il 38% dell'eccesso di costo della cura dei diabetici è speso per la cura delle complicanze a lungo termine del diabete, in primo luogo la cardiopatia ischemica e l'insufficienza renale cronica terminale. I grandi trials sia sul diabete tipo 1 (DCCT), che sul diabete tipo 2 (UKPDS) hanno messo in evidenza come il mantenimento di un adeguato compenso metabolico, grazie a schemi intensivi di trattamento, sia in grado di ridurre l'incidenza delle complicanze, e come globalmente ciò si traduca in una minore spesa per la comunità. Evidenze scientifiche dimostrano oggi che si può risparmiare davvero nella cura dei pazienti diabetici solo se si prevengono le complicanze d'organo intervenendo in modo incisivo nella correzione di tutti i fattori di rischio vascolare che sono simultaneamente presenti nella malattia diabetica. E' noto infatti che tanto maggiore e' il numero dei fattori di rischio tanto maggiori sono sia il rischio globale di sviluppare eventi sia l'efficacia preventiva della correzione aggressiva e precoce di ciascun fattore di rischio. Di grande interesse sono i risultati descritti dal CODE-2, di cui è stato recentemente pubblicato lo studio relativo all'Italia. Il CODE-2 è uno studio osservazionale, svolto con metodica bottom-up e basato sulla prevalenza, che ha raccolto informazioni relative ad un campione di 1.263 pazienti. Lo studio ha potuto valutare sia i costi diretti che indiretti ed anche gli intangibili, utilizzando come fonti sia i Servizi Specialistici di Diabetologia che i Medici di Medicina Generale. Le conclusioni sono state che il costo medio di un paziente diabetico di tipo 2 in Italia è di 6.072.000 Lire all'anno, con una spesa totale annua del SSN per diabete di 10.500 miliardi di Lire, pari al 6.65% del Fondo Sanitario Nazionale. All'interno di questi dati medi è interessante notare come circa il 60% della quota pro capite annua sia destinato ad ospedalizzazioni per complicanze, ed il 22% al consumo di farmaci, tra i quali i più importanti (34%) sono i cardiovascolari. Altrettanto rilevante è il dato relativo al costo stimato delle complicanze: fatto 1 il costo del paziente privo di complicanze, tale costo sale a 2.6 per la presenza di sole complicanze macrovascolari, a 3.5 per la presenza di sequele microvascolari, ed addirittura a 4.7 per la presenza di entrambe, con un costo annuo per paziente di ben 10.792.000 lire. Infine, gli autori hanno anche potuto stimare l'incremento di costo relativo alla comparsa di un evento acuto correlato alle complicanze del diabetico: da un costo medio pre-evento di circa 3,5 milioni di lire si passa ad uno di 8,3 milioni per un evento correlato a macroangiopatia, a 12 per un evento correlato a microangiopatia, ed a 13,5 milioni se l'evento è provocato da entrambi i tipi di sequele. Lo studio CODE-2 ha, in conclusione, ribadito il più volte espresso concetto che la prevenzione efficace delle complicanze del diabete è un investimento largamente vantaggioso per una comunità. Fonte: L'assistenza al paziente diabetico: raccomandazioni cliniche ed organizzative di AMD (Associazione Medici Diabetologi), SID (Società Italiana di Diabetologia) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale)
Numero di diabetici nel mondo
(di età compresa tra i 20 e i 79 anni)
1. Asia sud-orientale 49.0 milioni
2. Pacifico occidentale 45.9 milioni
3. Europa 32.2 milioni
4. Nord America 21.4 milioni
5. Mediterraneo Orientale e Medio Oriente 14.2 milioni
6. Sud e Centro America 11.3 milioni
7. Africa 2.5 milioni
La prevalenza del diabete nelle 7 aree del mondo
Popolazione totale 5.8 miliardi
Popolazione adulta (20-79 anni) 3.4 miliardi
Numero di persone con diabete (20-79 anni) 177 milioni
Prevalenza di diabete stimata (20-79 anni) 5.2%
Numero di persone con diabete di tipo 1 (tutti i gruppi di età) 5.3 milioni
Prevalenza di diabete di tipo 1 stimata (tutti i gruppi di età) 0.09%
Dati 2001 International Diabetes Federation (IDF)
I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO)
Nel 1985 i malati di diabete in tutto il mondo erano 30 milioni, nel 1995 135 milioni, nel 2001 circa 177 milioni. Nel 2030 saranno 370 milioni (+ 110%). Nel 1995 il continente con il più alto numero di diabetici era l'Europa, con 33 milioni di malati, seguito dalle Americhe con 31 milioni e dal Sud Est Asiatico con 28 milioni. 4 milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo a causa del diabete (9% dei decessi globali). Il diabete mellito di tipo 2 rappresenta l'85-95% di tutti i casi totali di diabete dei Paesi sviluppati. I costi per il diabete di tipo 2 rappresentano tra il 3 e il 6 per cento della spesa sanitaria totale in 8 Paesi europei. In Italia nel 2030 i malati di diabete saranno 5 milioni 400 mila.
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