d'accordo al 100%, perlomeno deve poter decidere se farlo o meno.In origine postato da enrique lister
l'uomo non può e non deve ridursi o esaurirsi nella sua comunità di appartenenza.


d'accordo al 100%, perlomeno deve poter decidere se farlo o meno.In origine postato da enrique lister
l'uomo non può e non deve ridursi o esaurirsi nella sua comunità di appartenenza.


Innanzitutto chiarisco l'etimologia dell'appellativo "maranzo", che tanti interrogativi ha suscitato. Ritengo sbagliato liquidare come "gergo giovanile idiota" ogni parola gergale utilizzata, poiché si liquiderebbero secoli di ricerca letteraria, da Dante in poi. Comunque:
"maranzo" si usa per indicare non tanto il "tamarro", che è il tarro di prima generazione, ma il "truzzo", ovvero il rappresentante delle generazioni successive. Termine razzista, quindi, però universalizzabile ad una tipologia di comportamento, al di là dell'appartenenza. Tale soggetto usa, di solito, la golf con gli spoilers, piena di adesivi e magari anche simboli fascisti, e, soprattutto, ascolta la dance con l'autoradio a palla, un "Maranz", famoso attrezzo di enorme potenza ma di scarsa definizione. Di qui la derivazione "maranzo".
Aggiungo una frase di Enrinque Lister, che condivido:
Io non so quali siano le teorie a cui si riferisce Wilhem.
Neanche nego l'esistenza delle razze.
Semplicemente nego che una razza possa essere moralmente superiore o inferiore ad un'altra.
E non mi scandalizza il fatto che esista e sia sempre esistita l'ibridazione razziale, ovvero che una bianca ed un negro si facciano una scopata, mettano al mondo un meticcio ed il meticcio in questione metta al mondo altri meticcetti ed i meticcetti figlino dei meticcini, e via meticciando.
Rispondo poi, doverosamente, a Peucezio. E sarà l'ultima volta che intervengo:
[QUOTE]In origine postato da Peucezio
[B]Nel discorso di Ughetto ci sono alcune frasi interessanti e sintomatiche. Non è che mi rivolga a lui (userei la seconda persona verbale), anche se egli è liberissimo di replicarmi ovviamente. Se mi insulta, sarà insultato. Mi rivolgo agli altri per far rilevare un dato degno di interesse.
Ughetto, Bebèrt, Wilhelm. Sono tre soggetti diversi ma con alcuni aspetti in comune. Sicuramente c'è molta altra gente come loro, nei forum telematici come nel mondo reale. Tutti tre legati in un modo o nell'altro alla nostra "area", ma tutti tre a sinistra o quantomeno critici verso il concetto tradizionale della destra e restii a farvisi collocare. Tutti tre critici verso diversi elementi fondanti che più o meno, in forme diverse, sono caratteristici del nostro ambiente. Uno per tutti il razzismo, o comunque il culto della diversità umana e dell'identità collettiva.
Fraintendi. Il sottoscritto "non ha mai fatto parte della destra, non gli è mai fregato nulla degli stereotipi destrorsi, non si riconosce in quella comunità". La mia provenienza è libertaria, anarchica post bellica e quindi legata alla consapevolezza delle società complesse: il riferimento e Kropotkin, ma i nomi conseguenti sono Boockhin e Ward. Sinistra eterodossa, se vuoi. Mi sono poi riconosciuto nelle idee espresse su Diorama, con personaggi provenienti da un lontano passato di destra, ma che in essa hanno smesso di riconoscersi. Questo fa di me un sinistro? No, perché non mi riconosco in questa dicotomia desueta, incapace di affrontare le tematiche della postmodernità. Insomma: del "fascismo rosso" non me ne frega niente.
E' interessante notare come tutti tre, in dissenso, legittimamente, su questo, come su altri punti, con la maggioranza degli altri utenti del forum, esprimano questo dissenso non con garbo e umiltà - l'umiltà che per educazione e rispetto degli altri deve non solo chi è poco allineato a una concezione prevalente in un ambiente, al quale si rivolge, ma chiunque, anche il più allineato, il più "ortodosso", ammesso che esista un'ortodossia in quest'ambito - ma con arroganza, maleducazione, aggressività verbale.
In realtà questi atteggiamenti non sono tipici solo dei "fascisti di sinistra", chiamiamoli così, ma della gente di sinistra in genere, con tutte le eccezioni del caso, com'è ovvio. Da parte di quest'ultima l'aggressività e l'atteggiamento quasi dogmatico, di chi è il tracotante portatore di una verità indiscutibile, non ci stupisce mai: è quasi un tratto antropologico dell'umanità di sinistra. Ma è interessante rilevare che quando questi ex-, post-, neo-fascisti convertiti, che dicono di rifiutare ogni etichetta e di aver voltato le spalle alle categorie di riferimento e ai capisaldi ideologici tradizionali dell'"area", fanno proprie idee della sinistra (per esempio l'antiamericanismo politico deidentitarizzato, se mi si consente il neologismo, cioè spogliato delle sue valenze di resistenza organica e totale a una colonizzazione culturale e all'imposizione di un modello e trasformato in pura polemica politica contro i vertici e le loro scelte contingenti), ne assimilano anche lo stile, il modus agendi e l'atteggiamento psicologico di fondo.
Non mi esprimo per gli atri. Ti ripeto quello che ti dissi un tempo: fatti un giro su Diorama e Trasgressioni, informati sul pensiero europeo delle nuove sintesi (anche Baudrillard, Morin, Barcellona ecc, e capirai cosa davvero pensiemo - con le dovute differenze individuali).
E' interessante notare anche come lo sdegno di questi personaggi, che si ritengono moralmente migliori e alieni dalla nostra abiezione di biechi estremisti e razzisti, si esprima con tanto maggiore veemenza, quanto più essi abbracciano, e sanno di abbracciare, ognuno a suo modo e col suo personale apporto, le idee correnti e i valori dominanti, ancor più che della società d'oggi (perché l'uomo della strada, nel fondo, un po' razzista e reazionario è rimasto) delle classi egemoni d'oggi e del loro armamentario ideologico e, direi, mitologico.
Già, perché nel tuo ambiente è necessario rivolgersi "all'uomo della strada", rafforzando le sue convinzioni peggiori". Noi facciamo "metapolitica": il nostro utopico obiettivo è fare quello che Diderot e D'Alambert fecero con "L'enciclopedie". Insomma, crediamo nell'evoluzione delle idee e nell'assunto che solo una consapevolezza culturale può portare ad un cambiamento politico: democratico di base, europeo, comunitarista e multicultutarista.
Voi elogiate la paura e il disprezzo per l'altro a fini identitari, noi crediamo che l'identità si costruista attraverso il confronto con l'altro.
In sostanza si sentono forti del fatto di interpretare lo Zeitgeist e di non essere relegati nell'esiguo novero degli irriducibili e isolati sostenitori di idee tramontate e perdenti e quindi, sentendo dietro di sé il consenso del mondo e del potere (parlo di un meccanismo non del tutto conscio), cercano di infierire violentemente con chiunque ritengono rappresenti una parte debole e marginale.
Vediamo qualche estratto, che esplicitamente o implicitamente mi riguarda:
>meno quelle di Felix e Peucezio. Sono raffinata incitazione all'odio e alla discriminazione<
Sembra il discorso di uno che ha contribuito alla redazione della legge Mancino. Il tono è ai limiti dell'intimidazione: come dire "sei un pericoloso personaggio non allineato, sta' attento che non arrivino da un momento all'altro le guardie del Pensiero Unico a portarti al cospetto del Grande Fratello di orwelliana memoria. Se accadrà, mi dispiacerà, ma in fondo sarà stata colpa tua: come ti è venuto in mente di professare certe idee folli e antisociali?"
Ti dirò... Che uno dica "I negri mi fanno schifo" mi lascia indifferente. Questo è etnocentrismo, xenofobia, chiamali come vuoi. Non condivido la posizione ma non la trovo "perversa". Che uno invece consideri una razza superiore ad un'altra, che pensi che le altre culture dipendano da quella bianca mi sembra stupido e pericoloso, poiché è un atteggiamento pieno di hybris e legato a tutti gli stereotipi presenti nella civiltà Occidentale.
Al di là di questo: queste convinzioni mi annoiano e le lascio a chi vuole convicenrsi d'essere nel giusto. Io ne sto fuori.
>A me dell'intelletualità frega poco. <
Interessante. Anche una frase del genere dice moltissimo. Dice che oggi si deve aderire acriticamente a dei miti. Che il modello dominante è emotivo e infrarazionale, che le isterie collettive vanno seguite, non analizzate. Ogni riflessione critica è sterile bizantinismo, è vuota elucubrazione, perché il verbo dell'antirazzismo ha una sua immediata evidenza alla quale ogni spirito "perbene" si deve arrendere, senza pensarci troppo su. Chi pensa, lo sappiamo, è pericoloso.
Questa è una sparata. Hai preso una frase fuori contesto usandola per un tuo fine. In genere sono conosciuto come intellettuale, partecipo a dibattiti intellettuali e non manco di cultura. Spesso l'accusa che noi delle Nuove Sintesi riceviamo è proprio quella di essere "troppo intellettuali". Se aderissi all'anti intellettualismo, qui mi troverei bene. Avrei un sacco di ragazzini brufolosi su cui far presa.
No, semplicemente dicevo a Tomàs che non per forza sto da un'altra parte perché ci degli intellettuali, perché si parla "fine" ecc. Tu sei probabilmente un intellettuale, ma usi quest'intellettualità per dei fini che non condivido: mi sembra un'esibizione completamente slegata dal bisogno di esperienza e di interazione, di conoscenza. Non ho mai detto che il mio pensiero non possa cambiare, ad esempio: è cambiato spesso, si è evoluto. Questo è anche accaduto a persone che ammiro, come Tarchi e De Benoist.
Ma andiamo avanti:
>Inoltre, come ti ho detto, gli scaricatori e i maranzi li considero per quello che sono: al massimo li lascio nella loro ignoranza compiaciuta<
Siamo sempre lì: la misura, la forma, tutto ciò che è complessità, conquista, mediazione, raffinamento merita disprezzo. Il mondo d'oggi, fatto di slogan, di nemici criminali e irriducibili a ogni ragione, merita una reazione violenta, immediata, d'impulso, merita uno sdegno scomposto, ma pienamente legittimo: siamo uomini di cuore, no?
La parola "complessità" ti è estranea, inoltre stai proiettando una tua convinzione per comportamenti che non mi appartengono. Tu hai più nemici di me. Più "paria", parafrasando Canetti, di me. Buona parte della tua ideologia si basa sulla creazione del nemico, dell'inferiore e dell'estraneo. Possono dirtelo un sacco di testi. Pesno lo stesso di certo vetero comunismo, d'altronde, del mondo a sé dei centri sociali.
Inoltre io non ho reazioni violente. Penso però, rispetto ad un tempo, che talvolta la ridondanza sia fastidiosa, e meriti una regolata.
Come volevasi dimostrare:
> I teorici del razzismo, invece, mi fanno proprio schifo, e sono quelli che mi rimproverano di dire le parolacce (pensa un po').
Un mio amico disse che le idee di Le Pen gli davano il voltastomaco. Io ribadisco che i teorici del razzismo mi fanno schifo, anche quando non dicono le parolacce.
Ciao.


"maranzo", non si finisce mai di imparare.
La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"


Non sono un esperto ma penso che il singolare sia "maranza"In origine postato da shambler
"maranzo", non si finisce mai di imparare.


E con questo? Se basta l'1,6% per fare una differenza enorme come quella che passa tra un essere umano ed un animale, per quanto evoluto e semi-antropomorfo, basterà una differenza molto molto inferiore per far sì che vi siano due esseri della stessa specie (quella umana) ma con differenze anche rimarcabili tra di loro.In origine postato da wilhem
dott. Vahagn la informo che lei come essere umano ha il 98,4% del patrimonio genetico in comune con uno scimpanzè e la quasi totalità del patrimonio genetico in comune con un negro.
Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.


Questo discorso è valido solo se si considera (a mio avviso erroneamente) che la "cultura" di una persona o di un popolo si esaurisca nela religione cui aderisce. La cultura di un popolo abbraccia molti altri aspetti oltre quello religioso/spirituale. Io personalmente mi sento tanto diverso da un filippino cattolico quanto da un albanese musulmano.In origine postato da enrique lister
sì, ma il tuo discorso non rende conto dell'esistenza delle civiltà multirazziali - che pure sono molte.
E quindi, secondo punto, perché legare indiscibilmente razza e cultura.
Se la razza è un aspetto esteriore, diciamo cromatico, quello che al limite dovrebbe interessare è la difesa della propria cultura
E non sempre coincidono: è più vicino culturalmente a te un filippino cattolico o un albanese islamico (con tutta la tradizione tribale che ancora persiste nella società albanese)? Dal punto di vista razziale il secondo ti è più vicino, ma dal punto di vista culturale è il primo ad essere più simile a te.
Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.


moralmente neanch'io lo credo, e non ritengo si possa fissare la gerarchia razziale su basi generali, ma solamente su aspetti specifici dell'agire umano. Mi spiego: il negro non è "inferiore" al bianco in assoluto, ma solamente inferiore in quanto a capacità di sviluppo culturale, di creazione di civiltà. Ed è anche, oggettivamente inferiore rispetto ai climi freddi (viceversa, il bianco è "inferiore" al negro nei climi tropicali umidi).In origine postato da enrique lister
Io non so quali siano le teorie a cui si riferisce Wilhem.
Neanche nego l'esistenza delle razze.
Semplicemente nego che una razza possa essere moralmente superiore o inferiore ad un'altra.
E non mi scandalizza il fatto che esista e sia sempre esistita l'ibridazione razziale, ovvero che una bianca ed un negro si facciano una scopata, mettano al mondo un meticcio ed il meticcio in questione metta al mondo altri meticcetti ed i meticcetti figlino dei meticcini, e via meticciando.
Un problema che avete voi egalitaristi è che aborrite tanto le gerarchie, senza capirne il significato. Gerarchia significa dare un ordine alla realtà disponendo le cose in superiori ed inferiori, con riferimento al criterio adottato. Inferiore non significa "cattivo", e superiore non significa "bouno". Non c'è una corrispondenza morale alle categorie gerarchiche, perché si tratta di una dimensione a-morale. Quello morale può essere invece un criterio di gerarchizzazione indipendente, per esempio distinguendo azioni "buone" (donare, amare...) e "cattive" (rubare, uccidere...).
Quanto al meticciato, nessun problema quando si tratta di fenomeni circoscritti e limitati, o determinati da un evento storico catastrofico (come la conquista europea delle Americhe). Diventa un pericolo mortale quando si eleva a ideologia valida per tutto il mondo, come succede oggi, dove impera lil dettato morale: "mischiatevi tutti che è bello...".
spero di aver chiarito la mia posizione


appunto, è proprio quella percentuale apparentemente piccola di sequenze genetiche che ci fa diversi in quanto individui e in quanto razze distinte di homo sapiens.In origine postato da Fenris
E con questo? Se basta l'1,6% per fare una differenza enorme come quella che passa tra un essere umano ed un animale, per quanto evoluto e semi-antropomorfo, basterà una differenza molto molto inferiore per far sì che vi siano due esseri della stessa specie (quella umana) ma con differenze anche rimarcabili tra di loro.


provo a rispiegarmi sulla questione fenotipo / genotipo.In origine postato da wilhem
Mica ho negato l'esistenza delle razze.
Chi stabilisce che le razze si definiscono sulla base del fenotipo? Ad ex. i baschi che sono considerati se non ricordo male il popolo europeo + autoctono ha un DNA distante anni luce dai francesi pur essendo molto simili a francesi e spagnoli per il fenotipo.
Se poi a te piace distinguere la gente sulla base del giudizio estetico nessuno ti dice nulla.
Poi chi ha stabilito che il ricambio genetico sia di per sé un male? Se si riproducono m/f bianchi non è detto che viene fuori un genio e se nascono m/f bianca/negro viene fuori uno stronzo. C'è la stessa percentuale di possibilità per entrambi.
Sono entrambi criteri di conoscenza validi scientificamente. La zoologia e la paleontologia non hanno certo abbandonato il criterio della descrizione fisica delle specie per evidenziarle, in favore di quella genetica. L'analisi dell'ADN si affianca all'analisi del fenotipo (che significa "tipo manifesto", cioè quello "che si vede").
Il fenotipo però è anche la dimensione rilevante per le società e le culture umane, che non hanno, nel quotidiano, alcuna nozione empirica del genotipo. Il fatto che un italiano "riconosca" grosso modo i connazionali dall'aspetto fisico, rispetto, mettiamo, agli svedesi, deriva dall'osservazione del fenotipo, non cero del genotipo.
Per finire la discussione, non ha alcun senso contrapporre fenotipo e genotipo per dire che il secondo è più "valido" del primo come criterio di distinzione.
Quanto al giudizio estetico, si tratta di altra cosa, di un diverso criterio di distinzione / valutazione. Si può apprezzare la bellezza anche in razze diverse dalla nostra (e chi lo nega?!)...


Si si ci saranno le differenze che volete ma non scherziamo, l'"antenato comune" c'è eccome, visto che c'è chi negando questo nega l'evoluzionismo (da cui per altro spartono più o meno tutte le vostre teorie razziste)In origine postato da Fenris
E con questo? Se basta l'1,6% per fare una differenza enorme come quella che passa tra un essere umano ed un animale, per quanto evoluto e semi-antropomorfo, basterà una differenza molto molto inferiore per far sì che vi siano due esseri della stessa specie (quella umana) ma con differenze anche rimarcabili tra di loro.